oggi 20 settembre ricorre il 141° anniversario della breccia di Porta Pia e dell'invasione di Roma da parte sabauda.
preghiamo per le anime di coloro che vollero difendere il Papato e la Chiesa Romana dal barbaro esercito piemontese e dei suoi massonici capi.
lunedì 19 settembre 2011
venerdì 16 settembre 2011
Oimè, non più tacere!
Oimè, oimè, disaventurata l'anima mia! Aprite
l'occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo,
e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e
l'anima vostra a vedere tante offese di Dio. Vedete, padre, che 'l lupo
infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel
giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele
di bocca. Li pastori dormono nell'amor proprio di loro medesimi, in una
cupidità e immondizia: sono sì ebbri di superbia, che dormono e non si
sentono, perchè veggano che il diavolo, lupo infernale, se ne porti la
vita della Grazia in loro e anco quella de' sudditi loro. Essi non se
ne curano: e tutto n'è cagione la perversità dell'amore proprio.
Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! S'egli è prelato ed egli ha amore proprio, egli non corregge il difetto de' suoi sudditi; perocchè colui che ama sè per sè, cade in timore servile, e però non riprende. Che se egli amasse sè per Dio, non temerebbe di timore servile; ma arditamente con virile cuore riprenderebbe li difetti e non tacerebbe nè farebbe vista di non vedere. Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo. Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti».
Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! S'egli è prelato ed egli ha amore proprio, egli non corregge il difetto de' suoi sudditi; perocchè colui che ama sè per sè, cade in timore servile, e però non riprende. Che se egli amasse sè per Dio, non temerebbe di timore servile; ma arditamente con virile cuore riprenderebbe li difetti e non tacerebbe nè farebbe vista di non vedere. Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo. Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti».
Oimè, non più tacere!
Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perchè gli è succhiato il sangue da dosso, cìoè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l'onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio. Oimè! ch'io muoio, e non posso morire.
Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perchè gli è succhiato il sangue da dosso, cìoè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l'onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio. Oimè! ch'io muoio, e non posso morire.
Non
dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può.
Credo che vi verrà altro tempo che anco potrete più adoperare; ma ora
pel tempo presente v'invito a spogliare l'anima vostra d'ogni amore
proprio, e vestirla di fame e di virtù reale e vera, a onore di Dio e
salute dell'anime. Confortatevi in Cristo Gesù dolce amore: chè tosto
vedremo apparire i fiori.
Lettera 16 (XVI) di Santa Caterina da Siena al card. Di Ostia, citata da Paolo VI nella Proclamazione della Santa a Dottore della Chiesa il 4.10.1970
martedì 13 settembre 2011
Esaltazione della Croce
14/15 settembre
Esaltazione della Croce
e i Sette Dolori della Beata Vergine Maria
Ti adoriamo o Cristo
e Ti benediciamo,
perchè con la Tua Santa Croce
hai redento il mondo.
I Sette Dolori
di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo:
1)
La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E
anche a te una spada trafiggerà l’anima”.
2) La Sacra Famiglia è
costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il
Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. –
3) Il ritrovamento
di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati
ti cercavamo”. –
4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce
sulla via del Calvario. –
5) La Madonna ai piedi della Croce in piena
adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio
crocifisso e morente. –
6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio
morto deposto dalla Croce. –
7) Maria affida al sepolcro il corpo di
Gesù, in attesa della risurrezione.
La liturgia e la devozione hanno
compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata
in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua
personale sofferenza.
La tradizione popolare ha identificato la
meditazione dei Sette Dolori, nella pia pratica della ‘Via Matris’, che
al pari della Via Crucis, ripercorre le tappe storiche delle sofferenze
di Maria e sempre più numerosi sorgono questi itinerari penitenziali,
specie in prossimità di Santuari Mariani, rappresentati con sculture,
ceramiche, gruppi lignei, affreschi.
