QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM

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sabato 15 ottobre 2011

Il vero Amore


Predica del 9 ottobre 2011 di padre Konrad il vero Amore

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
In una frase profetica, il grande filosofo, oratore romano, Cicerone dichiarò "due cose rivelano l'amante: che fa del bene all'amato e che sopporta la sofferenza di croce, e quest'ultima cosa è il segno più grande dell'amore".
Similmente san Pietro Crisologo, Vescovo e Dottore della Chiesa, dice che l'Amore di Dio per l'uomo non sarebbe stato soddisfatto se non avesse sofferto fino alla morte per lui. Riteneva che fosse troppo poco se non avesse mostrato il Suo amore verso di noi tramite la sofferenza, e san Gregorio Nazianzieno scrive: in nessun altro modo l'amore di Dio per noi poteva essere dichiarato.

Seguendo san Bernardo, san Bonaventura asserisce, nel suo trattato "la vita mistica", le parole seguenti: "Nella passione e nel rosso della Passione si rivela l'ardore della Carità grandissima ed impareggiabile - e continua - come rosa chiusa dal notturno gelo, quando il Sole Levante la riscalda, si apre tutta e dai petali aperti mostra, nella sua porpora, un ardore giocondo, così il delizioso Fiore del Cielo, l'ottimo Gesù, che nelle lunghe età da dopo il Peccato di Adamo era chiuso dal freddo notturno, e non somministrava ancora pienezza di grazia ai peccatori finalmente, avvicinandosi la pienezza dei tempi, acceso dai raggi dall'Amore ardententissimo, si aprì tutto in ogni parte del Suo Corpo e la Fiamma della Rosa d'Amore rifulse nel rosso vivo del Sangue".

Quando Nostro Signore Gesù Cristo + il cui Nome sia sempre Benedetto, ci chiede oggi di amarLo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, ci chiede di amarLo fino alla sofferenza, il segno più grande dell'amore, di tenere i Suoi comandamenti fino al punto che ci fa soffrire lottando contro la nostra natura caduta, nei nostri desideri bassi e meschini, la nostra riluttanza di fare grandi sforzi compiendo i doveri nel nostro stato di vita, anche quando si sembrano insopportabili, facendo quel lavoro che è, nelle parole di santa Teresina ispirate dalla Sacra Scrittura, fra tutti il più penoso e che consiste in quello che si intraprende sopra se stessi per arrivare a vincersi, e infine, accettando ed offrendo a Dio, per l'intercessione della Madonna, senza lamentarsi, tutti gli sconforti, tutti i dolori e tutte le sofferenze che Dio, nei Suoi disegni e nel Suo amore insondabili per noi, si degna di mandarci per Amore di Lui, per glorificare il Suo Santo Nome e per la nostra eterna beatitudine.
Amen

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo.


domenica 9 ottobre 2011

Ave Maria nel Santo Rosario



Predica del 2 ottobre 2011 di padre Konrad sul Santo Rosario

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Nell'Enciclica Octobri Mense il Papa Leone XIII afferma che è stata la stessa Regina del Cielo ad annettere una grande efficacia alla Preghiera del Santo Rosario poichè è per ispirazione di Lei che il Rosario è stato istituito e propagato da san Domenico in tempi molto dolorosi per la Chiesa, non tanto dissimili da quelli attuali, quasi strumento di guerra, scrive il Papa, molto adatto a vincere i nemici della fede, nella forma degli eretici Albigesi, e così, continua il Papa, col favore della Vergine Gloriosa debellatrice di tutte le eresie hanno annullato e distrutto le forze degli empi e salvato la fede di tanti.
Un'altra vittoria del Santo Rosario che festeggiamo in questa prima Domenica di ottobre è quella di Lepanto che è successa in risposta alla recita del Santo Rosario da parte dei fedeli di tutta l'Europa e soprattutto di Roma, si racconta come prova dell'intercessione della Madonna, la Sua immagine miracolosamente formata nel fumo dei fucili proprio all'inizio della battaglia, determinante contro l'Islam.

Il Santo Rosario è dunque una preghiera molto potente che, possiamo dire inoltre, conserva la fede, mette il fedele sotto la protezione della Madonna e lo inizia alla meditazione del Volto adorabile di Cristo +.

