QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM

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giovedì 26 gennaio 2012

MONS. MORAGLIA NUOVO PATRIARCA DI VENEZIA

RIPORTIAMO DA: MESSAINLATINO.IT


Mons. Moraglia, Vescovo (siriano e ratzingeriano) di La Spezia, prossimo Patriarca di Venezia! Ottima scelta, Santità! Bravi Bernardini e Ouellet

Aspettando la nomina ufficiale che dovrebbe essere data in sincronia in Vaticano, a Venezia e a La Spezia.
Sacerdote "siriano" per formazione (è stato ordinato proprio dal Card. Siri a Genova nel 1977), è teologo di altissimo profilo in sintonia con Ratzinger, con cui è in linea anche sul piano liturgico. Consacrato Vescovo dal Card. Bagnasco e da Mons. Piacenza.
Qui la biografia di Mons. Moraglia, e qui il curriculum, tratti dal sito ufficiale della diocesi di La Spezia.
Che questa nomina sia uno dei primi (e resi noti) frutti della recente (agosto) nomina di Mons. Bernardini quale Nunzio in Italia? (si veda 
qui nostro post). E' proprio al Rappresentante pontificio che spetta, tra l'altro, il compito delicato e importantissimo di proporre la "terna" coi nomi dei candidati per le diocesi vacanti. E che sia merito anche del Card. Ouellet? Speriamo!

Roberto

Moraglia sale in gondoladi A. Tornielli, da Vatican Insider, del 26.01.2012

Benedetto XVI ha scelto il successore del cardinale Angelo Scola sulla cattedra di San Marco: è il vescovo di La Spezia, Francesco Moraglia, di origini genovesi. L’annuncio è atteso a giorni e l’ingresso nella diocesi della Serenissima potrebbe avvenire entro marzo.
Si conclude così l’attesa durata sette mesi, dopo la nomina di Scola a Milano. La «macchina» delle consultazioni per la scelta del successore si è messa in moto con notevole ritardo, complice anche il fatto che dopo l’estate è cambiato il nunzio apostolico in Italia: l’arcivescovo Giuseppe Bertello, che aveva gestito il dossier Milano, è stato promosso alla guida del Governatorato e ora diventerà cardinale, mentre al suo posto di ambasciatore vaticano presso il Quirinale è stato scelto il nunzio in Argentina Adriano Bernardini.
Moraglia è nato a Genova, il 25 maggio 1953 ed è stato ordinato sacerdote dal cardinale Giuseppe Siri il 29 giugno 1977. Dottore i teologia dogmatica, è stato direttore dell’ufficio per la Cultura e l’Università della diocesi genovese; assistente diocesano del Meic; docente di cristologia, antropologia, sacramentaria e di storia della teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale; preside e docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ligure. Nominato vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato nel dicembre 2007 da Benedetto XVI, ha ricevuto l’ordinazione dal cardinale Angelo Bagnasco nel febbraio 2008. Attualmente ricopre l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione «Comunicazione e Cultura», che sovrintende ai media della Conferenza episcopale italiana.
Il nuovo patriarca può essere considerato un ratzingeriano, sia dal punto di vista teologico che liturgico. Ma (?) le cronache spezzine hanno più volte registrato anche le sue prese di posizione in favore degli operai disoccupati: il vescovo Moraglia si era infatti interessato personalmente della situazione dei disoccupati dell’ex fabbrica di elettrodomestici San Giorno. Mentre nei giorni scorsi è stato presente alla manifestazione dei sindacati di La Spezia contro la manovra del governo, manifestando vicinanza e dicendo loro di condividere «la preoccupazione dei lavoratori» in un momento in cui è a rischio «la coesione sociale».[Questa attenzione al "sociale" e al mondo del lavoro di Mons. Moraglia, a nostro avviso, non rappresenta affatto una contraddizione all'essere "ratzingeriano teologicamente e liturgicamente. Uno non esclude l'altro. Non capiamo quel "Ma" avversativo usato da Tornielli, all'inizio del periodo, n.d.r.]Lo scorso ottobre alcuni centri della diocesi spezzina – Monterosso, Brugnato e Borghetto Vara – erano stati travolti dal fango dell’alluvione. Moraglia da quel momento, ha annullato ogni impegno in agenda e ha percorso in lungo e in largo tutte le zone alluvionate. «Quello che più mi ha colpito – ha detto visitando i paesi sommersi dal mare di fango – sono le persone, la loro capacità di esprimere, nella tragedia, un supplemento di umanità. Sono edificato dalla loro dignità, dalla voglia di ricominciare. C’è gente che ha perso tutto, eppure non manca di incoraggiare altri, magari anche meno sfortunati». Moraglia ha chiesto al rettore del seminario diocesano di inviare i seminaristi a collaborare ai soccorsi: «Queste vicende sono una scuola di vita: aiutano a essere più uomini. Impareranno qualcosa di vero e reale. Anche questo è importante per la loro formazione. Il nostro compito è stare in mezzo alla gente. Stai a sentire le persone, cerchi di tirar fuori quello che hanno dentro, incoraggi, dai una carezza. Finché c’è un rapporto forte tra parroco e comunità, ogni difficoltà può essere guardata con la certezza che sarà superata. Questa alleanza permetterà di riscoprire quella dimensione umana che abbiamo perso con il consumismo e con un’educazione che non aiuta i giovani a gustare la fatica della conquista».
La sede veneziana è uno dei tre patriarcati della Chiesa latina, insieme a Gerusalemme e Lisbona. La nomina di Moraglia non è stata oggetto di discussioni nelle riunioni ordinarie della Congregazione per i vescovi, perché, come accaduto in molti altri casi, il Papa aveva già a disposizione una documentazione sufficientemente completa.
di A. Tornielli

