QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM

----------------------------------------------- QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM ----------------------------------------------

domenica 15 gennaio 2012

La Sacra Famiglia il nostro modello




Predica di padre Konrad 8 gennaio 2012 
La Sacra Famiglia

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Per capire la natura della Sacra Famiglia occorre prima di tutto capire i suoi scopi. Gli scopi della Sacra Famiglia, come di ogni Famiglia e di ogni matrimonio, sono due: il bene dei figli e il bene degli sposi.
Il bene dei figli è il primo scopo della Famiglia e consiste nella generazione e nella educazione dei figli. Nel caso della Sacra Famiglia, questa generazione, non era l'opera di un uomo, di san Giuseppe, ma da Dio stesso, e il frutto di questa generazione non era un uomo, una persona umana, ma una Persona Divina, ossia Gesù Cristo +. Questa è dunque una perfezione della Sacra Famiglia, che la generazione del figlio, che è il primo scopo della Famiglia, è opera di Dio stesso, il suo frutto, ugualmente, è Dio stesso. Nel caso della Sacra Famiglia, in altre parole, il Padre è Dio e il Figlio è Dio. Quanto a questa generazione del Figlio, la beatissima Vergine Maria e san Giuseppe non sono meramente passivi ma collaborano con i disegni eterni di Dio, perchè il loro legame matrimoniale e la loro vita in comune, sono il contesto della Natività e dell'educazione del Figlio. Collaborano, dunque, con Dio e collaborano, se non in modo carnale, bensì in modo verginale e dunque più perfetto.

Il bene degli Sposi è il secondo scopo della Sacra Famiglia, il bene degli sposi o in altre parole la loro assistenza reciproca. Questa assistenza reciproca loro, possiede anche una grande perfezione perchè viene indirizzata ad un fine più sublime di tutte le altre Famiglie, cioè l'educazione e la cura di Gesù Cristo stesso.
Ora, i due scopi della Famiglia che sono il bene dei figli e il bene degli sposi, hanno come ultima meta la santificazione dei figli e di tutti i membri della Famiglia. La Sacra Famiglia costituisce in una eccezione in questo punto, perché la santificazione non viene dai genitori ma dal Figlio, che non ha bisogno della santificazione perchè è il Santo stesso ed è la fonte della santificazione della Sua Madre e di san Giuseppe.

Ogni membro della Sacra Famiglia è modello delle virtù proprie al suo stato:
- san Giuseppe è modello della docilità alla volontà di Dio espressa a lui nelle ambasciate dall'Angelo; modello della cura paterna nel guidare la Sacra Famiglia a Betlemme, a Gerusalemme, a Nazareth ed in Egitto; è modello della Provvidenza ab-eterna nel suo lavoro.
- la Madonna è modello di tutte le virtù manifestate nel racconto degli Evangelisti, particolarmente le virtù materne della sottomissione a Dio, la Preghiera e la pazienza.
- il Signore Gesù + manifesta le virtù filiali di sottomissione, all'ubbidienza e all'umiltà e onore verso la Sua Madre e il Suo padre putativo, malgrado il fatto che è infinitamente superiore a loro essendo il loro Creatore e Dio.

Quanto all'amore di ognuno per ogni altro possiamo dire che più grande è il Santo più grande è il suo amore per Dio, dunque san Giuseppe essendo uno dei più grandi Santi che ci siano, eletto da Dio al rapporto, il più intimo che ci sia, con il Suo Divin Figlio, dopo quello con la Madonna e con la Sua Santissima Madre, aveva ed ha un amore immenso verso di Lui, e dopo di Lui verso la Sua Sposa Immacolata con cui è legato con  legame umano, il più intimo che ci sia.
La Madonna perchè fu tutta umile e vuota di sè, nelle parole di sant'Alfonso, perciò fu tutta ripiena del Divino Amore, ardendo di dentro per amore, così che quando portava il Suo Figlio Divino tra le braccia poteva chiamarsi "Fuoco portante fuoco". In oltre, amando Dio più di tutti gli altri Santi, poteva anche amare il prossimo più di tutti gli altri Santi perchè, come dice san Tommaso, chi ama Dio ama tutte le cose amate da Dio e san Giuseppe era la persona umana più vicina a Lei e dunque aveva la pretesa, la più grande, al suo amore.


