QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM

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martedì 17 agosto 2010

La Santa Messa spiegata ai fanciulli. parte I

Comincia con questo articolo la trascrizione di un libretto dal titolo :LA SANTA MESSA, spiegazione storica, dogmatica e liturgica.
Pubblicato nella collana: " Per la cultutura religiosa dei bambini" nel 1930

INTRODUZIONE:

Mio caro bambino,Già da qualche anno tu vai a Messa tutte le domeniche e forse anche, qualche volta,nei giorni feriali.Ma dimmi, mio caro, sai tu che cosa è la Santa Messa? Sai che cosa fa il Sacerdoteall'altare, con tutte le sue preghiere, genuflessioni, inchini, ecc? Sai a che cosa servono l'ostiaed il vino che il Sacerdote adopera sull'altare?E se io ti domandassi come si chiama ciascuno degli oggetti che il Sacerdote adoperaper celebrare la Messa, mi sapresti rispondere? E delle diverse vesti che il Sacerdote indossaper celebrare la Messa, sapresti dirmi il nome ed il significato? E sapresti dirmi perchéle vesti, che il Sacerdote indossa per celebrare la Messa, sono talvolta di un colore etalvolta di un altro?Quante cose non sai ancora, mio caro! Eppure è un dovere per ogni fanciullo cristianoconoscere bene tutte queste cose, perché, assistendo alla Santa Messa, non debba starlì come una seggiola o come una panca, senza capir nulla di quel che fa il sacerdote.In questo volume, dunque, ti spiegherò non soltanto che cosa è la Santa Messa, ma anche il significato di tutte le cerimonie e di tutto ciò che adopera il Sacerdote per celebrare la Messa.Dopo tali spiegazioni io son sicuro che tu assisterai alla Santa Messa con viva soddisfazione, con profonda devozione, e con grandissimo profitto per l'anima tua. Questa grazia io chiedo al Signore, di gran cuore, per te.

Un amico dei bambini



1. I sacrifici antichi


Per comprendere bene che cosa sia il Sacrificio della Santa Messa, è necessario prima ricordare in qual modo gli uomini hanno onorato Iddio, per mezzo dei Sacrifici, fin dai primissimi tempi, fin dal tempo di Adamo.

Leggiamo nella Santa Scrittura che i figli di Adamo, Caino ed Abele, offrivano al Signore i loro sacrifici. E che cosa offrivano? Abele offriva i migliori agnelli del suo gregge e Caino offriva i frutti della terra. I sacrifici di Abele erano molto graditi al Signore, perché Abele era buono e faceva di cuore le sue offerte; invece i sacrifici di Caino non erano graditi al Signore, perché Caino era cattivo ed invidioso, e faceva le sue offerte di mala voglia e quasi per forza.

Ma in che modo offrivano essi i loro sacrifici? Facevano un bel mucchio di pietre, sopra quelle pietre mettevano un fascetto di legna, e sulla legna ponevano la loro offerta; poi davano fuoco alla legna e lasciavano bruciare quello che vi era sopra: gli agnelli (che, prima di esser bruciati, venivano uccisi) o le frutta (fig. 1).


Figura 1: Caino ed Abele mettevano le loro offerte sopra un mucchio di pietre e le bruciavano in onore di Dio.


E perché facevano così? Chi aveva loro insegnato ad offrire in questo modo i sacrifici al Signore? Adamo aveva insegnato ai suoi figli; ma Adamo era stato istruito da Dio stesso, il quale voleva in tal modo essere onorato dagli uomini sulla terra.

E la ragione, per cui Iddio veniva onorato coi sacrifici, era questa: siccome Iddio è il creatore ed il padrone di tutte le cose, perciò si doveva a Lui offrire una parte delle cose da lui create, appunto per riconoscerlo padrone di tutto.

Caino ed Abele insegnarono la stessa cosa ai loro figli, e questi ancora la insegnarono ai loro figli; e così, di generazione in generazione, tutti gli uomini impararono ad offrire a Dio i sacrifici, per onorarlo e per riconoscerlo come padrone assoluto di tutte le cose.

