QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM
----------------------------------------------- QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM ----------------------------------------------
Quasi come pronti per accogliere con gioia il nuovo Patriarca, ecco che dopo anni di restauri, la facciata di san Simeon si rinnova... e tutto risplende... Te Deum laudamus.....
Aspettando la nomina ufficiale che dovrebbe essere data in sincronia in Vaticano, a Venezia e a La Spezia.
Sacerdote "siriano" per formazione (è stato ordinato proprio dal Card. Siri a Genova nel 1977), è teologo di altissimo profilo in sintonia con Ratzinger, con cui è in linea anche sul piano liturgico. Consacrato Vescovo dal Card. Bagnasco e da Mons. Piacenza.Qui la biografia di Mons. Moraglia, equi il curriculum, tratti dal sito ufficiale della diocesi di La Spezia.
Che questa nomina sia uno dei primi (e resi noti) frutti della recente (agosto) nomina di Mons. Bernardini quale Nunzio in Italia? (si veda qui nostro post). E' proprio al Rappresentante pontificio che spetta, tra l'altro, il compito delicato e importantissimo di proporre la "terna" coi nomi dei candidati per le diocesi vacanti. E che sia merito anche del Card. Ouellet? Speriamo!
Roberto
Moraglia sale in gondoladi A. Tornielli, da Vatican Insider, del 26.01.2012
Benedetto XVI ha scelto il successore del cardinale Angelo Scola sulla cattedra di San Marco: è il vescovo di La Spezia, Francesco Moraglia, di origini genovesi. L’annuncio è atteso a giorni e l’ingresso nella diocesi della Serenissima potrebbe avvenire entro marzo.
Si conclude così l’attesa durata sette mesi, dopo la nomina di Scola a Milano. La «macchina» delle consultazioni per la scelta del successore si è messa in moto con notevole ritardo, complice anche il fatto che dopo l’estate è cambiato il nunzio apostolico in Italia: l’arcivescovo Giuseppe Bertello, che aveva gestito il dossier Milano, è stato promosso alla guida del Governatorato e ora diventerà cardinale, mentre al suo posto di ambasciatore vaticano presso il Quirinale è stato scelto il nunzio in Argentina Adriano Bernardini.
Moraglia è nato a Genova, il 25 maggio 1953 ed è stato ordinato sacerdote dal cardinale Giuseppe Siri il 29 giugno 1977. Dottore i teologia dogmatica, è stato direttore dell’ufficio per la Cultura e l’Università della diocesi genovese; assistente diocesano del Meic; docente di cristologia, antropologia, sacramentaria e di storia della teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale; preside e docente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ligure. Nominato vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato nel dicembre 2007 da Benedetto XVI, ha ricevuto l’ordinazione dal cardinale Angelo Bagnasco nel febbraio 2008. Attualmente ricopre l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione «Comunicazione e Cultura», che sovrintende ai media della Conferenza episcopale italiana.