Quanto all'amore di Gesù Cristo + verso san Giuseppe e la Madonna, bisogna sapere anche che più grande è il Santo più lo ama Dio ed essendo san Giuseppe un Santo così grande, ed essendo la Madonna la Santa, la più grande di tutti, il Signore li amava in modo eccelso.
Quanto al Suo amore per la Sua Madre in particolare, san Tommaso da Villanova scrive che "l'amava talmente che discese nel di lei seno a farsi uomo".
Con questi esempi della Sacra Famiglia, carissimi fedeli, proviamo noi a compiere i nostri doveri verso i nostri genitori e, o i figli con la preghiera, con l'esempio e con la parola, quando riteniamo che sarà ascoltata. Amiamoli non con indulgenza eccessiva verso le loro debolezze ma nella carità e la misericordia, chiedendo aiuto alla Sacra Famiglia, per poter un giorno in compagnia di san Giuseppe e la Madonna, con tutti i nostri familiari, adorare il Volto ineffabile del Bambino Gesù nel Cielo, per tutti i secoli dei secoli. Amen!

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia Lodato Gesù Cristo +






martedì 10 gennaio 2012

Veneriamo il Volto Santo di Gesù

Dal Breviario del sacerdote Giuseppe Riva Manuale di Filotea 1889  alla pagina dedicata alla Via Crucis: La Veronica asciuga il Volto di Gesù.

Contro la blasfema iniziativa teatrale che vede  il Volto Santo  fatto oggetto di scherno e blasfemia, così vogliamo pregare noi:

- 'l vago è il tuo tormento, Bel Volto del mio bene,
che quasi a Te diviene o amabile dolor.
In cielo che farai, se in rozzo velo impresso, da tante pene oppresso, spiri sì dolce Amor?
Adoramus te, Christe..... 
http://3.bp.blogspot.com/_2fxkMNkmH6c/SaHlMyaYx8I/AAAAAAAAAAo/GYYm-0de-ng/s400/Santo+Volto.jpg

- Vogliate considerare, fratelli carissimi, come in questa Stazione Gesù volle lasciare impressa l'immagine del Suo Divin Volto, nel candido lino offerto con pietà dalla Veronica la quale non ebbe paura di intrufolarsi fra le turbe soldatesche, per poter adorare e venerare quel santissimo Volto, tutto impregnato di sangue. O quanta mirabile compassione! La Veronica ci addita un forte esempio, quello di sprezzare tutti i rispetti umani, se vogliamo davvero avvicinarci a quel Volto Santo, è necessario intrufolarci fra le file di chi pur standosene in prima fila a veder passare quel Volto Santo, lo schernisce, si unisce alla soldatesca per inveire contro quel Volto il cui divin Sangue ne ha fatto una maschera. Non indugiamo fratelli! seguiamo la Veronica, andiamo ad asciugar quel Volto Santo ridotto a dolore per noi! 

- Amabilissimo Volto Santo, oh Gesù mio! la generosa pietà della Veronica nell'inoltrarsi senza indugio fra le turbe insolenti per asciugarVi la faccia, tutta grondante di sudore e Sangue prezioso, e per i meriti di questo atto di coraggio che Voi stesso apprezzaste, Vi imploro ad impetrarmi forza per vincere ogni rispetto umano, ogni lode umana che possa nuocere alla divina Pietà che devo al Vostro cospetto. Fate o Volto Santo, ch'io avanzi sempre più nel rispetto di Voi e del Vostro immenso Amore.
un Pater, un Ave e un Gloria.... 

Miserere nostri, Domine; miserere nostri!


 

venerdì 6 gennaio 2012

Epifania di Nostro Signore




Predica del 6 Gennaio 2012 di padre Konrad 
Epifania di Nostro Signore

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Epifania, carissimi fedeli, significa manifestazione, manifestazione di Gesù Cristo al mondo, soprattutto al mondo dei gentili rappresentato dai Magi. Questa Sua manifestazione si simbolizza nella Stella apparsa nel Cielo. La Stella significa in primo luogo Cristo la Luce, Lui è la Luce nel Suo rapporto al Suo Padre, "Luce da Luce", un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e immagine della Sua bontà, come leggiamo nel Libro della Sapienza. Poi è Luce nel suo rapporto all'uomo, la Luce degli uomini, come leggiamo nel Prologo di san Giovanni, la Luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, dobbiamo intendere la Luce, qua, come la Luce della ragione, la Luce della Fede e la Luce della Carità, perché ogni uomo gode della ragione e raggiungere alla Fede e la Carità se conduce una buona vita. 