Le processioni penitenziali, tipiche
del periodo della Passione di Cristo, comprendono anche la figura della
Madre dolorosa che segue il Figlio morto, l’incontro sulla salita del
Calvario, Maria posta ai piedi del Crocifisso; in certi Comuni le
processioni devozionali, assumono l’aspetto di vere e proprie
rappresentazioni altamente suggestive, specie quelle dell’incontro tra
il simulacro di Maria vestita a lutto e addolorata e quello di Gesù che
trasporta la Croce tutto insanguinato e sofferente.
In certe località
queste processioni, che nel Medioevo diedero luogo anche a
rappresentazioni sacre dette “Misteri”, assumono un’imponenza di
partecipazione popolare, da costituire oggi un’attrattiva oltre che
devozionale e penitenziale, anche turistica e folcloristica, cito per
tutte la grande processione barocca di Siviglia.
In Adorazione davanti alla Croce
Amabilissimo Gesù,
che a liberare noi miseri dalla schiavitù del peccato Vi degnaste scendere dagli splendori eterni del Cielo e, fatto Uomo simile a noi, avete soddisfatto per i nostri debiti la Divina Giustizia, degnateVi ancora una volta di farmi grazia affinchè io non Vi sia più ingrato e indifferente;
Amabilissimo Gesù,
che a liberare noi miseri dalla schiavitù del peccato Vi degnaste scendere dagli splendori eterni del Cielo e, fatto Uomo simile a noi, avete soddisfatto per i nostri debiti la Divina Giustizia, degnateVi ancora una volta di farmi grazia affinchè io non Vi sia più ingrato e indifferente;
vogliaTe trasformare il mio cuore per renderlo sensibile alle Vostre santissime piaghe che per me, misero e peccatore, voleste eternamente segnate nel Vostro adorabile Corpo;
vogliaTe degnarVi di impetrare in questo cuore tutte quelle virtù necessarie a non più offenderVi in special modo la virtù del santo pudore nella lingua e nel costume.
Mi sia questo Santo Crocefisso che oggi adoro e venero, strumento di salvezza e di conversione, di pentimento per i miei peccati, di suffragio per le Anime del Purgatorio e per la conversione dei peccatori.
Mi sia santo e divino auspicio l'intervento della Beata sempre Vergine Maria che supplice invoco ai piedi di questa Santa Croce, affinchè sia prudente e costante nel mantener fede a queste devote intenzioni!
Gesù, Salvatore di chi spera in Te, abbi pietà di noi.
(Preghiera con Indulgenza di 100 giorni - formulata ogni giorno specialmente in Quaresima ed alle solite condizioni che prevedono la santa Confessione e la Santa Messa con la Via Crucis il Venerdì di Quaresima -
Mi sia questo Santo Crocefisso che oggi adoro e venero, strumento di salvezza e di conversione, di pentimento per i miei peccati, di suffragio per le Anime del Purgatorio e per la conversione dei peccatori.
Mi sia santo e divino auspicio l'intervento della Beata sempre Vergine Maria che supplice invoco ai piedi di questa Santa Croce, affinchè sia prudente e costante nel mantener fede a queste devote intenzioni!
Gesù, Salvatore di chi spera in Te, abbi pietà di noi.
(Preghiera con Indulgenza di 100 giorni - formulata ogni giorno specialmente in Quaresima ed alle solite condizioni che prevedono la santa Confessione e la Santa Messa con la Via Crucis il Venerdì di Quaresima -
di Papa Leone XIII del 21 febbraio del 1891 )
mercoledì 7 settembre 2011
I cinque Salmi in onore di Maria
Magnificat anima mea Dominum:
Et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo.
Quia respexit humilitatem ancillae suae:
Ecce enim ex hoc beatam mei dicent omnes generationes.
Quia fecit mihi magna qui potens est:
Et sanctum nomen eius.
Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum.
Fecit potentiam in brachio suo:
Dispersit superbos mente cordis sui.
Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles,
esurientes implevit bonis:
et divites dimisit inanes,
Suscepit Israel puerum suum,
recordatus misericordiae suae,
sicut locutus est ad patres nostros,
Abraham et semini eius in saecula.