Per capire meglio la preghiera centrale del Santo Rosario, l'Ave Maria, ci serve di riflettere sul suo significato teologico a cui voglio adesso brevemente accennare:
- Ave Maria gratia plena: la Madonna è piena di grazia di per se stessa e in rapporto agli uomini, è piena di grazia di per se stessa affinchè, come dice san Basilio, Ella potesse essere la degna Mediatrice tra Dio e gli uomini, altrimenti come avrebbe  potuto essere la scala del Paradiso, l'Avvocata del mondo e la vera Mediatrice degli uomini con Dio; è piena di grazia in rapporto agli uomini nel senso che ha ricevuto tutte le grazie necessarie per salvare tutti gli uomini dall'inizio dei tempi fino alla fine.
- Dominus tecum: questa frase non significa il Signore "sia" con te come il "Dominus vobiscum" della santa Messa, bensì il Signore "è" con te, ossia in virtù della Sua eminente santità, Lei che sola era immune al Peccato sia Originale, sia personale e il modello di ogni virtù.
- Benedicta tu in mulieribus: benedetta in ogni senso e in particolare quanto alla benedizione caratteristica delle donne, soprattutto nella mente del popolo Ebreo, che è la maternità; a causa del Frutto benedetto del Suo Seno che è il Santo stesso, nelle parole dell'Arcangelo Gabriele, o nelle parole di san Paolo: Dio sopra ogni cosa, benedetto.
Per questo ci rivolgiamo a Lei, di nuovo, col titolo "Sancta" Sancta Maria, e aggiungiamo il titolo che esprime la causa e il fondamento della Sua santità Madre di Dio, Mater Dei. Lei è Madre di Dio perchè è Madre di Gesù Cristo che è una Persona Divina, una Persona Divina con una natura Divina e una natura umana, Lei è la Sua Madre nel senso che ha dato a Lui tutto ciò che ogni madre da a suo figlio, ma ancora di più perchè tutta la natura umana del Signore viene dalla Sua Beatissima Madre e niente da un padre umano.
- ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae: prega per noi peccatori adesso, è quando questo adesso sarà l'ora della nostra morte, quando forse non saremo più coscienti e non potremo più rivolgere a Lei la nostra Preghiera, quando forse saremo soli, dimenticati, abbandonati, avremo solo Lei da pregare nella nostra misera anima come abbiamo chiesto con tanto desiderio per tutta la nostra vita, e quando forse questa Sua preghiera materna sarà l'elemento determinante che ci assicurerà il Cielo piuttosto dell'inferno.

Prega per noi peccatori, o Madre di Dio, così vicina a Lui che venite descritta come la Donna vestita di Sole, brillando sul mondo come una Stella, o come un cristallo soffuso e interamente illuminato dalla luce del Sole, e se fosse possibile aumentando anche la Sua ineffabile bellezza.
Radiante nel firmamento del Cielo, anzi "creando" un Cielo a parte e al di sopra di tutte le altre cose che siano create. Rifulge al di sopra di questo mondo caduto e dolorante dove gli uomini peccano e si rattristano nei loro peccati e sospirano nelle tenebre verso la Vostra luce che è la Luce di Dio.
Al di sopra di questo mondo, ma conoscendolo intimamente  e conoscendo intimamente ogni uomo, e amandolo con un Cuore Materno.
Prega per noi, o Madre di Dio! Siete la nostra tenerissima Madre dunque, affinchè noi che abbiamo contemplato con Voi il Volto adorabile del Vostro Figlio, nella Preghiera, possiamo alla fine dei nostri giorni elevarci tramite Voi al Cielo, per adorarLo con Voi e tutti gli Angeli e i Santi in gloria, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo.