Nei primi tempi qualunque uomo poteva offrire a Dio sacrifici; ma poi Iddio stesso stabilì che ci fossero degli uomini prescelti a questo ufficio; e tali uomini si chiamarono Sacerdoti. Essi soli potevano offrire sacrifici al Signore.Sacerdote significa uomo sacro, e si chiamava così appunto perché era incaricato difare una cosa sacra. Infatti la parola sacrificio significa: faccio una cosa sacra (sacrumfacio).

domenica 15 agosto 2010

Appunti storici: IL RITO PATRIARCHINO. I parte.




comincia con questo post una relazione sul rito patriarchino, antico rito della chiesa Aquileiese, passato poi a Venezia e sopravvissuto nella Basilica Marciana fino al 1807.

Il rito aquileiese, o patriarchino, è il rito in uso nelle chiese dell'area altoadriatica, suffraganee del patriarcato di Aquileia. possiamo dividere la millenaria storia di questo rito in tre periodi:
  • il primo che definiremo: "Antico Aquileiese", dalle origini fino al tempo del Patriarca S.Paolino di Aquileia (750-802)è il più interessante ma anche purtroppo il meno conosciuto. In questo periodo nasce e si sviluppa il rito aqileiese, in cui elementi occidentali si fondono con forti influssi orientali, soprattutto alessandrini e dall'Asia minore. Dalle testimonianze di san Cromazio infatti si rilevano tre precisi influssi orientali nella liturgia aquileiese: il rito pre-battesimale della Lavanda dei piedi (mentre a Milano, secondo il rito ambrosiano, era post-battesimale) poi divenuto il rito del Giovedì santo;la Pasqua era identificata con il medesimo ideale di Passione e di dolore riportato dall'Omelia Pasquale di san Melitone di Sardi; seguendo l'antica tradizione greca di Smirne, conosciuta tramite sant'Ireneo di Lione, Cromazio modifica il simbolismo animale dei Vangeli, identificando san Giovanni con il leone invece di san Marco Evangelista, e quest'ultimo con l'aquila. San Girolamo in seguito ristabilirà il leone per Marco.Questo particolare rito era dunque già da lungo tempo in uso nell'arcidiocesi di Aquileia e nelle sue numerose suffraganee quando, nel 568, questa chiesa si rese autocefala elevandosi a Patriarcato.
    Lo scisma interno che caratterizzò il VII secolo, con le due sedi contrapposte di Aquileia e Grado, e la definitiva scissione del nuovo Patriarcato di Grado (nel 717), trasmisero semplicemente l'uso del patriarchino alle due chiese sorelle. Non solo, ma lo diffusero anche alle diocesi della Dalmazia, sottomesse a Grado.A quest'epoca risale il documento liturgico più antico e interessante che ci testimonia direttamente il rito patriarchino. a questo periodo dobbiamo tra l'altro l'adozione del Canone di matrice alessandrina che in seguito verrà esportato a Roma diventando il Canone Romano che conosciamo al giorno d'oggi, e una notevole produzione di canto sacro diverso dal gregoriano e con forti richiami orientali, che costituirà la base su cui verrà successivamente composto il canto ambrosiano.



  • Il secondo periodo, che definiremo invece: "Nuovo aquileiese" arriva fino all'immediato periodo postconciliare tridentino. Sotto il patriarcato di s. Paolino, che abbiamo citato prima, viene attuata la riforma voluta da Carlo Magno, tesa ad uniformare le liturgie latine sul modello romano. in questo periodo il venerabile rito patriarchino continua a sussistere, ma vengono inseriti sempre maggiori elementi romani. viene altresì cancellato l'antico monachesimo aquileiese, che si rifaceva ai modelli di S.Martino di Tours, soppiantato dalla regola benedettina. tra i più importanti elementi che ancora caratterizzano questa fase del rito sono: 1 - l'utilizzo di colori liturgici diversi dal rito romano quali: il bianco per gli evangelisti e le vergini Martiri (rosso nella liturgia Romana), il verde per le sante non vrgini (bianco nella liturgia romana), il giallo per i dottori e gli abati (bianco per la Liturgia Romana). 2 - un gran numero di sequenze, ben settantadue nell'ultima versione del missale aquileiese stampata nel 1517. 3 - il perdurare del canto detto patriarchino di cui si è accennato sopra.