Questa Stella su Betlemme brilla nella notte come la Luce che san Giovanni descrive nel Prologo: che splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno superata, cioè, la Luce che è Cristo + non sarà soppressa dalle tenebre dell'ignoranza, né del peccato, ma diverrà una fonte di Vita soprannaturale per tutti coloro che Lo accettano. Come dice già il padre di san Giovanni Battista, Zaccaria, quando profetizza: verrà a visitarci dall'alto un Sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte, e per dirigere i nostri passi sulla via della pace. In secondo luogo la Stella significa la Santissima Vergine Maria, come Stella o Donna di Luce, secondo due interpretazioni del Suo Nome, Lei splende al di sopra di questo mondo di tenebre dove, Piena di Grazia, accoglie in se stessa la Luce del Sole increato che è Dio, come Mediatrice di tutte le Grazie guida, con questa Luce, gli abitanti della terra verso il Sole eterno che è Dio. 
Di fatti il ruolo di Mediatrice, della Madonna, si vede chiaramente nel racconto dell'Epifania nelle parole: "entrati nella Casa videro il Bambino con Maria, Sua Madre".
Ludolfo il certosino, commenta: I Magi avevano per Maestra, nella fede, quella Stella dolce e sovrana di cui l'Astro non era che la figura. Come rispondono i Magi all'apparizione del Signore, alla Sua Epifania? Prostratisi Lo adorarono, poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra, e dopo fecero ritorno per un'altra strada, al loro Paese. 

 
Come risponderemo noi? Lo stesso commentatore scrive: offriremo al nostro Re l'oro della carità, al nostro Dio l'incenso delle nostre preghiere, al Redentore che soffre per noi la mirra amara della nostra compassione - e continua - e come i Magi allora, dopo aver adorato il Bambino prenderemo un'altra strada per tornare alla nostra Patria, perché la nostra Patria è l'innocenza e il Cielo. Siamo usciti per mezzo della superbia, la disubbidienza, l'attaccamento alle cose visibili, ci torneremo per mezzo dell'ubbidienza, la santa umiltà e l'indifferenza. L'amore per Dio è l'indifferenza del mondo!
Facciamo allora che soprattutto queste virtù siano rinforzate in noi da questa Festa dell'Epifania e che ci conducano, per un'altra strada, in Cielo. Amen

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia Lodato Gesù Cristo +


sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale a tutti!




Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 194, 3.3-4.4)
L'unico Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, 
fa diventare figli di Dio molti figli dell'uomo

Chi di noi uomini potrà mai conoscere tutti i tesori della sapienza e della scienza racchiusi in Cristo (Cf. Col 2, 3) e nascosti nella povertà della sua carne? Poiché per noi si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà (Cf. 2 Cor 8, 9). Quando assunse la natura mortale e consumò la morte, si mostrò nella povertà, ma promise le sue ricchezze che aveva differite, non le perse per essergli state tolte. 
Quanto è immensa la sua bontà che riserva per coloro che lo temono, ma che concede a chi conserva la sua speranza in lui! (Cf. Sal 30, 20) In parte infatti già conosciamo, nell'attesa che venga la perfezione (Cf. 1 Cor 13, 12). Per farci diventare capaci di possederlo egli, uguale al Padre nella natura divina e divenuto simile a noi nella natura di servo, ci rifà a somiglianza di Dio. 
L'unico Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, fa diventare figli di Dio molti figli dell'uomo; e nutrendo i servi con l'assumere la natura visibile di servo, li rende figli, capaci di poter vedere la natura di Dio. Infatti siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato quello che saremo. Sappiamo che quando ciò verrà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo quale egli é (1 Gv 3, 2). 