sabato 1 ottobre 2011

Parabola del Buon Samaritano



Predica del 4 settembre 2011 di padre Konrad sul Buon Samaritano

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
San Luca è stato chiamato l'evangelista della Misericordia di Dio, in gran parte a causa delle Parabole che si trovano nel suo Vangelo come quella del Buon Samaritano e del Figliol Prodigo. Ora, quando leggiamo la Parabola del Buon Samaritano nella luce dei Padri della Chiesa, vediamo che questa Parabola parla della Misericordia di Dio nel contesto di tutta la storia della Salvezza, come adesso vedremo insieme.
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico qui  Gerusalemme, che significa "visione di pace" rappresenta, secondo i Padri, il Paradiso terreno, il Giardino di Eden, e Gerico che significa "Luna" rappresenta il mondo in cui tutto è mutabile, è instabile come la Luna stessa, l'uomo rappresenta Adamo e la discesa da Gerusalemme a Gerico è la caduta di Adamo all'occasione del Peccato Originale, e incappò nei briganti che lo spogliano e lo feriscono e lo lasciano tramortito.
Questi briganti sono, nelle parole di sant'Ambrogio, gli "angeli della notte e delle tenebre" che dopo il Peccato Originale hanno spogliato Adamo dei doni sovrannaturali che aveva ricevuti da Dio e l'hanno lasciato nello stato della natura caduta, dove è difficile conoscere la verità, agire bene, compiere i nostri doveri, dove è facile essere attratti e sedotti dalle nostre emozioni.

Cosa succede adesso nella Parabola?
Un sacerdote lo vede e passa, un levita lo vede e passa. San Giovanni Crisostomo interpreta il sacerdote come il sacrificio dell'Antico Testamento, il levita come la Legge dell'Antico Testamento, ne l'uno ne l'altro poteva guarire l'uomo caduto e dunque, nella storia, tutti e due passano senza fermarsi.
Un samaritano che percorreva la medesima strada si avvicinò a lui e vedendolo provò una compassione per lui, questo samaritano è nessun altro che Cristo stesso, anch'Egli scende da Gerusalemme a Gerico, ossia, dal Paradiso a questo mondo e porta con se il rimedio di cui l'uomo caduto ha bisogno, che nessuno prima di Lui nell'Antico Testamento poteva dargli: avvicinandosi gli ha fasciato le ferite, cosparso olio e vino e mettendolo sul suo cavallo, lo condusse all'albergo ed ebbe cura di lui.
Questa frase ci parla del rimedio portato dal Signore: l'olio e il vino sono i Sacramenti, l'olio simbolizza il Battesimo, la Cresima, il Sacerdozio e l'Estrema Unzione, il vino simbolizza la Santa Eucaristia, il fasciare simbolizza i Comandamenti, il cavallo, secondo tutti i Padri, è la sacra umanità di Nostro Signore + mediante la quale siamo salvati.
Beda il Venerabile, commenta: "fu conveniente che egli lo pose sul suo cavallo e lo guidava così, poichè nessuno che non sia unito a Cristo tramite il Battesimo entrerà nella Chiesa".
L'albergo, dunque, simbolizza la Chiesa e san Giovanni Crisostomo spiega: "l'albergo è la Chiesa che accoglie i viaggiatori, che son stanchi del loro viaggio attraverso il mondo e oppressi dal peso dei loro peccati, dove il viaggiatore stanco viene sollevato quando depone il peso dei suoi peccati e viene ristorato con nutrimento salutare, e questo significano le parole "quando ebbe cura di lui" perchè tutto ciò che è fuori è conflittuale, dannoso e male mentre, dentro dell'albergo c'è tutta pace e salute".
Quanto ai due danari questi possono significare i Comandamenti della Carità verso Dio e verso il prossimo, o la promessa della vita presente e la vita futura, da altre interpretazioni.
In breve allora, Nostro Signore Gesù Cristo + ci descrive in questa Parabola tutta la storia della nostra Salvezza: Adamo ha peccato ed è caduto, e con lui tutta l'umanità, Iddio alla vista della sua miseria fu commosso dalla Misericordia, scende dal Cielo e assume la nostra umanità che diviene il mezzo della nostra salvezza, Ci dona i Comandamenti e i Sacramenti, Ci conduce nella Chiesa che ci darà il rifugio fin quando Egli tornerà. Tutta la Parabola parla della Misericordia di Dio e la nostra reazione dovrebbe essere quella della gratitudine verso Dio e il desiderio di amare Dio e il nostro prossimo come Dio ci ha amati.