Il nuovo patriarca può essere considerato un ratzingeriano, sia dal punto di vista teologico che liturgico. Ma (?) le cronache spezzine hanno più volte registrato anche le sue prese di posizione in favore degli operai disoccupati: il vescovo Moraglia si era infatti interessato personalmente della situazione dei disoccupati dell’ex fabbrica di elettrodomestici San Giorno. Mentre nei giorni scorsi è stato presente alla manifestazione dei sindacati di La Spezia contro la manovra del governo, manifestando vicinanza e dicendo loro di condividere «la preoccupazione dei lavoratori» in un momento in cui è a rischio «la coesione sociale».[Questa attenzione al "sociale" e al mondo del lavoro di Mons. Moraglia, a nostro avviso, non rappresenta affatto una contraddizione all'essere "ratzingeriano teologicamente e liturgicamente. Uno non esclude l'altro. Non capiamo quel "Ma" avversativo usato da Tornielli, all'inizio del periodo, n.d.r.]Lo scorso ottobre alcuni centri della diocesi spezzina – Monterosso, Brugnato e Borghetto Vara – erano stati travolti dal fango dell’alluvione. Moraglia da quel momento, ha annullato ogni impegno in agenda e ha percorso in lungo e in largo tutte le zone alluvionate. «Quello che più mi ha colpito – ha detto visitando i paesi sommersi dal mare di fango – sono le persone, la loro capacità di esprimere, nella tragedia, un supplemento di umanità. Sono edificato dalla loro dignità, dalla voglia di ricominciare. C’è gente che ha perso tutto, eppure non manca di incoraggiare altri, magari anche meno sfortunati». Moraglia ha chiesto al rettore del seminario diocesano di inviare i seminaristi a collaborare ai soccorsi: «Queste vicende sono una scuola di vita: aiutano a essere più uomini. Impareranno qualcosa di vero e reale. Anche questo è importante per la loro formazione. Il nostro compito è stare in mezzo alla gente. Stai a sentire le persone, cerchi di tirar fuori quello che hanno dentro, incoraggi, dai una carezza. Finché c’è un rapporto forte tra parroco e comunità, ogni difficoltà può essere guardata con la certezza che sarà superata. Questa alleanza permetterà di riscoprire quella dimensione umana che abbiamo perso con il consumismo e con un’educazione che non aiuta i giovani a gustare la fatica della conquista».
La sede veneziana è uno dei tre patriarcati della Chiesa latina, insieme a Gerusalemme e Lisbona. La nomina di Moraglia non è stata oggetto di discussioni nelle riunioni ordinarie della Congregazione per i vescovi, perché, come accaduto in molti altri casi, il Papa aveva già a disposizione una documentazione sufficientemente completa.
di A. Tornielli
Carissimi Amici, vi
offriamo l'ottima predica di Padre Konrad sul Santissimo Nome di Gesù, anche in video. Quando prendiamo il Rosario e ripetiamo quell'Ave Maria nella quale è
Benedetto il frutto del suo seno: Gesù, pensiamo bene a questo Nome e
trattiamolo come si conviene.
"Gli
fu messo nome Gesù + come era stato chiamato dall'Angelo prima di essere
concepito nel grembo della Madre." San Tommaso da Villanova spiega che
questo Nome fu chiamato dall'Angelo e non fissato da lui. Non fu fissato
neanche dalla Madonna, bensì dallo stesso Padre Celeste. Questo fatto viene
profetizzato da Isaia quando dice: " Ti si chiamerà con un nome nuovo, che
la bocca del Signore indicherà".
Ora,
il nome che Dio da ad una persona o ad una cosa esprime la sua natura o
funzione. Cosa significa, dunque, questo nome nuovo che è "Gesù" + ?
Gesù significa Salvatore, come l'Arcangelo Gabriele aveva esposto a san
Giuseppe con le parole: "Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi
peccati". San Tommaso da Villanova osserva che non lo chiamò "giudice,
né custode, né vindice", ma Salvatore, e questo perché lo scopo
dell'Incarnazione è proprio la salvezza del genere umano.
"Signore
Gesù" - prega il santo - "questo Vostro Santo Nome mi da una fiducia
sconfinata; Signore, sì, Voi siete proprio Gesù! Riconoscete il Vostro Nome,
quello che il Padre Vi ha imposto, siate Gesù per me! Io riconosco di essere
prigioniero, irretito nei lacci dei miei peccati, incatenato dalla mia
cattiveria, stretto nei ferri della mia malvagità. Riconosco ciò che sono,
anche Voi, Gesù, riconoscete ciò che siete!
Di chi siete costituito il Salvatore, se non
degli uomini perduti, dei prigionieri? Se non vi sono dei miseri, dei
condannati da liberare, di chi sarete il Salvatore? Se io Vi ho rinnegato, Voi
però Signore, siete fedele, e non potete rinnegare Voi stesso...Siete la
Verità, Signore, e non potete contraddire il Vostro Nome +. Come Vi potreste chiamare
il Salvatore se non Vi curaste di salvarci? Come Vi potremmo dire
Misericordioso se a chi Vi chiede pietà Voi infliggeste una condanna? In Dio
non c'è finzione, non è possibile l'inganno! Il Vostro Nome Signore è la Vostra
Identità, Vi chiamate Gesù, perché siete Gesù + ".