  • l'ultimo periodo, che si può chiamare "Veneziano" dura dal 1597 al 19 ottobre del 1807. Dopo il Concilio di Trento, nonostante sarebbe potuto essere mantenuto (avendo all'epoca ben più di duecento anni), il rito patriachino fu rapidamente abbandonato a favore di quello romano: nella diocesi di Trieste nel 1586, nel Patriarcato di Aquileia nel 1596. La diocesi di Como rivendicò con insistenza il diritto di continuare ad usare il rito patriarchino, ma nel 1597 Clemente VIII impose di abbandonarlo. Solo nella basilica di San Marco di Venezia, costituendo essa una diocesi nullius retta da un proprio primicerio, alle dipendenze del Doge, si continuarono ad usare fino al 19 ottobre 1807 (quando venne incorporata nel Patriarcato di Venezia, divenendone chiesa cattedrale). in questo ultimo lasso di tempo, ciò che rimase degli antichi riti aquileiesi non fu altro che il Rito Romano con alcune particolarità dereivanti dai secoli passati. Nelle aree del triveneto comunque, pur usando il Rito Romano, continuarono a sussistere alcune usanze ereditate del patriarchino, soprattutto per quanto riguarda la musica. Infatti si ebbe una vastissima diffusione di melodie di tradizione orale che ripendevano gli antichi schemi del canto liturgico aquileiese. purtroppo, la quasi totaità di questi repertori tradizionali, essendo affidati solamente alla memoria dei cantori, non sopravvisse alle riforme di S.Pio X volte a valorizzare il gregoriano, e soprattutto al terremoto culturale seguito al Concilio Vaticano II. Nel campo delle cerimonie, gli ultimi frammenti degli antichi costumi sopravvissuti fino ad oggi è il rito della benedizione dell'acqua e della frutta la vigilia dell'Epifania e la messa detta "dello spadone" che si celebra a Cividale del Friuli.

sabato 14 agosto 2010

Le lezioni di Dottrina: "La Santa Eucarestia" ultima parte

IL FRUTTO DELLA SANTA MESSA




La morte del Signore in Croce guadagna la grazia sovannaturale e la Santa Messa la applica. La applica per tre fini:


  1. il bene della Chiesa intera: la chiesa purgante,la Chiesa militante e la Chiesa trionfante;

  2. il bene di coloro per cui la Santa messa viene specificamente celebrata:

  3. il bene del celebrante e dei fedeli assistenti.

Il bene ricevuto dipende dalle disposizioni di coloro che lo pregano e lo ricevono.


Quanto a queste grazie in genere, Santa Teresa d'Avila dice:'Senz la Santa messa che cosa sarebbe di noi? Tutto perirebbe quaggiù, perchè soltanto Essa può fermare il braccio di Dio'. S.Alfonso Maria de'Liguori dice: 'Senza la Messa, la terra sarebbe da molto tempo annientata a causa dei peccati degli uomini'.


E San Pio da Petralcina dice: 'Sarebbe più facile che la terra si reggesse senza sole, anzichè senza la Santa Messa'.


Quanto al bene recato per le anime defunte, San Girolamo dice: 'per ogni Messa devotamente ascoltata, molte anime escono dal purgatorio per volarsene al cielo'.


quanto alle grazie applicate agli assistenti, San Bernardo dice: 'Si merita più ascoltando devotamente una Santa Messa che non il distribuire ai poveri tutte le proprie sostanze e col girare peregrinando su tutta la terra'.


Sant'Agostino dice: 'Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la santa essa sono da un angelo numerati e sarà concesso da Dio un sommo premio per questa vita e nell'eternità'.


'Assicurati, disse il Signore a Santa Gertrude, che a chi ascolta devotamente la Santa Messa, Io manderò negli ultimi istanti della sua vita tanti dei miei Santi per confortarlo e proteggerlo, quante saranno le Messe da lui be ascoltare'.