Gloria Patri.
Ant. Mariae nomen cunctas illustrat ecclesias, quia fecit mihi magna qui potens est et sanctum Nomen eius.
Ant. A solis ortu usque ad occasum: laudabilem nomen Doomini et Mariae Mater eius.
Ad Dominum cum tribularer clamavi et exaudivit me
Domine libera animam meam a labiis iniquis a lingua dolosa
Quid detur tibi et quid adponatur tibi ad linguam dolosam
Sagittae potentis acutae cum carbonibus desolatoriis
Heu mihi quia incolatus meus prolongatus est habitavi cum habitationibus Cedar
Multum incola fuit anima mea
Cum his qui oderant pacem eram pacificus cum loquebar illis inpugnabant me gratis
Gloria Patri.
Ant. A solis ortu usque ad occasum: laudabilem nomen Doomini et Mariae Mater eius.
Ant. Refugium est in tribulationibus: Mariae nomen omnibus illud invocantibus.
Retribue servo tuo, vivifica me, et custodiam sermones tuos.
Revela oculos meos, et considerabo mirabilia de lege tua.
Incola ego sum in terra: non abscondas a me mandata tua.
Concupivit anima mea desiderare justificationes tuas in omni tempore.
Increpasti superbos; maledicti qui declinant a mandatis tuis.
Aufer a me opprobrium et contemptum, quia testimonia tua exquisivi.
Etenim sederunt principes, et adversum me loquebantur; servus autem tuus exercebatur in justificationibus tuis.
Nam et testimonia tua meditatio mea est, et consilium meum justificationes tuæ.
Adhæsit pavimento anima mea: vivifica me secundum verbum tuum.
Vias meas enuntiavi, et exaudisti me; doce me justificationes tuas.
Viam justificationum tuarum instrue me, et exercebor in mirabilibus tuis.
Dormitavit anima mea præ tædio: confirma me in verbis tuis.
Viam iniquitatis amove a me, et de lege tua miserere mei.
Viam veritatis elegi; judicia tua non sum oblitus.
Adhæsi testimoniis tuis, Domine; noli me confundere.
Viam mandatorum tuorum cucurri, cum dilatasti cor meum.
Gloria Patri.
Ant. Refugium est in tribulationibus: Mariae nomen omnibus illud invocantibus.
Ant. in universa Terra: admirabilem nomen tuum, O Maria.
In convertendo Dominus captivitatem Sion, facti sumus sicut consolati.
Tunc repletum est gaudio os nostrum, et lingua nostra exsultatione.
Tunc dicent inter gentes : Magnificavit Dominus facere cum eis.
Magnificavit Dominus facere nobiscum; facti sumus lætantes.
Converte, Domine, captivitatem nostram, sicut torrens in austro.
Qui seminant in lacrimis, in exsultatione metent.
Euntes ibant et flebant, mittentes semina sua.
Venientes autem venient cum exsultatione, portantes manipulos suos.
Gloria Patri.
Ant. in universa Terra: admirabilem nomen tuum, O Maria.
Ant. Annunciaverunt coeli nomen Mariae: et viderunt omnes populi gloriam eius.
Ad te levavi oculos meos: qui habitas in caelis.
Ecce sicut oculi servorum: in manibus dominorum suorum.
Sicut oculi ancillae in manibus dominae suae:
ita oculi nostri ad Dominum Deum nostrum, donec misereatur nostri.
Miserere nostri Domine, miserere nostri: quia multum repleti sumus despectione.
Quia multum repleta est anima nostra: opprobrium abundantibus, et despectio superbis.
Gloria Patri.
Ant. Annunciaverunt coeli nomen Mariae: et viderunt omnes populi gloriam eius.
- Sit Nomen Virginis Mariae Benedictum.
ex hoc nunc usquae in saeculum.
Oremus.