Abbiamo
dunque fiducia, ed invochiamo con fiducia il Suo Santo Nome, perché il Signore
stesso ci ha detto: "Se chiederete qualcosa al Padre nel mio Nome, Egli ve
la darà", e "se mi chiederete qualcosa nel Mio Nome, io ve la
concederò", e san Pietro dice: "Chiunque invocherà il Nome del
Signore, sarà salvato" - ad una condizione, tuttavia, aggiunge san Tommaso
da Villanova: che Lo invochiamo dal profondo di un cuore sincero.
In
virtù del Santo Nome di Gesù, san Pietro guarisce lo storpio presso la Porta
Bella con le parole "nel Nome di Gesù Cristo + il Nazareno, cammina!"
ed infatti, tutti i miracoli più grandi della Chiesa nel corso dei secoli sono
stati operati in virtù del Suo Santo Nome +. Questo Nome guarisce gli ammalati,
da la vista ai ciechi e la vita ai morti, mette in fuga i demoni e libera gli
uomini dalle tentazioni più violente. Questo Nome fa scendere l'infinita
Misericordia di Dio sul mondo nella Santa Messa, ed è il garante eterno che la
Preghiera della Chiesa sarà esaudita dal Padre.
Che
invochiamo questo Nome, dunque, con cuore sincero e sempre con profondo
rispetto e sacro timore, ed invochiamolo costantemente. Che questo Nome,
insieme al santo Nome della Madonna, sia la nostra unica speranza nella vita
intera, e all'ora della nostra morte pronunciamo con grande devozione la
preghiera meditata da san Tommaso da Villanova e santificata nel corso dei
secoli dalla Chiesa: Gesù, sii il mio Salvatore! Jesus, sis mihi Jesus! Amen
Per
capire la natura della Sacra Famiglia occorre prima di tutto capire i suoi
scopi. Gli scopi della Sacra Famiglia, come di ogni Famiglia e di ogni matrimonio,
sono due: il bene dei figli e il bene degli sposi.
Il
bene dei figli è il primo scopo della Famiglia e consiste nella generazione e
nella educazione dei figli. Nel caso della Sacra Famiglia, questa generazione,
non era l'opera di un uomo, di san Giuseppe, ma da Dio stesso, e il frutto di
questa generazione non era un uomo, una persona umana, ma una Persona Divina,
ossia Gesù Cristo +. Questa è dunque una perfezione della Sacra Famiglia, che
la generazione del figlio, che è il primo scopo della Famiglia, è opera di Dio
stesso, il suo frutto, ugualmente, è Dio stesso. Nel caso della Sacra Famiglia,
in altre parole, il Padre è Dio e il Figlio è Dio. Quanto a questa generazione
del Figlio, la beatissima Vergine Maria e san Giuseppe non sono meramente
passivi ma collaborano con i disegni eterni di Dio, perchè il loro legame
matrimoniale e la loro vita in comune, sono il contesto della Natività e
dell'educazione del Figlio. Collaborano, dunque, con Dio e collaborano, se non
in modo carnale, bensì in modo verginale e dunque più perfetto.
Il
bene degli Sposi è il secondo scopo della Sacra Famiglia, il bene degli sposi o
in altre parole la loro assistenza reciproca. Questa assistenza reciproca loro,
possiede anche una grande perfezione perchè viene indirizzata ad un fine più
sublime di tutte le altre Famiglie, cioè l'educazione e la cura di Gesù Cristo
stesso.
Ora,
i due scopi della Famiglia che sono il bene dei figli e il bene degli sposi,
hanno come ultima meta la santificazione dei figli e di tutti i membri della
Famiglia. La Sacra Famiglia costituisce in una eccezione in questo punto,
perché la santificazione non viene dai genitori ma dal Figlio, che non ha
bisogno della santificazione perchè è il Santo stesso ed è la fonte della
santificazione della Sua Madre e di san Giuseppe.