giovedì 19 gennaio 2012

Santissimo Nome di Gesù

Carissimi Amici, vi offriamo l'ottima predica di Padre Konrad sul Santissimo Nome di Gesù, anche in video. 
Quando prendiamo il Rosario e ripetiamo quell'Ave Maria nella quale è Benedetto il frutto del suo seno: Gesù, pensiamo bene a questo Nome e trattiamolo come si conviene.

http://www.gloria.tv/?media=245882


Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org






 
Predica del 1 Gennaio 2012 di padre Konrad  
Santissimo Nome di Gesù

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
"Gli fu messo nome Gesù + come era stato chiamato dall'Angelo prima di essere concepito nel grembo della Madre." San Tommaso da Villanova spiega che questo Nome fu chiamato dall'Angelo e non fissato da lui. Non fu fissato neanche dalla Madonna, bensì dallo stesso Padre Celeste. Questo fatto viene profetizzato da Isaia quando dice: " Ti si chiamerà con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà".

Ora, il nome che Dio da ad una persona o ad una cosa esprime la sua natura o funzione. Cosa significa, dunque, questo nome nuovo che è "Gesù" + ? Gesù significa Salvatore, come l'Arcangelo Gabriele aveva esposto a san Giuseppe con le parole: "Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". San Tommaso da Villanova osserva che non lo chiamò "giudice, né custode, né vindice", ma Salvatore, e questo perché lo scopo dell'Incarnazione è proprio la salvezza del genere umano.

"Signore Gesù" - prega il santo - "questo Vostro Santo Nome mi da una fiducia sconfinata; Signore, sì, Voi siete proprio Gesù! Riconoscete il Vostro Nome, quello che il Padre Vi ha imposto, siate Gesù per me! Io riconosco di essere prigioniero, irretito nei lacci dei miei peccati, incatenato dalla mia cattiveria, stretto nei ferri della mia malvagità. Riconosco ciò che sono, anche Voi, Gesù, riconoscete ciò che siete!

 Di chi siete costituito il Salvatore, se non degli uomini perduti, dei prigionieri? Se non vi sono dei miseri, dei condannati da liberare, di chi sarete il Salvatore? Se io Vi ho rinnegato, Voi però Signore, siete fedele, e non potete rinnegare Voi stesso...Siete la Verità, Signore, e non potete contraddire il Vostro Nome +. Come Vi potreste chiamare il Salvatore se non Vi curaste di salvarci? Come Vi potremmo dire Misericordioso se a chi Vi chiede pietà Voi infliggeste una condanna? In Dio non c'è finzione, non è possibile l'inganno! Il Vostro Nome Signore è la Vostra Identità, Vi chiamate Gesù, perché siete Gesù + ".