CONSEGUENZE PRATICHE


1) Assiduità


la prima conseguenza è che dobbiamo assistere alla Santa Messa quanto più spesso che è possibile.San Leonardo da Porto Maurizio esortava: 'O popoli ingannati che fate voi? Perchè non correte alle Chiese per ascoltare quante più Messe potete? Perchè non imitate gli Angeli che, quando si celebra la Santa Messa, scendono a schiere dal Paradiso e stanno attorno ai nostri Altari in adorazione per intercedere per noi?'


2) Disposizione adatta


La seconda conseguenza pratica è assistere con la disposizione più adatta. E più grande è l'amore di coloro che vi partecipano, più grande è la grazia e il merito. Questo amore si deve indirizzare verso il Signore Sacrificato sulla Croce che è proprio il cuore della Santa Messa. Nel suo libro 'Gesù Eucaristico Amore' Padre Manelli scrive che la vera partecipazione attiva alla Santa Messa è quella che ci rende vittime immacolate come Gesù, che ottiene lo scopo, nelle parole del Papa Pio XII, di 'riprodurre in noi i lineamenti dolorosi di Gesù'.


la pratica spirituale classica all'offertorio è di offrire se stessi a Dio Padre con l'offerta del pane e del vino, alla Consacrazione di immolare se stessi a lui con l'oblazione del Corpo e Sangue del Signore.


Nelle parole dello stesso Padre Manelli: 'Del resto come rimanere indifferenti di fronte alla Crocifissione e morte di Gesù? non saremo mica come gli Apostoli addormentati nel Getsemani e tantomeno come i soldati che , ai piedi della Croce, pensavano al gioco dei dadi, incuranti degli spasmi di Gesù morente?'


San Giovanni Bosco si lamentava di 'tanti Cristiani che stanno in chiesa volontariamente distratti, senza modestia, senza attenzione, senza rispetto, in piedi, guardando qua e là. Costoro non assistono al Divino Sacrificio come Maria e Giovanni, ma come i giudei, mettendo un altra volta Gesù in Croce'.


Guardiamo la Madonna, San Giovanni Evangelista, Santa Maria Maddalena, e le pie donne ai piedi della Croce. Loro sono il nostro modello di partecipazione al Santo sacrificio della Messa: per la gloria di Dio e la salvezza dell'anima nostra.


Amen.



Finis.



lunedì 9 agosto 2010

Le lezioni di dottrina: "La Santa Eucarestia". Parte III

LA SANTA MESSA

Avendo meditato sul Santissimo Sacramento di per Se Stesso nella Presenza Reale e nella Santa Comunione, vogliamo meditare ora su di esso in quanto offerto, o, in altre parole, nella Santa Messa.

Chi si rende conto che nella Santa Messa nostro Signore Gesù Cristo è Realmente Presente e viene consumato dal Suo popolo, riterrebbe forse che l'essenza della Santa Messa sia proprio questo ossia la venuta del Signore sull'altare e la Santa Comunione. Ma questo non è vero. Cos'è dunque la Santa Messa?


A) LA SANTA MESSA E' UN SACRIFICIO



1) LA SANTA MESSA E' UN SACRIFICIO VERO E PROPRIO


Il Concilio di Trento insegna che la Santa Messa è un sacrifico vero e proprio. Questo è un dogma di Fede, de Fide, che viene definito dal Concilio di Trento con le parole seguenti: "Se qualcuno dicesse che nella Messa non venga offerto a Dio un sacrificio vero e proprio, Sia Anatema. Si quis dixerit, in Missa non offeri Deo verum et proprium sacrificium...Anathema Sit." (Trento S.XXII Canone 1). Questo dogma si basa su diversi passi della Sacra Scrittura, di cui citeremo solo due: il primo dall'Antico Testamento, il secondo dal Nuovo.


Il primo passo si trova nel libro di Malachia 1, 10: "Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l'offerta delle vostre mani! Poiché dall'oriente e dall'occidente grande è il mio nome fra le gente e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e un'oblazione pura...". Qui Dio parla dell'abolizione del culto sacrificale degli ebrei e lo sostituisce con un nuovo culto. Questo è la Santa Messa, perché la Santa Messa è in ogni luogo, ed è un'oblazione pura perché l'offerta e il sacerdote di questo culto sono nostro Signore Gesù Cristo.