In che senso in lui ci sono tesori di sapienza e di scienza, in che senso si parla di ricchezze divine se non perché ci basteranno? 
E in che senso è grande la sua bontà se non perché ci sazierà? Mostraci dunque il Padre e ci basta (Gv 14, 8). E in un Salmo un tale - che è uno di noi o parla in noi o per noi - gli dice: Mi sazierò quando si manifesterà la tua gloria (Cf. Sal 16, 15). Egli e il Padre sono una cosa sola (Cf. Gv 10, 30) e chi vede lui vede anche il Padre (Cf. Gv 14, 9). Perciò il Signore potente è il re della gloria (Sal 23, 10). Convertendoci ci mostrerà il suo volto e noi saremo salvi (Cf. Sal 79, 4) e ci sazieremo e questo ci basterà. 

Gli dica pertanto il nostro cuore: Ho cercato il tuo volto. Il tuo volto, Signore io cerco, non nascondermi la tua faccia (Sal 26, 8-9). Ed egli risponderà al nostro cuore: Chi mi ama osserva i miei comandamenti, e chi ama me sarà amato dal Padre mio e io pure l'amerò e gli manifesterò me stesso (Gv 14, 21). Le persone alle quali rivolgeva queste parole lo vedevano certo con gli occhi e udivano con le orecchie il suono della sua voce e potevano afferrare con il loro cuore umano la sua umanità. Ma ciò che occhio non vide né orecchio udì né cuore di uomo poté afferrare, questo egli prometteva di mostrare a coloro che lo amano (Cf. 1 Cor 2, 9). Finché questo non avviene, finché non ci mostra colui che potrà bastarci (Cf. Gv 14, 8), finché non berremo lui fonte della vita e non ci sazieremo di lui (Cf. Gv 7, 38); mentre, camminando nella fede, pellegriniamo lontani da lui (Cf. 2 Cor 5, 6-7), mentre abbiamo fame e sete di giustizia (Cf. Mt 5, 6), mentre desideriamo con indicibile ardore la bellezza della sua natura divina, celebriamo con pia devozione il Natale della sua natura di servo. 

Non ancora possiamo contemplarlo come generato dal Padre prima dell'aurora (Cf. Sal 109, 3): celebriamolo con solennità come nato dalla Vergine nel cuore della notte. Non ancora possiamo comprenderlo perché davanti al sole persiste il suo nome (Cf. Sal 71, 17): riconosciamo la sua dimora posta sotto il sole. Non ancora possiamo contemplare l'Unigenito nel seno del Padre suo: celebriamo lo sposo che esce dalla stanza nuziale (Cf. Sal 18, 6). 
Non ancora siamo in grado di partecipare alla mensa del Padre nostro: riconosciamo la mangiatoia del Signore nostro Gesù Cristo.



domenica 18 dicembre 2011

Quarta Domenica di Avvento 2011

Quarta Domenica di Avvento






Predica del 18 Dicembre 2011 di Padre Konrad 

Quarta Domenica di Avvento

(per la registrazione in audio, e l'averlo sollecitamente trasmesso a noi per poterlo trascrivere in giornata, si ringrazia il parrocchiano Nicola B.)


In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
In questo sacro Tempo di Avvento, carissimi fedeli, un tema costante nella Santa Messa come oggi dell'Offertorio, è quello della Salutazione Angelica, l'Ave Maria, perciò volgiamo oggi, in quest'ultima domenica prima di Natale un breve sguardo su questo tema, ossia, sulla sola parola "Ave".
Ave significa pace e gioia, pace non solo per infondere la pace nell'anima della Madonna, ma innanzi tutto perché l'Annunciazione è una ambasciata di pace mediante cui Dio e l'uomo saranno riconciliati, una ambasciata di pace mediante cui Dio si unirà all'uomo per vincere il suo nemico, per riparare i danni fatti dall'uomo e per soggiogare il mondo intero al Regno pacifico ed eterno di Colui che è il Principe della Pace.
Pace e gioia, la gioia che viene dai beni elargiti da Dio sulla Santissima Madre di Dio, nelle parole di san Bernardo: l'estinzione della concupiscenza, il dominio e il primato di tutto l'Universo, la pienezza di tutte le grazie, di tutte le virtù, di tutti i doni, di tutte le beatitudini, di tutti i frutti dello Spirito, di tutte le scienze, della interpretazione dei sermoni, degli spiriti della profezia, dei discernimenti degli spiriti, delle operazioni delle virtù, la fecondità della verginità, la maternità del Figlio di Dio, l'essere Stella del mare, la Porta del Cielo e soprattutto la Regina della Misericordia.