Abbiamo dunque fiducia, ed invochiamo con fiducia il Suo Santo Nome, perché il Signore stesso ci ha detto: "Se chiederete qualcosa al Padre nel mio Nome, Egli ve la darà", e "se mi chiederete qualcosa nel Mio Nome, io ve la concederò", e san Pietro dice: "Chiunque invocherà il Nome del Signore, sarà salvato" - ad una condizione, tuttavia, aggiunge san Tommaso da Villanova: che Lo invochiamo dal profondo di un cuore sincero.

In virtù del Santo Nome di Gesù, san Pietro guarisce lo storpio presso la Porta Bella con le parole "nel Nome di Gesù Cristo + il Nazareno, cammina!" ed infatti, tutti i miracoli più grandi della Chiesa nel corso dei secoli sono stati operati in virtù del Suo Santo Nome +. Questo Nome guarisce gli ammalati, da la vista ai ciechi e la vita ai morti, mette in fuga i demoni e libera gli uomini dalle tentazioni più violente. Questo Nome fa scendere l'infinita Misericordia di Dio sul mondo nella Santa Messa, ed è il garante eterno che la Preghiera della Chiesa sarà esaudita dal Padre.

Che invochiamo questo Nome, dunque, con cuore sincero e sempre con profondo rispetto e sacro timore, ed invochiamolo costantemente. Che questo Nome, insieme al santo Nome della Madonna, sia la nostra unica speranza nella vita intera, e all'ora della nostra morte pronunciamo con grande devozione la preghiera meditata da san Tommaso da Villanova e santificata nel corso dei secoli dalla Chiesa: Gesù, sii il mio Salvatore! Jesus, sis mihi Jesus! Amen
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +




domenica 15 gennaio 2012

La Sacra Famiglia il nostro modello




Predica di padre Konrad 8 gennaio 2012 
La Sacra Famiglia

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Per capire la natura della Sacra Famiglia occorre prima di tutto capire i suoi scopi. Gli scopi della Sacra Famiglia, come di ogni Famiglia e di ogni matrimonio, sono due: il bene dei figli e il bene degli sposi.
Il bene dei figli è il primo scopo della Famiglia e consiste nella generazione e nella educazione dei figli. Nel caso della Sacra Famiglia, questa generazione, non era l'opera di un uomo, di san Giuseppe, ma da Dio stesso, e il frutto di questa generazione non era un uomo, una persona umana, ma una Persona Divina, ossia Gesù Cristo +. Questa è dunque una perfezione della Sacra Famiglia, che la generazione del figlio, che è il primo scopo della Famiglia, è opera di Dio stesso, il suo frutto, ugualmente, è Dio stesso. Nel caso della Sacra Famiglia, in altre parole, il Padre è Dio e il Figlio è Dio. Quanto a questa generazione del Figlio, la beatissima Vergine Maria e san Giuseppe non sono meramente passivi ma collaborano con i disegni eterni di Dio, perchè il loro legame matrimoniale e la loro vita in comune, sono il contesto della Natività e dell'educazione del Figlio. Collaborano, dunque, con Dio e collaborano, se non in modo carnale, bensì in modo verginale e dunque più perfetto.

Il bene degli Sposi è il secondo scopo della Sacra Famiglia, il bene degli sposi o in altre parole la loro assistenza reciproca. Questa assistenza reciproca loro, possiede anche una grande perfezione perchè viene indirizzata ad un fine più sublime di tutte le altre Famiglie, cioè l'educazione e la cura di Gesù Cristo stesso.
Ora, i due scopi della Famiglia che sono il bene dei figli e il bene degli sposi, hanno come ultima meta la santificazione dei figli e di tutti i membri della Famiglia. La Sacra Famiglia costituisce in una eccezione in questo punto, perché la santificazione non viene dai genitori ma dal Figlio, che non ha bisogno della santificazione perchè è il Santo stesso ed è la fonte della santificazione della Sua Madre e di san Giuseppe.