Ma chi è il mio Prossimo? chiede lo scriba. La parabola ci insegna che il nostro Prossimo è colui che incontriamo sulla strada della nostra vita e che soffre.
Riflettiamo un attimo, ognuno di noi, c'è qualcuno a cui sono vicino che ho incontrato e che soffre, che ha bisogno di me, che ci ha chiesto soccorso che non abbiamo ancora dato, soccorso fisico, spirituale, consiglio, preghiera, o semplicemente tempo per ascoltare le sue sofferenze? Questa persona è il nostro Prossimo, non lo trascuriamo!
C'è un'altro livello ancor più profondo nella Parabola, perchè la persona sofferente è Cristo stesso. Stiamo quindi ben attenti ai nostri doveri perchè, come Nostro Signore ci dice nel Vangelo di san Matteo: "in quanto hai fatto questo buon atto ad uno dei più piccoli dei miei fratelli, lo hai fatto a me"

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti
Sia lodato Gesù Cristo +

giovedì 29 settembre 2011

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA CONTRO L'ANTICRISTO


I. Considera come la guerra che il demonio co­minciò contro Dio nel cielo e che prosegue sulla terra, non terminerà che con la fine del mondo; al­lora, anzi, sarà più terribile, perchè il demonio, sa­pendo che gli resta poco tempo, susciterà una tri­bolazione così grave contro i fedeli - dice N. S. nel Vangelo - quale non fu mai da quando il mondo esiste. Allora verrà l'Anticristo, il quale cercherà con i prodigi fatti con l'aiuto dei demoni di indurre eventualmente in errore anche gli eletti. Avverran­no diserzioni ed apostasie dappertutto: la fede già languida dei cristiani verrà meno per la persecu­zione e rimarranno pochissimi costanti nella fede, i quali saranno martirizzati dall'Anticristo. Egli si fa­rà adorare come Dio, e molti sedotti gli crederanno.

II. Considera come S. Michele, costituito da Dio qual principe della Chiesa, non potrà mancare di difenderla contra la fiera ed empia guerra dell'An­ticristo che sarà strumento principale del demonio contro di essa. Potrà allora la Chiesa ripetere con Davide «nessun altro in questa fiera lotta mi aiuta, se non il Principe Michele». E come nella per­sona dell'Anticristo il demonio riunirà tutta la sua malizia, così allora S. Michele spiegherà tutto il suo zelo in difesa dell'onore di Dio, di Gesù Cristo e della Chiesa.

III. Considera, o cristiano, quanto è grande la potenza di S. Michele Arcangelo, e quanto sublimi sono i trionfi di questo celeste guerriero: corri pure a rifugiarti sotto le ali di sì potente capitano, e non cessare di pregarLo che ti liberi dalla seduzione di altri anticristi, che non mancano in questi tempi d'iniquità. Quanti tra i cristiani stessi spargono mas­sime erronee contro la sana morale del Vangelo, contro la disciplina della Chiesa! Quanti seminano errori e seducono le anime incaute! Quanti con i loro cattivi esempi trascinano le anime alla per­dizione! Ricorri al celeste guerriero e pregaLo che non cessi d'illuminare la tua mente perchè non cada mai in errore e di munire il tuo cuore perchè, no­nostante tanta corruzione. e malizia dei tempi, ri­manga sempre puro e fervoroso nell'amore di Dio. PregaLo inoltre che renda gloriosa la Chiesa di Ge­sù Cristo col farla sempre riuscire vittoriosa sulle eresie che si spargono e sul malcostume che signo­reggia.

mercoledì 28 settembre 2011

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELL'AIUTARE LE ANIME PURGANTI




I. Considera come la carità grande di S. Michele Arcangelo verso i suoi devoti non termina con la vita su questa terra, ma si estende anche a loro sol­lievo quando vanno nel Purgatorio per soddisfare interamente la divina giustizia. Canta la Chiesa nel­l'Ufficio, che Dio consegna a S. Michele le anime sante per introdurle nella patria celeste. Egli deve farle uscire da quel carcere appena sono pie­namente purificate e da quel luogo di tenebre intro­durle nella luce santa. Durante il tempo che le anime benedette si trovano condannate a purificarsi in quel fuoco divoratore, S. Michele interpone i suoi cospicui meriti a loro vantaggio ed ottiene dal mi­sericordioso Dio la facoltà di richiamare le anime dal luogo dei tormenti alla patria della felicità eterna.

