Francesco Moraglia è il nuovo Patriarca di Venezia
Mons. Francesco Moraglia è il nuovo Patriarca di
Venezia. L'annuncio è stato dato questa mattina, a Venezia, La Spezia e
in Città del Vaticano. Queste le prime parole del nuovo Patriarca:
«A S. E. il Cardinale Marco Cè, Patriarca Emerito, A S. E. Mons.
Beniamino Pizziol, Amministratore Apostolico, a tutti i sacerdoti, i
diaconi, i consacrati, le consacrate, fedeli laici, a tutti gli uomini e
le donne, dimoranti nel territorio diocesano.
Carissimi amici, fin dal primo momento in cui sono stato informato che
il Santo Padre mi aveva destinato alla sede patriarcale di Venezia, ho
provato un forte sentimento di trepidazione, ma anche una grande fiducia
nel Signore; di tale stato d’animo desidero, in primo luogo, farvi
parte. Tutti, infatti, - pastore e fedeli - siamo coinvolti nella scelta
di Benedetto XVI. Il servizio nel difficile compito della presidenza
ecclesiale richiede doti tali di prudenza, di saggezza, di cuore e
d’intelletto che nessuno può pensare di possedere; per questo mi rivolgo
a Voi chiedendo, fin d’ora, preghiera e aiuto.
Per la Chiesa che è a Venezia e il suo nuovo pastore inizia un tempo in
cui ciascuno - per la sua parte - è chiamato ad affidarsi, con più
libertà e più fede al Signore e al Suo piano provvidenziale che va
sempre oltre quanto gli uomini possono immaginare; è il tempo in cui
ciascuno, facendo meno conto su di sé, é chiamato ad aprirsi
maggiormente, nella sua vita, al senso della paternità di Dio. E’ il
tempo - se vogliamo - della comunione a priori, in cui, pastore e fedeli
sono invitati, nella fede, a innalzare lo sguardo all’unico Maestro e
Signore.
Sono mandato a voi - nella successione apostolica - come vostro Vescovo;
non conto su particolari doti e doni personali, non vengo a voi con
ricchezza di scienza e intelligenza ma col desiderio e il fermo
proposito d’essere il primo servitore della nostra Chiesa che è in
Venezia. Faccio mie le parole dell’apostolo Paolo che, nella seconda
lettera ai Corinzi, scrive: «non intendiamo fare da padroni sulla vostra
fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella
fede voi siete saldi» (2 Cor 1, 24). Il Vescovo, infatti, non è
chiamato, innanzitutto, a portare qualcosa di suo, ma qualcosa che va
oltre le sue personali capacità e risorse; in altre parole, la pienezza
del sacerdozio di Cristo che - sul piano ministeriale - costituisce la
Chiesa.
Sono conscio d’essere mandato a una Chiesa viva, ben presente sul
territorio, a una Chiesa che sa esprimere con una fede capace di farsi
cultura ma, soprattutto, a una Chiesa che ha una lunga storia scandita
dalla santità, anche ordinaria, di molti suoi figli e figlie; una
santità confermata, anche recentemente, dalle figure di alcuni suoi
grandi pastori come Giuseppe Melchiorre Sarto - San Pio X -, Angelo
Giuseppe Roncalli - Beato Giovanni XXIII -, Albino Luciani - Servo di
Dio Giovanni Paolo I -. Una Chiesa che, nei suoi membri, può contare su
molteplici risorse per dire, oggi, la bellezza di Gesù risorto, il
vivente. E tale testimonianza, nella così detta società “liquida” - in
cui le situazioni mutano prima di consolidarsi in abitudini e procedure
-, è oltremodo urgente.
Il Vescovo è chiamato a servire nella presidenza e, proprio per non
venir meno in tale compito sa che, come prima cosa, deve amare la sua
Chiesa, perché solo chi ama vede bene ed è in grado di cogliere tutto
nella logica del Vangelo. Vengo col desiderio di ascoltare, per capire e
conoscere quanto lo Spirito vuol dire a questa Chiesa, nella logica
sinodale del comune cammino delle diocesi del Triveneto verso Aquileia
2. Si tratta di molteplici strade e di un comune percorso guardando, con
occhi nuovi, alle realtà ecclesiali e socio-culturali, per una nuova
evangelizzazione, in dialogo con le culture del tempo, avendo come meta
il bene comune. Tale convenire delle Chiese del Nordest s’inserisce nel
più ampio orizzonte degli orientamenti pastorali della Chiesa che è in
Italia; così a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano
II, il più grande evento ecclesiale che ha segnato il XX secolo, siamo
invitati a rinnovarci personalmente e comunitariamente in una fede
capace di farsi cultura.
Il momento che stiamo vivendo deve caratterizzarsi per la comunione che
nasce dalla fede nell’unico Signore; siamo chiamati a “narrare” - come
Maria nel Magnificat - le grandi cose che Dio opera in noi.