Ogni membro della Sacra Famiglia è modello delle virtù proprie al suo stato:
- san Giuseppe è modello della docilità alla volontà di Dio espressa a lui nelle ambasciate dall'Angelo; modello della cura paterna nel guidare la Sacra Famiglia a Betlemme, a Gerusalemme, a Nazareth ed in Egitto; è modello della Provvidenza ab-eterna nel suo lavoro.
- la Madonna è modello di tutte le virtù manifestate nel racconto degli Evangelisti, particolarmente le virtù materne della sottomissione a Dio, la Preghiera e la pazienza.
- il Signore Gesù + manifesta le virtù filiali di sottomissione, all'ubbidienza e all'umiltà e onore verso la Sua Madre e il Suo padre putativo, malgrado il fatto che è infinitamente superiore a loro essendo il loro Creatore e Dio.

Quanto all'amore di ognuno per ogni altro possiamo dire che più grande è il Santo più grande è il suo amore per Dio, dunque san Giuseppe essendo uno dei più grandi Santi che ci siano, eletto da Dio al rapporto, il più intimo che ci sia, con il Suo Divin Figlio, dopo quello con la Madonna e con la Sua Santissima Madre, aveva ed ha un amore immenso verso di Lui, e dopo di Lui verso la Sua Sposa Immacolata con cui è legato con  legame umano, il più intimo che ci sia.
La Madonna perchè fu tutta umile e vuota di sè, nelle parole di sant'Alfonso, perciò fu tutta ripiena del Divino Amore, ardendo di dentro per amore, così che quando portava il Suo Figlio Divino tra le braccia poteva chiamarsi "Fuoco portante fuoco". In oltre, amando Dio più di tutti gli altri Santi, poteva anche amare il prossimo più di tutti gli altri Santi perchè, come dice san Tommaso, chi ama Dio ama tutte le cose amate da Dio e san Giuseppe era la persona umana più vicina a Lei e dunque aveva la pretesa, la più grande, al suo amore.


Quanto all'amore di Gesù Cristo + verso san Giuseppe e la Madonna, bisogna sapere anche che più grande è il Santo più lo ama Dio ed essendo san Giuseppe un Santo così grande, ed essendo la Madonna la Santa, la più grande di tutti, il Signore li amava in modo eccelso.
Quanto al Suo amore per la Sua Madre in particolare, san Tommaso da Villanova scrive che "l'amava talmente che discese nel di lei seno a farsi uomo".
Con questi esempi della Sacra Famiglia, carissimi fedeli, proviamo noi a compiere i nostri doveri verso i nostri genitori e, o i figli con la preghiera, con l'esempio e con la parola, quando riteniamo che sarà ascoltata. Amiamoli non con indulgenza eccessiva verso le loro debolezze ma nella carità e la misericordia, chiedendo aiuto alla Sacra Famiglia, per poter un giorno in compagnia di san Giuseppe e la Madonna, con tutti i nostri familiari, adorare il Volto ineffabile del Bambino Gesù nel Cielo, per tutti i secoli dei secoli. Amen!

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia Lodato Gesù Cristo +






martedì 10 gennaio 2012

Veneriamo il Volto Santo di Gesù

Dal Breviario del sacerdote Giuseppe Riva Manuale di Filotea 1889  alla pagina dedicata alla Via Crucis: La Veronica asciuga il Volto di Gesù.

Contro la blasfema iniziativa teatrale che vede  il Volto Santo  fatto oggetto di scherno e blasfemia, così vogliamo pregare noi:

- 'l vago è il tuo tormento, Bel Volto del mio bene,
che quasi a Te diviene o amabile dolor.
In cielo che farai, se in rozzo velo impresso, da tante pene oppresso, spiri sì dolce Amor?
Adoramus te, Christe..... 
http://3.bp.blogspot.com/_2fxkMNkmH6c/SaHlMyaYx8I/AAAAAAAAAAo/GYYm-0de-ng/s400/Santo+Volto.jpg

- Vogliate considerare, fratelli carissimi, come in questa Stazione Gesù volle lasciare impressa l'immagine del Suo Divin Volto, nel candido lino offerto con pietà dalla Veronica la quale non ebbe paura di intrufolarsi fra le turbe soldatesche, per poter adorare e venerare quel santissimo Volto, tutto impregnato di sangue. O quanta mirabile compassione! La Veronica ci addita un forte esempio, quello di sprezzare tutti i rispetti umani, se vogliamo davvero avvicinarci a quel Volto Santo, è necessario intrufolarci fra le file di chi pur standosene in prima fila a veder passare quel Volto Santo, lo schernisce, si unisce alla soldatesca per inveire contro quel Volto il cui divin Sangue ne ha fatto una maschera. Non indugiamo fratelli! seguiamo la Veronica, andiamo ad asciugar quel Volto Santo ridotto a dolore per noi! 