II. Considera quanto è salutare per le anime pur­ganti l'intercessione di S. Michele da ciò che av­venne al giovane Willelmo, come narrano alcuni au­tori. Apparve la sua anima, dopo morte, ad un mo­naco assai devoto, dicendogli che non avrebbe po­tuto vedere Dio, fino a quando non si fossero ri­volte preghiere per lui a S. Michele. Pregò il mo­naco e invitò anche altri a pregare S. Michele: l'a­nima di Willelmo potè subito entrare in Paradiso.
Le anime devote di, questo santo principe del Pa­radiso sono felici anche dopo la morte, cadute che siano nel Purgatorio: sanno difatti con certezza che Egli le aiuterà. Oh quanti titoli e motivi per amare e venerare sì eccelso principe!

III. Considera o cristiano, quanto è facile cadere nel Purgatorio, quanto penosa la dimora, e quanto difficile esserne liberato. Un fallo, una curiosità, una parola oziosa ci rendono rei di quel fuoco! E poi, quali e quanti sono i tormenti delle anime purgan­ti? Quel fuoco è assai più tormentoso di tutte le pene che l'uomo può patire in questa vita. Tutti i mali e tormenti di questo mondo sono un niente a confronto di una fiamma sola del Purgatorio, dal quale non si esce se non si è pienamente purificati. Che sarà di te, che ogni giorno ti carichi di difetti e fai volentieri peccati veniali? Chissà quanto lun­go e penoso dovrà essere il tuo Purgatorio! Ricor­ri al tuo celeste Benefattore, e pregaLo che dopo morto venga presto a consolarti e liberarti dalle pene del Purgatorio.

martedì 27 settembre 2011

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO I PECCATORI


I. Considera come la grande carità, di cui arde l'Arcangelo Michele verso gli uomini, lo spinge a scuotere i peccatori, perchè sorgano dai loro vizi, e ritornino a Dio. Si legge nella Genesi che Agar, venuta a contrasto con la sua padrona Sara, mo­glie di Abramo, a causa di suo figlio Ismaele, scac­ciata di casa, fuggiva nel deserto di Besabea. Le si fece avanti l'Arcangelo del Signore e le disse: Agar, donde vieni? Dove vai? Ritorna dalla tua padrona ed umiliati sotto la sua mano. Agar, che vuol dire forestiera, è figura dell'uomo, il quale è un pelle­grino e forestiero in questo mondo, come insegna il Profeta David. Sara, che vuol dire Signora, significa Dio, Padrone di tutte le cose, da cui l'uomo peccatore si allontana, ogni volta che a causa delle sue passioni calpesta la legge di Dio. Fugge il pec­catore, corre nel deserto del. mondo, ove non trova nemmeno una goccia di acqua per refrigerio, - il mondo non ha veri refrigeri. Ecco S. Michele, An­gelo del Signore, che grida al peccatore: Donde vieni? Dove corri? Guarda da chi ti allontani! Ti allontani da Dio, sommo bene! Come andrà a finire la tua vita? Ritorna a Dio, tuo Creatore e Signore, centro di ogni anima, cumulo di ogni felicità; umi­liati sotto la sua mano con perfetta osservanza del­la divina legge.

II. Considera, come S. Michele esercita tale uf­ficio verso i peccatori che Lo onorano e Lo invocano con preci. Così fece con Calvino, gran Cavaliere e Consigliere del Re Filippo di Francia. Gli apparve, e disse: « Se vuoi salvarti, procura di uscir di cor­te, altrimenti ti dannerai, perchè non dici la ve­rità. Abbi compassione di te stesso ». Un Paladino dell'Imperatore Ottone edificò un Tempio in onore di S. Michele, al quale chiese la grazia di godere il favore del suo Re. S. Michele gli apparve e gli dis­se: « Io non voglio il tempio che mi hai edificato, perché l'hai fatto col sangue dei poveri, sfruttando il favore del Re. E' da gran tempo che Dio ti ha condannato all'inferno: io però ho pregato per la tua salvezza. Sappi che l'Imperatore si rivolterà e farà giustizia di te, il Signore ti ha concesso che se morrai in tal guisa, non ti danni ». Atterrito da sì spaventosa notizia, il Paladino promise di mutar vi­ta, lasciare il mondo, riparò le ingiustizie commesse, entrò in religione, mutò vita, e si salvò. Oh quanto è benigno verso i peccatori l'Arcangelo S. Michele!