Da quando sono stato messo a conoscenza della decisione del Santo Padre
ho voluto idealmente aprire il mio cuore a tutta la città, all’intera
diocesi, a ogni uomo e donna che il Signore mi vorrà fare incontrare nel
servizio episcopale in mezzo a voi. Tutti porto nella preghiera e a
tutti chiedo la carità della preghiera; in modo particolare la chiedo ai
piccoli, ai malati, agli anziani, ai bambini, a coloro che Gesù, nel
Vangelo, ci dice contano di più agli occhi del Padre celeste. Chiedo
d’essere accolto come un fratello che, per un disegno della Provvidenza,
è mandato a voi come padre, pur venendo da una regione lontana dalla
vostra che ormai, però, avverto già come a me carissima.
A quanti, nelle differenti vocazioni e stati di vita, concorrono a
formare il volto della Chiesa di Dio che è in Venezia, domando aiuto,
collaborazione e assunzione di corresponsabilità; il Vescovo, infatti,
che è garante dell’unità della Chiesa particolare - nella comunione col
Vescovo di Roma - da solo non può fare nulla. Infine chiedo la
collaborazione dei confratelli, insigniti del sacerdozio di secondo
grado, che costituiscono il reale prolungamento del sacerdozio del
Vescovo. Fra essi, in primis, mi rivolgo ai parroci, poi a quanti, a
diverso titolo, esercitano il ministero nell’ambito della cultura -
ricerca e insegnamento - e ai confratelli che, oggi, in un contesto
sociale sempre più a rischio povertà, si misurano, quotidianamente, con
tutte le tipologie dei bisogni dell’uomo. Conto anche sui diaconi e sul
loro prezioso ministero: il servizio della carità che, sempre, nasce
dall’altare e ad esso, sempre, ritorna. Ai consacrati e consacrate
chiedo che, nella fedeltà al loro carisma specifico, esprimano il volto
sinfonico della Chiesa, ne promuovano la crescita compiendone i
lineamenti, in vista di una testimonianza pienamente evangelica,
incarnata nell’oggi. Ai fedeli laici e alle aggregazioni laicali dico la
mia fiducia e stima, guardo a loro come a una vera ricchezza per
un’inculturazione della fede nel contesto di una vera e sana laicità,
con particolare attenzione e promozione della realtà della famiglia,
nella prospettiva del bene comune.
Nell’alveo e secondo la logica di una sana laicità guardo con attenzione
allo Studium Generale Marcianum, polo pedagogico e accademico,
strumento di formazione e di ricerca, affinché la nostra Chiesa sia in
grado d’elaborare una proposta educativa radicata nell’impareggiabile e
unica tradizione storica e civile di Venezia e, insieme, in dialogo
costante con tutte le culture e gli uomini.
Ai carissimi giovani, con i quali sarebbe - fin d’ora - mio desiderio
intrattenermi a lungo, mi limito a dire: voglio incontrarvi al più
presto! Un pensiero di vicinanza amica e fraterna va a quanti
appartengono alle differenti confessioni cristiane, alla comunità
ebraica, ai credenti di altre religioni presenti nel territorio della
diocesi. Infine il mio saluto rispettoso va agli uomini e alle donne non
credenti, soprattutto a coloro che sono “in ricerca”, auspicando, per
quanto possibile, un comune impegno per l’uomo; in una cultura sempre
più individualista, profondamente segnata della tecno-scienza, appare
discriminante la questione antropologica, vero “caso serio” per il
presente e il futuro della nostra società.
Non posso chiudere questo saluto senza un ricordo del mio predecessore,
il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, del Cardinale Marco
Cè, Patriarca Emerito; un grazie riconoscente e particolarissimo
all’Amministratore Apostolico, Monsignor Beniamino Pizziol per quanto
sta facendo, con grande generosità, a servizio della Chiesa che è a
Venezia. Agli eccellentissimi Vescovi della sede metropolitana
patriarcale e agli eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della
Conferenza Episcopale Triveneta dico - nell’attesa d’incontrarli di
persona - il mio intenso, fraterno affetto collegiale.
Al Sindaco, al Presidente della Provincia, al Presidente della Regione e
a tutte le cariche istituzionali rivolgo il mio deferente saluto e
assicuro impegno per una collaborazione leale, nella distinzione dei
ruoli.
L’intercessione di San Marco Evangelista, del Proto Patriarca San
Lorenzo Giustiniani, soprattutto la materna intercessione della Vergine
Nicopeia ci ottengano, da Dio, la grazia di rispondere a quanto Egli si
attende da ciascuno di noi.
In attesa d’incontrarVi, tutti benedico con affetto.
Tratto da GENTE VENETA,
n.5/2012