Ogni
membro della Sacra Famiglia è modello delle virtù proprie al suo stato:
-
san Giuseppe è modello della docilità alla volontà di Dio espressa a lui nelle
ambasciate dall'Angelo; modello della cura paterna nel guidare la Sacra Famiglia
a Betlemme, a Gerusalemme, a Nazareth ed in Egitto; è modello della Provvidenza
ab-eterna nel suo lavoro.
-
la Madonna è modello di tutte le virtù manifestate nel racconto degli
Evangelisti, particolarmente le virtù materne della sottomissione a Dio, la
Preghiera e la pazienza.
-
il Signore Gesù + manifesta le virtù filiali di sottomissione, all'ubbidienza e
all'umiltà e onore verso la Sua Madre e il Suo padre putativo, malgrado il
fatto che è infinitamente superiore a loro essendo il loro Creatore e Dio.
Quanto
all'amore di ognuno per ogni altro possiamo dire che più grande è il Santo più
grande è il suo amore per Dio, dunque san Giuseppe essendo uno dei più grandi
Santi che ci siano, eletto da Dio al rapporto, il più intimo che ci sia, con il
Suo Divin Figlio, dopo quello con la Madonna e con la Sua Santissima Madre,
aveva ed ha un amore immenso verso di Lui, e dopo di Lui verso la Sua Sposa
Immacolata con cui è legato conlegame
umano, il più intimo che ci sia.
La
Madonna perchè fu tutta umile e vuota di sè, nelle parole di sant'Alfonso,
perciò fu tutta ripiena del Divino Amore, ardendo di dentro per amore, così che
quando portava il Suo Figlio Divino tra le braccia poteva chiamarsi "Fuoco
portante fuoco". In oltre, amando Dio più di tutti gli altri Santi, poteva
anche amare il prossimo più di tutti gli altri Santi perchè, come dice san
Tommaso, chi ama Dio ama tutte le cose amate da Dio e san Giuseppe era la
persona umana più vicina a Lei e dunque aveva la pretesa, la più grande, al suo
amore.
Quanto
all'amore di Gesù Cristo + verso san Giuseppe e la Madonna, bisogna sapere
anche che più grande è il Santo più lo ama Dio ed essendo san Giuseppe un Santo
così grande, ed essendo la Madonna la Santa, la più grande di tutti, il Signore
li amava in modo eccelso.
Quanto
al Suo amore per la Sua Madre in particolare, san Tommaso da Villanova scrive
che "l'amava talmente che discese nel di lei seno a farsi uomo".
Con
questi esempi della Sacra Famiglia, carissimi fedeli, proviamo noi a compiere i
nostri doveri verso i nostri genitori e, o i figli con la preghiera, con
l'esempio e con la parola, quando riteniamo che sarà ascoltata. Amiamoli non
con indulgenza eccessiva verso le loro debolezze ma nella carità e la
misericordia, chiedendo aiuto alla Sacra Famiglia, per poter un giorno in
compagnia di san Giuseppe e la Madonna, con tutti i nostri familiari, adorare
il Volto ineffabile del Bambino Gesù nel Cielo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen!
- 'l vago è il tuo tormento, Bel Volto del mio
bene, che quasi a Te diviene o amabile dolor. In cielo che
farai, se in rozzo velo impresso, da tante pene oppresso, spiri sì
dolce Amor? Adoramus te, Christe.....
-
Vogliate considerare, fratelli carissimi, come in questa Stazione Gesù
volle lasciare impressa l'immagine del Suo Divin Volto, nel candido
lino offerto con pietà dalla Veronica la quale non ebbe paura di
intrufolarsi fra le turbe soldatesche, per poter adorare e venerare
quel santissimo Volto, tutto impregnato di sangue. O quanta mirabile
compassione! La Veronica ci addita un forte esempio, quello di
sprezzare tutti i rispetti umani, se vogliamo davvero avvicinarci a quel
Volto Santo, è necessario intrufolarci fra le file di chi pur
standosene in prima fila a veder passare quel Volto Santo, lo
schernisce, si unisce alla soldatesca per inveire contro quel Volto il
cui divin Sangue ne ha fatto una maschera. Non indugiamo fratelli!
seguiamo la Veronica, andiamo ad asciugar quel Volto Santo ridotto a
dolore per noi!