Se era grande la gioia della Madonna che derivò dal possesso di tutti questi beni, infinitamente più grande era la gioia che derivò dal possesso di quel bene che è il Suo Bene, Dio stesso, perché con l'Incarnazione la Santissima Vergine Maria ha preso possesso in modo perfetto, in quanto era possibile ad un essere umano, di Dio stesso, la Seconda Persona della Santissima Trinità fatta Uomo, ha preso possesso di Lui in modo perfetto sia fisicamente, sia spiritualmente. Fisicamente in quanto l'ha contenuto nel Suo corpo stesso, nel paradiso terrestre del Suo grembo immacolato, secondo la parola di Geremia: "la donna cingerà l'uomo", e l'ha posseduto in modo perfetto spiritualmente in quanto la Sua anima, per questo scopo, fu fornita di tutte le grazie, le virtù e di tutti i doni di cui abbiamo già parlato.
Ma siccome l'Arcangelo san Gabriele annuncia la pace non solo alla Madonna, ma anche a tutto il genere umano, così anche la gioia, perché con la nascita del Suo Figlio, come recitiamo nel Prefazio della Madonna: "versò sul mondo la luce eterna" sul mondo e in cielo, quella Luce eterna che è Gesù, che nelle parole dell'inno "è l'allegria dei cuori, la gioia delle valli, e il dolce premio della vita", e questa gioia celeste siamo capaci di possederla anche noi come un oggetto, non come un oggetto qualsiasi, ma come la Madonna stessa, anche se in grado inferiore, possederla in noi, perché il Signore stesso ha detto: "affinché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena", la possediamo in noi nella inabitazione sostanziale della Santissima Trinità, quando siamo nello stato di grazia, e nella Santa Comunione.

Ma c'è un altro significato della parola Ave che è "viva", che si riferisce ad Eva madre dei viventi. Chiamando la Madonna "viva" l'Arcangelo dunque, la dichiara "vera Madre dei viventi", vera madre dei viventi perché vera Madre della vera Vita che è Dio stesso, e perché vera Madre della Vita, la vera vita degli uomini che è la vita della Grazia, la Vita Eterna. E se la Madonna è la vera Madre della Vita, Eva non è la vera madre della vita, bensì la madre della Morte, perché la vita terrestre è la Morte in confronto alla Vita di Grazia e perché lei è la causa della nostra morte fisica, di tutti i suoi discendenti, tranne la Madonna, e della morte spirituale, dell'Inferno.
Questo contrasto tra la Madonna ed Eva la Chiesa lo vede espresso nel fatto che la parola Ave è l'inversione della parola Eva, come cantiamo nell'Inno Ave Maris Stella:
Sumens illud ave (...) Mutans Evae nomen/ Accogliendo quell'"Ave" (...) il nome mutante di Eva...
e la Chiesa considera che come Ave è l'inversione di Eva, la Madonna converte in benedizione tutte le maledizioni di Eva.
Questo contrasto tra la Madonna ed Eva, la Patristica lo espone come contrasto tra una vergine sciocca ed una vergine prudente, una donna superba ed una donna umile, la prima che fa assaporare dell'albero della morte, la seconda che fa assaporare dell'albero della vita, la prima l'amarezza di un cibo velenoso, la seconda la dolcezza di un Frutto Eterno.
Ora, la dolcezza di questo Frutto Eterno è il Frutto del Seno della Santissima Vergine Maria, e che desideriamo gustare a Natale, che desideriamo gustare e guardare con i propri occhi dopo questo nostro esilio, mostratoCi dalla Sua tenerissima Madre, Lui che è l'allegria dei cuori, il gaudio delle lacrime, il dolce premio della vita.
Amen.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +

venerdì 16 dicembre 2011

Terza Domenica di Avvento

Perdonate il ritardo.... ma sono stata assente da domenica....Rimediamo subito con una omelia di sant'Agostino...


terza di Avvento



"Dite agli smarriti di cuore: Coraggio!
Non temete; ecco il vostro Dio…Egli viene a salvarvi".
(Is 35, 4)

Dai "Discorsi" di Sant’Agostino Vescovo(Serm. 66, 1-4)
La testimonianza di Cristo su Giovanni