III. Considera, o cristiano, quante volte questo celeste Principe ha esercitato con te peccatore tanta carità. Quante volte ha rischiarato la tua mente per farti conoscere lo stato miserabile in cui giacevi? Quante volte parlando al tuo cuore ti ha dimostrata la inevitabile dannazione eterna, se non avessi mu­tato strada? L'ammonizione d'un superiore, l'improv­visa morte di un tuo amico, quella disgrazia in casa: sono stati altrettanti avvisi dei cielo a mutar vita. Ringrazia il celeste Arcangelo, e metti in pra­tica i suoi avvertimenti se vuoi salvarti! Anche og­gi Egli ti dice: «Ritorna al tuo Dio e Signore; umi­liati sotto la sua mano». Gettati perciò contrito ai piedi di Gesù Crocifisso e prometti di vero cuore di lasciare la cattiva via che hai finora seguito.

lunedì 26 settembre 2011

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO GLI UOMINI



I. Considera come S. Michele, tutto zelo per l'ono­re di Dio, è altrettanto tutto carità a favore degli uomini, per i quali impiega tutto il suo potere. Agli Angeli inferiori Dio, ha affidato la custodia delle persone particolari - scrive S. Girolamo, - di ma­niera che non c'è mai stato nè ci sarà mai alcuno che non goda dell'assistenza angelica: ma il glorioso Prin­cipe degli Angeli ha avuto in custodia non una o più persone solamente, ma tutti gli uomini. Egli vera­mente è il più impegnato, e il più sollecito verso il genere umano di qualsiasi altro Angelo, come scrisse S. Cesario.

Il suo impegno supera la diligenza di tutti gli An­geli, la sua carità supera lo zelo, la cura, gli affetti degli Arcangeli, dei Principati, delle Potestà, delle Virtù, delle Dominazioni, dei Troni, dei Cherubini e dei Serafini. E' vero che la cura e la diligenza degli Angeli verso gli uomini è molto intensa, tuttavia pos­siamo credere, con Ruberto Abate, che ciò si verifica maggiormente in quegli Angeli, di cui Dio ci rivelò il nome, per farci conoscere il loro singolare patro­cinio. Di questi Angeli così eccellenti però, colui che maggiormente ci ama è S. Michele, perché è il nostro massimo Principe; nostro, in quanto è addetto alla difesa degli uomini; nostro, perchè deve avvalorare le nostre preghiere e proteggerci sino alla fine del mondo.

II. Considera come tutti gli uomini sono l'oggetto della carità di S. Michele Arcangelo. Egli, come scris­se S. Pantaleone, guida coloro che errano, solleva e soccorre i caduti, difende le anime, combatte e vince i demoni, illumina ogni creatura. Quest'amore co­minciò a dimostrarlo ad Adamo stesso, infelice nostro progenitore, quando non soltanto l'indusse a far pe­nitenza del proprio fallo, ma l'istruì a lavorar la terra per procacciarsi il vitto col sudor della fronte, gl'in­segnò a vivere santamente, osservando la legge na­turale, e gli svelò i futuri misteri, come ha scritto S. Paolino di Nola. Tanto fu efficace l'insegnamento di S. Michele che Adamo non si lasciò mai più sedur­re dal Demonio nè cadde in altro male. Oh gran­de carità del celeste Principe!

III. Considera come l'amore che S. Michele Ar­cangelo nutre per l'uomo nasce dal grande amore che Egli porta a Dio. Dall'amore di Dio nasce l'a­more del prossimo. Chi ama Dio, ama anche il pros­simo che è immagine di Dio : quanto più si ama Dio, tanto maggiore carità si nutre per il prossimo. Lucifero è nemico dell'uomo, perchè è privo del­l'amore di Dio: S. Michele ché si segnalò nell'amore verso Dio, ama l'uomo con affetto maggiore di tutti gli altri Angeli. Rifletti ora, o cristiano, se il tuo cuore è fornito d'amore per il prossimo. Sei sordo ai lamenti dell'afflitto, cieco ai bisogni del poverello, duro alle lagrime degli infermi, indifferente ai mali che soffre il prossimo? Significa che il tuo cuore non brucia d'amore per Iddio. Se tu amassi Dio con tutto il cuore, non saresti insensibile ai bisogni del povero ! Se tu amassi Dio con tutte le tue forze, volentieri correresti a sollevare l'infelice che pati­sce. Ricorri perciò al primo Serafino di carità, e pre­gaLo che accenda questo divino amore nel tuo cuo­re per amare il prossimo, come comanda Gesù Cristo.