Concede quaesumus, omnipotens Deus ut fideles tui qui sub sanctissimo virginis Mariae Nomine et protectione laetantur, eius pia intercessione, a cunctis malis liberentur in terris, et ad gaudia aeterna pervenire mereantur in coelis, Pre Dominum, etc
Predica del 3 aprile 2011 di padre Konrad La gioia spirituale
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| Altare Chiesa san Simeon Piccolo - Venezia - |
In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Il tema che ho scelto per la predica di oggi è un tema che dai primi tempi della Chiesa viene sempre ritenuto come il tema principale della meditazione. Il tema che ci porta, meditando, su di esso fra l'altro alla vera gioia spirituale.
Ludovico Blosio (benedettino del XVI secolo) asserisce che il considerare il leggere qualunque cosa della Passione, apporta più bene che ogni altro esercizio devoto, sant'Agostino dice persino che vale più una sola lacrima sparsa meditando la Passione di Nostro Signore che un pellegrinaggio a Gerusalemme, o tutto un anno di digiuno a pane ed acqua.
Il valore di queste meditazioni è soprattutto l'amore che ci guadagnano per Nostro Signore Gesù Cristo +.
Chi poi potrà non amare Gesù, chiede sant'Alfonso ( che è poi la sostanza di questa omelia), vedendoLo morire fra tanti dolori e disprezzi alfine di ottenere il nostro amore?
Un devoto solitario pregava Dio di insegnargli che cosa potesse fare per amarLo perfettamente, gli rivelò il Signore che per giungere al Suo perfetto amore non vi fosse esercizio più adatto che meditare spesso la Sua Passione.
Similmente fu rivelato da Dio ad un santo anacoreta che non vi è esercizio più alto ad infiammare i cuori del Divin Amore quanto il pensare alla morte di Gesù, e san Bonaventura parlando delle piaghe del Crocifisso le chiama "piaghe che impiagano i cuori più duri ed infiammano le anime più fredde", Vulnera dura corda vulnerantia, et mentes congelatas inflammantia.
Voglio così meditare qualche aspetto della Passione del Signore proprio per accendere il nostro amore per questo Amore Crocifisso del Signore.
Il primo punto è che il Signore ha sofferto la punizione dovuta da ogni peccato (da Lui) mai commesso.
Sant'Ambrogio quando parla della Passione del Signore dice che Gesù Cristo ha dei Discepoli, ma nessuno uguale: discipulos habent, ares non habent.
I Santi hanno provato di imitare Nostro Signore nelle loro sofferenze per rendersi come Lui, ma chi ha raggiunto una sofferenza uguale a Lui? Davvero ha sofferto per noi più di tutti i penitenti, gli anacoreti, i martiri hanno sofferto, perchè Dio ha fatto ricadere su di Lui il peso di una soddisfazione rigorosa alla giustizia divina per i peccati degli uomini, Isaia dice "il Signore fece ricadere su di Lui l'iniquità di noi tutti", et posuit Dominus in eo iniquitatem omnium nostrum (Is.53,6), e san Pietro dice " Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno, qui peccata nostra ipse pertulit in corpore suo super lignum" (1Pt.2,24), san Tommaso d'Aquino scrive che "Gesù Cristo redimendoci non solo ha guadagnato la virtù e i meriti infiniti che appartenevano alle Sue sofferenze, ma ha scelto di soffrire una profondità di dolore sufficiente a soddisfare abbondantemente e rigorosamente tutti i peccati del genere umano".
Questa Sua sofferenza comprende anche la vergogna personale del peccato, del peccatore, il Signore si fece tutt'uno con noi, con il capo e con il corpo, volle che le nostre colpe fossero considerate colpe sue e perciò pagò non solo con il Suo Sangue ma anche con la vergogna di questi peccati.
"L'infamia mi sta sempre davanti e la vergogna copre il mio volto" (Salmo 43),
"la vergogna mi copre la faccia; Tu conosci la mia infamia, la mia vergogna, il mio disonore" (Salmo 68).
Secondo punto: il Signore ha sofferto tutto il dolore dovuto al peccato.