- Amabilissimo Volto Santo, oh
Gesù mio! la generosa pietà della Veronica nell'inoltrarsi senza
indugio fra le turbe insolenti per asciugarVi la faccia, tutta
grondante di sudore e Sangue prezioso, e per i meriti di questo atto di
coraggio che Voi stesso apprezzaste, Vi imploro ad impetrarmi forza
per vincere ogni rispetto umano, ogni lode umana che possa nuocere alla
divina Pietà che devo al Vostro cospetto. Fate o Volto Santo, ch'io
avanzi sempre più nel rispetto di Voi e del Vostro immenso Amore. un Pater, un Ave e un Gloria....
Predica del 6 Gennaio 2012 di padre Konrad Epifania di Nostro Signore
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Epifania, carissimi fedeli, significa manifestazione, manifestazione di Gesù Cristo al mondo, soprattutto al mondo dei gentili rappresentato dai Magi. Questa Sua manifestazione si simbolizza nella Stella apparsa nel Cielo. La Stella significa in primo luogo Cristo la Luce, Lui è la Luce nel Suo rapporto al Suo Padre, "Luce da Luce", un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e immagine della Sua bontà, come leggiamo nel Libro della Sapienza. Poi è Luce nel suo rapporto all'uomo, la Luce degli uomini, come leggiamo nel Prologo di san Giovanni, la Luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, dobbiamo intendere la Luce, qua, come la Luce della ragione, la Luce della Fede e la Luce della Carità, perché ogni uomo gode della ragione e raggiungere alla Fede e la Carità se conduce una buona vita. Questa Stella su Betlemme brilla nella notte come la Luce che san Giovanni descrive nel Prologo: che splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno superata, cioè, la Luce che è Cristo + non sarà soppressa dalle tenebre dell'ignoranza, né del peccato, ma diverrà una fonte di Vita soprannaturale per tutti coloro che Lo accettano. Come dice già il padre di san Giovanni Battista, Zaccaria, quando profetizza: verrà a visitarci dall'alto un Sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte, e per dirigere i nostri passi sulla via della pace. In secondo luogo la Stella significa la Santissima Vergine Maria, come Stella o Donna di Luce, secondo due interpretazioni del Suo Nome, Lei splende al di sopra di questo mondo di tenebre dove, Piena di Grazia, accoglie in se stessa la Luce del Sole increato che è Dio, come Mediatrice di tutte le Grazie guida, con questa Luce, gli abitanti della terra verso il Sole eterno che è Dio. Di fatti il ruolo di Mediatrice, della Madonna, si vede chiaramente nel racconto dell'Epifania nelle parole: "entrati nella Casa videro il Bambino con Maria, Sua Madre". Ludolfo il certosino, commenta: I Magi avevano per Maestra, nella fede, quella Stella dolce e sovrana di cui l'Astro non era che la figura. Come rispondono i Magi all'apparizione del Signore, alla Sua Epifania? Prostratisi Lo adorarono, poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra, e dopo fecero ritorno per un'altra strada, al loro Paese. Come risponderemo noi? Lo stesso commentatore scrive: offriremo al nostro Re l'oro della carità, al nostro Dio l'incenso delle nostre preghiere, al Redentore che soffre per noi la mirra amara della nostra compassione - e continua - e come i Magi allora, dopo aver adorato il Bambino prenderemo un'altra strada per tornare alla nostra Patria, perché la nostra Patria è l'innocenza e il Cielo. Siamo usciti per mezzo della superbia, la disubbidienza, l'attaccamento alle cose visibili, ci torneremo per mezzo dell'ubbidienza, la santa umiltà e l'indifferenza. L'amore per Dio è l'indifferenza del mondo! Facciamo allora che soprattutto queste virtù siano rinforzate in noi da questa Festa dell'Epifania e che ci conducano, per un'altra strada, in Cielo. Amen
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Sia Lodato Gesù Cristo +