Il secondo passo si trova nel Vangelo di San Luca nel rapporto dell'ultima Cena. Questo passo, o piuttosto un paio di passi, esprime la natura sacrificale del dono di Se Stesso di Gesù Cristo. La esprimono nelle parole "Corpo che viene dato per voi" e "Sangue che sarà versato per voi" (Luca 22, 19-20).


2) IL SACRIFICIO DELLA MESSA E' IDENTICO AL SACRIFICIO DELLA CROCE



La Santa Messa è un sacrificio dunque; ma cos'è questo sacrificio? Il Concilio di Trento insegna che il Sacrificio della Messa è identico al Sacrificio della Croce. Questo è un ulteriore dogma della Fede che viene definito nel concilio con le parole seguenti: "Infatti è una sola e medesima vittima, e Colui che ora offre il sacrificio per il ministero dei sacerdoti è Quello Stesso che si offrì allora sulla croce, essendo differente soltanto la maniera di offrire. Una enim eademque est hostia, idem nunc offerens sacerdotum ministerio, qui se ipsum tunc in cruce obtulit, sola offerendi ratione diversa." (Trento S.XXII Cap.2).



Procediamo adesso ad esporre brevemente questo dogma. La Vittima sulla Croce era Gesù Cristo, e la Vittima offerta nella Santa Messa è anche Gesù Cristo, ossia sotto l'apparenza del pane e del vino. Il sacerdote che la offrì sulla Croce era Gesù Cristo e il Sacerdote che la offre nella Santa Messa è altrettanto Gesù Cristo, ossia tramite il Celebrante. Nella Santa Messa c'è dunque la stessa Vittima del Calvario e lo stesso Sacerdote del Calvario. La stessa Vittima, lo stesso Sacerdote: lo stesso Sacrificio. Dunque il Sacrificio della Messa è identico al Sacrifico del Calvario. Solo la maniera di offrire è diversa: sulla Croce il Sacrificio era cruento; nella Santa Messa è incruento.



3) IL SACRIFICIO DELLA MESSA CONSISTE SOLO NELLA CONSACRAZIONE



Se questo non è dogma, è l'opinione comune dei teologi, compreso San Tommaso d'Aquino. Ma come dobbiamo intenderla? La morte del Signore è avvenuta per mezzo della separazione del suo Sacratissimo Corpo e del suo Preziosissimo sangue. Questa morte, questa separazione, è resa presente nella Santa Messa durante la Consacrazione separata del pane e del vino. Nella Santa Messa il Corpo e il Sangue del Signore vengono separati, così la sua Morte, il Suo Sacrificio, il Sacrificio del Calvario viene reso presente.

San Gregorio Nazianzeno (epistola 161) dice che il Sacerdote separa con taglio incruento il Corpo e il Sangue de Signore, usando la voce come una spada.

Paragoniamo questa dottrina, brevemente con la dottrina di Martin Lutero.
  1. egli mantiene che c'è la Presenza Reale;
  2. ma la intende in modo sbagliato, secondo la sua tesi della consustanziazione, come abbiamo visto prima;
  3. mantiene che la Presenza Reale sussista solo durante la Santa Messa;
  4. quanto all'essenza della Santa Messa, nega che la Messa sia un sacrificio. Dice che non c'è che un Sacrificio: il Sacrificio della Croce; per questo nega che la Santa Messa sia un Sacrificio, perché sarebbe un Sacrificio oltre a quello della Croce. La Chiesa Cattolica insegna anche che non c'è che un Sacrificio, quello della Croce;ma insegna che questo Sacrificio, come abbiamo visto, è identico a quello della Santa Messa. Dunque, la Santa Messa non è un Sacrificio oltre a quello della Croce.
  5. Martin Lutero sostituisce la Santa Messa con un servizio liturgico che chiama 'La Cena'.

Finis partis III.

giovedì 5 agosto 2010

Le lezioni di dottrina: "La Santa Eucarestia". Parte II

LA SANTA COMUNIONE



Avendo brevemente considerato il Santissimo Sacramento nella presenza reale, consideriamoLo adesso nella Santa Comunione.