Giovanni precedette il Cristo sia nel nascere che nell’annunciarlo, ma lo precedette come un umile servo obbediente senza mettersi al di sopra di lui. Quanto grande fu dunque la testimonianza resa a Cristo da Giovanni? Tanto grande, da fargli dire che non era degno di sciogliere i lacci dei suoi sandali. Egli confessò d’essere solo una lampada accesa da lui e perciò si rifugiò ai suoi piedi per paura che, innalzandosi, venisse spenta dal vento della superbia. Era tanto grande, ch’era creduto il Cristo, e se egli stesso non avesse confessato di non esserlo, sarebbe rimasto l’errore e si sarebbe continuato a credere ch’era lui il Cristo. Il popolo gli tributava onore ed egli lo rifiutava. Qui sta la sua umiltà! La gente sbagliava nel reputarlo più grande di quello ch’era ed egli si umiliava. Egli non voleva la grandezza attribuitagli dalle parole degli uomini, perché aveva compreso che cosa era "la Parola" di Dio.

Giovanni vide il Signore, lo vide, puntò il dito verso di lui e disse: Ecco l’agnello di Dio che prende su di sé i peccati del mondo (Gv 1, 29). Eccolo qui. Era già venuto ma non era riconosciuto; per questo la gente si era formato un errato concetto di lui. Ecco, è qui Colui che i Patriarchi desideravano vedere, che i Profeti preannunciarono, ch’era stato prefigurato dalla Legge. Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che prende su di sé i peccati del mondo. Egli rese questa bella testimonianza al Signore e il Signore a lui: Tra i nati di donna – disse – non è sorto nessuno più grande di Giovanni il Battezzatore; chi però è il più piccolo nel regno dei cieli, è più grande di lui (Mt 11, 11).

Abbiamo udito la verace e bella testimonianza resa da Giovanni a Cristo e da Cristo a Giovanni. Che significa dunque il fatto che Giovanni mentre era rinchiuso in carcere, ov’era destinato ad essere ucciso presto, mandò da Cristo i suoi discepoli, e disse loro: Andate e domandategli: Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? (Mt 11, 2-3). A questo si riduce tutto l’elogio che di lui aveva fatto? L’elogio è forse diventato un dubbio? Che cosa dici, Giovanni? A chi lo dici? Perché lo dici? Lo dici al giudice, tu, suo banditore. Sei stato tu a tendere il dito, a mostrarlo, e a dire: Ecco l’agnello di Dio che si addossa i peccati del mondo. Sei stato tu a dire: Tutti noi abbiamo preso dalla sua ricchezza (Gv 1, 16). Sei stato tu a dire: Non sono degno di sciogliere i lacci dei suoi sandali (Gv 1, 27), e adesso tu dici: Sei tu che devi venire o dobbiamo aspettare un altro? Non è proprio lui stesso? E tu chi sei? Non sei forse il suo precursore? Non sei forse tu colui del quale è stato predetto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te; egli ti preparerà la strada? (Mt 11, 10) Come mai prepari la strada e tu vai fuori strada?

I discepoli di Giovanni tenevano in grande stima il loro maestro; avevano sentito la testimonianza resa da lui a Cristo e n’erano rimasti stupiti; per questo sul punto di morire egli volle che ne avessero la conferma da Cristo. Senza dubbio quelli pensavano tra se stessi: "Costui dice di lui cose tanto grandi, mentre non le dice di se stesso". Andate a chiedergli: non perché io dubiti, ma perché siate informati voi. Andate a chiedergli: sentite da lui ciò che sono solito dire io: avete udito il banditore, abbiate ora la conferma del giudice. Andate a chiedergli: Sei tu che devi venire, o dobbiamo aspettare un altro? Andarono, chiesero, per loro non per Giovanni. E per dare una risposta ad essi Cristo disse: I ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i morti risorgono, ai poveri è annunciata la salvezza. Voi mi vedete, riconoscetemi: vedete le opere, riconoscete chi le compie. E beato chi non si scandalizzerà di me (Mt 11, 4-6). Ma questo lo dico di voi, non di Giovanni. Poiché per farci capire che non lo diceva di Giovanni, Cristo cominciò a parlare di Giovanni alla folla mentre quelli se ne andavano (Mt 11, 7): fece l’elogio veridico di lui chi era verace, anzi la Verità.


Buona domenica “Gaudete” .