Quando leggiamo le vite dei martiri, dice sant'Alfonso, ci pare al primo sguardo che alcuni abbiano sofferto dei dolori più amari di quelli del Signore, però san Bonaventura dichiara che il dolore di nessun martire poteva mai assomigliare in intensità ai dolori di Nostro Signore.
San Tommaso scrive che i dolori di Cristo erano i dolori più severi che si possono sperimentare in questa vita, san Bonaventura aggiunge che (Gesù) ha scelto di soffrire tanto dolore come se avesse commesso Egli stesso tutti i nostri peccati.
San Lorenzo Giustiniani scrive che in ognuno dei tormenti che ha subito, in virtù dell'agonia e dell'intensità della sofferenza, ha sofferto tanto quanto tutti i tormenti di tutti i Martiri insieme.
Il re Davide l'aveva predetto quando disse, nella persona di Cristo, nel Salmo 87: "Pesa su di me il tuo sdegno, sopra di me è passata la tua ira" - 8 Super me confirmatus est furor tuus; 17 In me transierunt irae tuae.
Sant'Alfonso commenta: "tutta l'ira di Dio che aveva concepito contro i nostri peccati, si è versata sulla Persona di Gesù Cristo + così che l'apostolo poteva dire di Lui che era divenuto peccato per noi, che era divenuto una maledizione per noi".
Sia lodato Gesù Cristo.
In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
lunedì 5 settembre 2011
Invito alla devozione a Maria Santissima
il cammino della vita
a Colei vi rivolgete
che avvocata il ciel vi addita,
e tripudii il nostro cuor
nel prestarle i primi onor.
Con figlial sincero affetto
sempre l'occhio in lei fissate,
snello il piede e caldo il petto
le sue tracce ricalcate
nè sia mai che in ben oprar
lei vi avvenga d'obbliar.
Se con cuor mai sempre mondo
chiederete il suo soccorso,
d'ogni ben sempre fecondo
per voi sia il mortal corso,
e alla fin vi aprirà
la beata eternità
domenica 4 settembre 2011
Meditiamo sull'Adorazione
Omelia Padre Konrad del 13 febbraio 2011 sull'ADORAZIONE (seconda parte)
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
In queste ultime domeniche dopo l'Epifania, la santa Messa, come ho menzionato l'altra volta, comincia con le parole: " Adoráte Deum, omnes Angeli eius ".
La settimana scorsa, ne ho colto l'occasione per parlare dell' Adorazione, in genere, oggi ne coglierò l'occasione per parlare dell'Adorazione propria alla santa Messa.
Come anche l'altra volta ho detto: l'atto principale dell'adorazione è il sacrificio, e il sacrificio per eccellenza è il Sacrificio della Croce, lo stesso Sacrificio della santa Messa. Questo Sacrificio, come ogni sacrificio, consiste in tre elementi:
- l'offerta della Vittima;
- la distruzione della Vittima;
- e la comunicazione della grazia.
Nella santa Messa l'offerta della Vittima e l'Offertorio, quando nostro Signore Gesù Cristo + tramite il celebrante offre se stesso a Dio Padre nei simboli del pane e del vino, non offre pane e vino a Dio Padre, non avrebbe senso, ma offre se stesso al Padre in modo simbolico, in un modo che anticipa l'offerta di se stesso più tardi nel corso della santa Messa.
La distruzione della Vittima secondo l'opinione comune dei teologi, compreso il Dottor angelico san Tommaso d'Aquino, avviene alla Consacrazione, quando il Signore si immola sull'Altare con la spada spirituale delle parole di consacrazione, nell'immagine di san Gregorio Nazianzeno.
La comunicazione della grazia avviene soprattutto nella santa Comunione quando nostro Signore Gesù Cristo + si comunica se stesso ai fedeli, come la grazia increata.