La Santa comunione è ancora un miracolo: la fusione del Corpo, Sangue, dell'Anima e Divinità di Gesù Cristo con noi. Il motivo di questa unione è l'amore di Gesù Cristo verso noi, perché l'amore cerca l'unione. Il Signore è già con noi nel Tabernacolo di ogni chiesa del mondo, ma l'unione nella Santa Eucarestia è un unione ancora più intima. 'L'Eucarestia' , esclama san Pier Giuliano Eymard, 'è la suprema manifestazione dell'Amore di Gesù, dopo di essa non c'è più che il cielo'.


San Cirillo di Alessandria, padre della Chiesa, si serve di tre immagini per illustrare la fusione di amore con Gesù nella Santa Comunione: 'Chi si comunica è santificato, divinizzato nel suo corpo e nella sua anima nel modo con cui l'acqua messa sul fuoco diventa bollente; la comunione opera come il lievito che, immerso ella farina, fermenta tutta la massa; nello stesso modo che fondendo insieme due ceri, la cera risulterà l'una nell'altra, così io credo che chi si ciba della carne e del sangue di Gesù è con Lui fuso per tale partecipazione e si trova ad essere egli in Cristo e Cristo in lui'.


CONSEGUENZE PRATICHE.


I) La Comunione in istato di grazia.


Solo i fedeli in istato di grazia si comunicano. In istato di peccato mortale (come la mancanza alla Santa Messa Domenicale o l'impurezza - con altrui o da solo-) sarebbe un secondo peccato mortale, ossia un sacrilegio. Sarebbe come ricevere Iddio in una caverna oscura e fetida, che è l'anima nello stato di morte spirituale. San Paolo dice chiaramente nella prima epistola ai Corinzi 11,27-30: "perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. ciascuno, pertanto esamini e stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del, Signore, mangia e beve la propri condanna. E' per questo che tra voi ci sono molti malati e infermi, e un buon numero sono morti". Chi è in istato di peccato mortale deve recarsi al Sacramento della Confessione. Così è sicuro di essere perdonato. Il semplice atto di dolore non dà questa sicurezza.


II) La Comunione sulla lingua.


Già nel sesto secolo con più profonda conoscenza della Presenza Reale, la Chiesa aveva stabilito che la Santa Comunione dovesse essere ricevuta sulla lingua. Nel nono secolo era prescritto per la chiesa universale. Il Papa Paolo VI ha ribadito questa pratica (in Memoriale Domini del 1967) e il Papa Giovanni Paolo II ha scritto ( nella sua lettera Dominicae Caene del 1980) che toccare il Santissimo Sacramento è "un privilegio degli ordinati". Più tardi, però, in seguito a disubbidienza di un parte del clero di Olanda e altrove nell'Europa centrale, concedette la pratica della comunione sulla mano per il nuovo rito, pur con riluttanza e provando a limitarla. Il Papa attuale, Benedetto XVI favorisce la pratica tradizionale.

I fedeli che assistono alla Santa Messa secondo il rito nuovo sono liberi di scegliere come sentono, ma la pratica della Comunione sulla lingua è da raccomandare:

1) per mostrare un maggior rispetto verso il Santissimo;

2) per salvaguardare la Fede nella Presenza Reale (ricordando che la Comunione nella mano fu introdotta nell'epoca moderna dai riformatori esplicitamente per distruggere la Fede nella Presenza Reale o, come lo esprime Martin Bucer nella sua "Censura" (ca.1550): "per abolire [...] qualsiasi forma di adorazione-del-pane");

3) per evitare che il Santissimo venga sottratto dalla Chiesa per motivi sacrileghi, per capriccio o per pura ignoranza;

4) per evitare che anche il più piccolo frammento del Santissimo cada per terra, poiché la Chiesa insegna che il Signore è presente interamente anche in esso: "Cristo esiste totale e intero sotto la specie del pane e sotto qualsiasi parte della specie, esiste totale altrettanto sotto la specie del vino e sotto le sue parti". (Trento S. XIII cap.3) "Totus enim et integer Christus sub panis specie et sub quavis ipsius parte, totus enim sub vini specie et sub eius partibus exsistit".