- Amabilissimo Volto Santo, oh Gesù mio! la generosa pietà della Veronica nell'inoltrarsi senza indugio fra le turbe insolenti per asciugarVi la faccia, tutta grondante di sudore e Sangue prezioso, e per i meriti di questo atto di coraggio che Voi stesso apprezzaste, Vi imploro ad impetrarmi forza per vincere ogni rispetto umano, ogni lode umana che possa nuocere alla divina Pietà che devo al Vostro cospetto. Fate o Volto Santo, ch'io avanzi sempre più nel rispetto di Voi e del Vostro immenso Amore.
un Pater, un Ave e un Gloria.... 

Miserere nostri, Domine; miserere nostri!


 

venerdì 6 gennaio 2012

Epifania di Nostro Signore




Predica del 6 Gennaio 2012 di padre Konrad 
Epifania di Nostro Signore

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Epifania, carissimi fedeli, significa manifestazione, manifestazione di Gesù Cristo al mondo, soprattutto al mondo dei gentili rappresentato dai Magi. Questa Sua manifestazione si simbolizza nella Stella apparsa nel Cielo. La Stella significa in primo luogo Cristo la Luce, Lui è la Luce nel Suo rapporto al Suo Padre, "Luce da Luce", un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e immagine della Sua bontà, come leggiamo nel Libro della Sapienza. Poi è Luce nel suo rapporto all'uomo, la Luce degli uomini, come leggiamo nel Prologo di san Giovanni, la Luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, dobbiamo intendere la Luce, qua, come la Luce della ragione, la Luce della Fede e la Luce della Carità, perché ogni uomo gode della ragione e raggiungere alla Fede e la Carità se conduce una buona vita. 

Questa Stella su Betlemme brilla nella notte come la Luce che san Giovanni descrive nel Prologo: che splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno superata, cioè, la Luce che è Cristo + non sarà soppressa dalle tenebre dell'ignoranza, né del peccato, ma diverrà una fonte di Vita soprannaturale per tutti coloro che Lo accettano. Come dice già il padre di san Giovanni Battista, Zaccaria, quando profetizza: verrà a visitarci dall'alto un Sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte, e per dirigere i nostri passi sulla via della pace. In secondo luogo la Stella significa la Santissima Vergine Maria, come Stella o Donna di Luce, secondo due interpretazioni del Suo Nome, Lei splende al di sopra di questo mondo di tenebre dove, Piena di Grazia, accoglie in se stessa la Luce del Sole increato che è Dio, come Mediatrice di tutte le Grazie guida, con questa Luce, gli abitanti della terra verso il Sole eterno che è Dio. 
Di fatti il ruolo di Mediatrice, della Madonna, si vede chiaramente nel racconto dell'Epifania nelle parole: "entrati nella Casa videro il Bambino con Maria, Sua Madre".
Ludolfo il certosino, commenta: I Magi avevano per Maestra, nella fede, quella Stella dolce e sovrana di cui l'Astro non era che la figura. Come rispondono i Magi all'apparizione del Signore, alla Sua Epifania? Prostratisi Lo adorarono, poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra, e dopo fecero ritorno per un'altra strada, al loro Paese. 

 
Come risponderemo noi? Lo stesso commentatore scrive: offriremo al nostro Re l'oro della carità, al nostro Dio l'incenso delle nostre preghiere, al Redentore che soffre per noi la mirra amara della nostra compassione - e continua - e come i Magi allora, dopo aver adorato il Bambino prenderemo un'altra strada per tornare alla nostra Patria, perché la nostra Patria è l'innocenza e il Cielo. Siamo usciti per mezzo della superbia, la disubbidienza, l'attaccamento alle cose visibili, ci torneremo per mezzo dell'ubbidienza, la santa umiltà e l'indifferenza. L'amore per Dio è l'indifferenza del mondo!
Facciamo allora che soprattutto queste virtù siano rinforzate in noi da questa Festa dell'Epifania e che ci conducano, per un'altra strada, in Cielo. Amen

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia Lodato Gesù Cristo +


sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale a tutti!




Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 194, 3.3-4.4)
L'unico Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, 
fa diventare figli di Dio molti figli dell'uomo

Chi di noi uomini potrà mai conoscere tutti i tesori della sapienza e della scienza racchiusi in Cristo (Cf. Col 2, 3) e nascosti nella povertà della sua carne? Poiché per noi si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà (Cf. 2 Cor 8, 9). Quando assunse la natura mortale e consumò la morte, si mostrò nella povertà, ma promise le sue ricchezze che aveva differite, non le perse per essergli state tolte. 
Quanto è immensa la sua bontà che riserva per coloro che lo temono, ma che concede a chi conserva la sua speranza in lui! (Cf. Sal 30, 20) In parte infatti già conosciamo, nell'attesa che venga la perfezione (Cf. 1 Cor 13, 12). Per farci diventare capaci di possederlo egli, uguale al Padre nella natura divina e divenuto simile a noi nella natura di servo, ci rifà a somiglianza di Dio. 
L'unico Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, fa diventare figli di Dio molti figli dell'uomo; e nutrendo i servi con l'assumere la natura visibile di servo, li rende figli, capaci di poter vedere la natura di Dio. Infatti siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato quello che saremo. Sappiamo che quando ciò verrà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo quale egli é (1 Gv 3, 2). 

In che senso in lui ci sono tesori di sapienza e di scienza, in che senso si parla di ricchezze divine se non perché ci basteranno? 
E in che senso è grande la sua bontà se non perché ci sazierà? Mostraci dunque il Padre e ci basta (Gv 14, 8). E in un Salmo un tale - che è uno di noi o parla in noi o per noi - gli dice: Mi sazierò quando si manifesterà la tua gloria (Cf. Sal 16, 15). Egli e il Padre sono una cosa sola (Cf. Gv 10, 30) e chi vede lui vede anche il Padre (Cf. Gv 14, 9). Perciò il Signore potente è il re della gloria (Sal 23, 10). Convertendoci ci mostrerà il suo volto e noi saremo salvi (Cf. Sal 79, 4) e ci sazieremo e questo ci basterà. 

Gli dica pertanto il nostro cuore: Ho cercato il tuo volto. Il tuo volto, Signore io cerco, non nascondermi la tua faccia (Sal 26, 8-9). Ed egli risponderà al nostro cuore: Chi mi ama osserva i miei comandamenti, e chi ama me sarà amato dal Padre mio e io pure l'amerò e gli manifesterò me stesso (Gv 14, 21). Le persone alle quali rivolgeva queste parole lo vedevano certo con gli occhi e udivano con le orecchie il suono della sua voce e potevano afferrare con il loro cuore umano la sua umanità. Ma ciò che occhio non vide né orecchio udì né cuore di uomo poté afferrare, questo egli prometteva di mostrare a coloro che lo amano (Cf. 1 Cor 2, 9). Finché questo non avviene, finché non ci mostra colui che potrà bastarci (Cf. Gv 14, 8), finché non berremo lui fonte della vita e non ci sazieremo di lui (Cf. Gv 7, 38); mentre, camminando nella fede, pellegriniamo lontani da lui (Cf. 2 Cor 5, 6-7), mentre abbiamo fame e sete di giustizia (Cf. Mt 5, 6), mentre desideriamo con indicibile ardore la bellezza della sua natura divina, celebriamo con pia devozione il Natale della sua natura di servo. 

Non ancora possiamo contemplarlo come generato dal Padre prima dell'aurora (Cf. Sal 109, 3): celebriamolo con solennità come nato dalla Vergine nel cuore della notte. Non ancora possiamo comprenderlo perché davanti al sole persiste il suo nome (Cf. Sal 71, 17): riconosciamo la sua dimora posta sotto il sole. Non ancora possiamo contemplare l'Unigenito nel seno del Padre suo: celebriamo lo sposo che esce dalla stanza nuziale (Cf. Sal 18, 6). 
Non ancora siamo in grado di partecipare alla mensa del Padre nostro: riconosciamo la mangiatoia del Signore nostro Gesù Cristo.