La differenza tra i sacrifici dell'Antico Testamento e quell'unico Sacrificio del Nuovo Testamento è che, nell'Antico Testamento, un animale viene offerto ed immolato a Dio che poi elargisce la sua grazia sull'uomo, nel Nuovo Testamento Dio stesso si offre e si immola a Dio che poi elargisce se stesso sull'uomo. Vediamo chiaramente come il sacrificio dell'Antico Testamento non è che un'ombra e un segno di quel Sacrificio per eccellenza del Nuovo Testamento.
Noi che assistiamo alla santa Messa siamo chiamati ad unirci al Sacrificio del Figlio divino, al Suo Padre divino, col dono completo di noi stessi. All'Offertorio offriamo a Dio tutte le nostre azioni, le nostre gioie, le nostre sofferenze, la nostra persona e persino la nostra vita intera. Alla Consacrazione ci immoliamo completamente a Lui nello spirito, come i santi Martiri si sono immolati completamente a Lui nel corpo. Alla santa Comunione come riscambio per il Suo dono intero di se a noi, ci diamo interamente a Lui, e nel ringraziamento che raccomando a tutti, almeno per qualche minuto dopo la santa Messa, prolunghiamo questo dono di noi stessi a Lui per la gloria del Suo santissimo Nome. Così partecipiamo al santo Sacrificio della Messa, sacrificandoci con l'Ostia Divina all'Offertorio, alla Consacrazione, dandoci a Lui nella santa Comunione.
Questo sacrificio che facciamo di noi alla santa Messa in modo diretto ed esplicito, lo dobbiamo fare anche in ogni momento della nostra vita, cioè, in modo indiretto ed implicito: tutte le nostre azioni, tutte le nostre gioie e pene vengono offerte, quando sono compiute o sentite a Dio, così la nostra persona e la nostra vita viene trasformata in un olocausto alla Maestà Divina, viene santificata e divinizzata. Le pene e le difficoltà non ci conducono più all'impazienza, al risentimento, alle lamentele in pensiero o parola, ad un atteggiamento nichilista che la vita non abbia senso, che Dio non esista, che non si occupi di me, ad un atteggiamento in una parola di sfiducia in Dio, ma nella luce della fede divengono occasioni per un atto di offerta, un atto di amore verso Dio, per guadagnare meriti per l'eternità, questo Sacrificio. Questo atto principale dell'adorazione che compiamo con tutta la nostra vita e in particolar modo alla santa Messa è un sacrificio, totale, di noi stessi.
Il Signore disse: se uno non avrà rinunciato a tutto, non potrà essere il mio discepolo.
Voglio concludere in questo riguardo con un passo di Tommaso da Kempis nel suo libro L'Imitazione di Cristo.
"Parola del diletto.
Con le braccia stese sulla Croce, tutto nudo il corpo, io offersi liberamente me stesso a Dio Padre, per i tuoi peccati, cosicché nulla fosse in me che non si trasformasse in sacrificio, per placare Iddio. Allo stesso modo anche tu devi offrire a me volontariamente te stesso, con tutte le tue forze e con tutto il tuo slancio, dal più profondo del cuore, in oblazione pura e santa. Che cosa posso io desiderare da te più di questo, che tu cerchi di offrirti a me interamente? Qualunque cosa tu mi dia, fuor che te stesso, l'ho per un nulla, perché io non cerco il tuo dono, ma te. Come non ti basterebbe avere tutto, all'infuori di me, così neppure a me potrebbe piacere qualunque cosa tu mi dessi, senza l'offerta di te. Offriti a me; da te stesso totalmente a Dio: così l'oblazione sarà gradita. Ecco, io mi offersi tutto al Padre, per te; diedi persino tutto il mio corpo e il mio sangue in cibo, perché io potessi essere tutto tuo e perché tu fossi sempre con me. Se tu, invece, resterai chiuso in te, senza offrire volontariamente te stesso secondo la mia volontà, l'offerta non sarebbe piena e la nostra unione non sarebbe perfetta"
(Imitazione di Cristo Libro IV cap.VIII)
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Per la prima predica sull'Adorazione cliccare qui
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