La pratica del ricevere il Santissimo Sacramento in ginocchio, quando è possibile, o almeno dopo una genuflessione, è anche da raccomandare, altrettanto per motivi di rispetto.

III) Il Ringraziamento.

San Giovanni d'Avila, Sant'Ignazio di Loyola, San Luigi Gonzaga facevano il ringraziamento in ginocchio per due ore. San Luigi Grignon de Monfort dopo la Santa Messa si fermava almeno una mezz'ora e non c'era preoccupazione o impegno che valesse a farglielo omettere, poiché diceva: "Non darei questa ora del ringraziamento neppure per un'ora di Paradiso". L'Apostolo San Paolo ha scritto nella sua prima lettera ai Corinzi (6,20): "Glorificate e portate Dio nel vostro corpo": Ebbene non c'è tempo in cui queste parole le realizziamo alla lettera come nel tempo subito dopo la Santa Comunione.

Ricordiamo l'esempio di San Filippo Neri, che fece accompagnare da due chierichetti con le candele accese quel tale che usciva di Chiesa appena fatta la Santa Comunione.

Poiché il Signore rimane nel nostro corpo per quindici o venti minuti dopo la Santa Comunione, non è questo il momento di chiacchierare né dentro, né fuori la Chiesa. Anzi è opportuno e molto salutare fare un ringraziamento che duri almeno un quarto d'ora.

Infine facciamo il possibile per adorare e ringraziare il nostro Signore Gesù Cristo adeguatamente e degnamente, e per testimoniare la nostra Fede nella Sua Presenza Reale in quest'epoca, in cui Lui è talmente ignorato, trascurato, disprezzato e oltraggiato.

Finis partis II.

giovedì 29 luglio 2010

1 e 2 agosto: Il Perdono di Assisi



Come ogni anno, fin dai tempi del Serafico Padre Francesco, è possibile lucrare dal mezzogiorno del primo agosto al tramontare del sole del due agosto l'indulgenza plenaria detta Perdono di Assisi.

Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola di Assisi è soprattutto il singolarissimo privilegio dell'Indulgenza, che va sotto il nome di "Perdono d'Assisi", e che da oltre sette secoli converge verso di essa orde di pellegrini. Milioni e milioni di anime hanno varcato questa "porta di vita eterna" e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande Indulgenza della Porziuncola, la cui festa si celebra il 2 Agosto ("Festa del Perdono").
COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L'INDULGENZA DEL PERDONO
Una notte dell'anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l'altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".
"Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: "Come, non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni". E qualche giorno più tardi insieme ai Vesovi dell'Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

All'inizio l'indulgenza era concessa alla sola chiesa di Santa Maria degli Angeli, ma Papa GregorioXV la estese a tutte le chiese dell'ordine francescano. Innocenzo XI la dichiarò applicabile ai defunti e Innocenzo XII la dichiarò perpetuamente in vigore anche durante l'Anno Santo,nel quale cessano tutte le altre.

Questa indulgenza che comincia al mezzogiorno del primo Agosto e cessa al tramonto del giorno due, ha una particolarità tutta sua, ed è che in suddetto tempo si può acquistarla tante volte quante volte si ripete la visita di qualsivoglia chiesa appartenente al francescano istituto. questo singolare privilegio fu dichiarato vero, legittimo e quindi sussistente in perpetuo dalla Sacra Congregazione per le indulgenze il 22 febbraio 1847.

Ricordo inoltre che per lucrare qualsiasi indulgenza è necessario:
  • Essere in grazia di Dio: cioè essere immuni dal peccato mortale, quindi essersi confessati non oltre una settimana prima dell'acquisto dell'indulgenza; oppure formulare il fermo proposito di confessarsi non oltre gli otto giorni seguenti.

  • Essersi comunicati (anche questo nel lasso di tempo indicato per la confessione)

  • Avere l'intenzione almeno generale di acquistare l'indulgenza

Che si adempiano personalmente e devotamente le opere ingiunte quanto al tempo, al modo, etc. secondo ciò che è espresso nell'indulto dell'indulgenza. Ovvero:

  • Che si compia la visita di una chiesa come determinato dall'indulto, se l'indulto non specifica la chiesa (non è questo il caso in quanto è specificato che debba essere chiesa dell'Ordine Francescano) la visita può farsi in qualunque chiesa.

  • Che si reciti il Credo assieme ad un Pater Noster e ad una preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice che sono: l'incremento della Religione Cattolica, l'esaltazione della Santa Chiesa, la conversione dei peccatori, la concordia dei governanti cristiani e l'estirpazione delle eresie. Inoltre si devono aggiungere altre preghiere se specificate nel testo dell'indulgenza.

  • che si compiano altre eventuali indicazioni riportate nel testo dell'indulgenza.

sabato 24 luglio 2010

Le lezioni di dottrina: "Extra ecclesiam non est salus". Parte I

Appunti presi durante la Lezione di Dottrina Cattolica tenuta da Padre Konrad zu Loewenstein
il giorno Sabato 19 Giugno presso Padova.


Il Concilio Vaticano I , rifacendosi alla Scrittura, stabilisce dogmaticamente che "senza la fede non è possibile che l'anima sia gradita a Dio", principio riassunto sinteticamente nell'espressione " Extra ecclesiam nulla salus" (a riguardo cfr.Enciclica "Singulari quadam" di Pio IX.). Specificazione: il DOGMA è una verità sovrannaturale dichiarata da credere come tale dalla Chiesa.


Essendo il nostro fine ultimo sovrannaturale abbiamo bisogno di un mezzo sovrannaturale. A riguardo San Tommaso D'Aquino introduce il paragone del "viaggio":

– il nostro fine è Dio;

– il nostro mezzo è Nostro Signore Gesù Cristo che dice "Io sono la Via: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me... nemo venit ad Patrem nisi per me "(Gv.14, 6).


Il contenuto della Fede è un disputatum ovvero non è stabilito dogmaticamente ma secondo l'opinione comune dei teologi è costituito:

esplicitamente dai due Misteri fondamentali: la Santissima Trinità (come Fine) e l'Incarnazione (come Mezzo per raggiungerLa).

implicitamente da tutte le altre verità di Fede che possono essere anche ignorate dalla singola persona ma che si danno per implicitamente accettate.

La I Lettera di San Paolo apostolo a Timoteo insegna che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della Verità. Dalla sua Onnipotenza deduciamo quindi che a tutti viene data la possibilità di giungere alla Fede.





Alla salvezza si giunge solo e soltanto tramite la Fede: non basta vivere secondo coscienza (elemento naturale insufficiente) o secondo una qualche religione. Pio IX si interroga riguardo alla responsabilità di coloro che si trovano in ignoranza invicibile della Fede. Esempio di ignoranza invicibile è quella di coloro che si trovano al di fuori della civiltà cristiana. Essi non sono colpevoli agli occhi del Signore. San Tommaso insegna che quando qualcuno faccia ciò che è nel suo potere, il possibile (per giungere alla fede ad esempio), Dio non mancherà di fare il necessario (cioè ciò che manca oltre a quanto fatto dal soggetto che ha operato tutto quanto era in suo potere): dunque permetterebbe a chi è in stato di ignoranza invicibile che vive secondo la propria coscienza di giungere alla Fede tramite un'ispirazione interiore oppure un predicatore, umano o divino.

La evangelizzazione è, dunque, importante: è l'ultima cosa che viene ordinata agli apostoli da Nostro Signore. La stessa parola "cattolico" significa, tra l'altro, "universale". L'"ecumenismo", parola derivante dal greco "oikumène" cioè "terra abitata", si pone l'obiettivo di condurre tutto il mondo nella fede cattolica (secondo il concetto di "orbe cattolico"): la Chiesa è l'unica arca di salvezza che può condurre a Dio alla luce della Stella maris, la Beata Vergine Maria.


Gli strumenti per giungere alla salvezza sono l' intelligenza e la volontà e sono da ritenersi entrambe necessarie. Attualmente si incorre nell'errore di concentrarsi esclusivamente sulla volontà, sull'aspetto dell' amore , ma esso è insufficiente, o meglio non si può avere amore senza la conoscenza, per il motivo che non si può concepire il buono senza il vero: dunque l'amore si deve basare sul vero.




Finis partis I.