QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM

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venerdì 6 aprile 2012

Adorazione della Croce: Crux Fidelis







Crux fidélis
http://www.gloria.tv/?media=275754

Crux fidélis, inter omnes arbor una nóbilis!
Nulla talem silva profert fronde, flore, gérmine.
Dulce lignum, dulces clavo dulce pondus sústinens!
- Pange lingua, gloriosi, proelium certaminis,
et super Crucis tropaeo dic triumphum nobilem,
qualiter Redemptor orbis immolatus vicerit.
Crux fidélis, inter omnes arbor una nóbilis!
Nulla talem silva profert fronde, flore, gérmine.
- Quando venit ergo sacri plenitudo temporis,
missus est ab parce Patris, Natus orbis conditor,
atque ventre verginali, carne factus prodiit.
Dulce lignum, dulces clavo dulce pondus sústinens!
- Vagit infans inter arta conditus praesaepia,
membra pannis involuta, Virgo Mater alligat,
et manus pedesque et crura stricta cingit fascia.
Crux fidélis, inter omnes arbor una nóbilis!
Nulla silva talem profert fronde, flore, gérmine.
- Lustra sex qui iam peregit tempus implens corporis,
se volente, natus ad hoc, passioni deditus,
Agnus in crucis levatur immolandus stipite.
Dulce lignum, dulces clavo dulce pondus sústinens!
- Aequa Patri Filioque, inclito Paraclito,
sempiterna sit beatae Trinitati gloria;
cuius alma nos redemit atque serva gratia

*******
Croce fedele, nobile albero, unico tra tutti!
Nessun bosco ne offre uno simile per fiore, fogliame, germoglio.
Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete il dolce peso.
- Esalti ogni lingua nel canto lo scontro e la grande vittoria,
e sopra il trofeo della Croce proclami il suo grande trionfo,
poichè il Redentore del mondo fu ucciso e fu poi vincitore.
- E quando il momento fu giunto del tempo fissato da Dio,
ci venne qual dono del Padre il Figlio, creatore del mondo;
agli uomini venne incarnato nel grembo di Vergine Madre.
- Vagisce il Bambino, adagiato in umile, misera stalla,
le piccole membra ravvolge e copre la Vergine Madre,
ne cinge le mani ed i piedi, legati con candida fascia.
- Compiuti trent'anni e conclusa la vita mortale,
il Signore offriva se stesso alla morte, per noi,
in Croce è innalzato l'Agnello che viene immolato per noi.
- Al Padre sia gloria ed al Figlio, e all'inclito Paraclito;
sia gloria alla sempre ed Eterna Trinità;
il Suo Amore l'anima ha redento, servo della grazia. —


martedì 27 marzo 2012

Settimana di Passione



Predica del 25 marzo 2012 di padre Konrad  
Settimana di Passione

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Dalla Domenica della Passione in poi, le Statue e le Croci della Chiesa sono coperte, affinché possiamo meditare dentro di noi, in modo più intimo, la Passione del Signore. Per aiutarci in questo lavoro in modo salutare voglio meditare oggi, brevemente, l'Agonia del Signore nell'orto del Getzemani.
Là Egli soffriva la Passione, che era davanti ai Suoi occhi dal momento del Suo Concepimento e lo sarebbe stato sino alla Sua morte, nel modo più forte e più intenso. Getzemani, allora, significa etimologicamente "frantoio di olive" get-shemen, e spiritualmente significa il luogo dove, il Suo Preziosissimo Sangue esce da Lui mediante la Sua mortale agonia, come olio con cui siamo rifatti, unti e nutriti come accenna la Parola nel Cantico dei Cantici " oleum effussum nomen tuum " (1,1).
"Coepit contristari et maestus esse / cominciò a provare tristezza e angoscia" (XXVI, 37), scrive San Matteo, la tristezza ora è l'emozione che si sente davanti ad un male che non si può fuggire, questo male era quintuplice:

1. La visione della Sua Passione e della Sua morte, i singoli tormenti, le flagellazioni, gli obbrobri, schiaffi, derisioni, blasfemie, la Croce e la morte in tutta la sua estensione, profondità ed acerbità che Lo fece gemere, tremare, languire, impallidire, indebolire, gettarsi per terra e sudare sangue. E questo per espiare il compiacimento del peccato di Adamo in quell'altro orto di Eden, e di tutti gli altri peccatori.

2. La visione di tutti i peccati e di ogni peccato di tutti gli uomini e di ogni uomo, da Adamo e fino alla fine del mondo; tutti i sacrilegi soprattutto verso il Santissimo Sacramento dell'Altare, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le calunnie, le blasfemie e tutti i crimini, i più enormi e i più orrendi mai commessi assieme a tutto il dolore, tutta la vergogna e la compunzione che a loro appartenevano, come se Egli stesso li avesse tutti commessi. Vedendo con perfetta chiarezza il grande grado infinito della loro offesa all'infinita Maestà di Dio e suscitando in Se un dolore che ci corrispondesse, e questo per espiare pienamente tutte quelle offese al Padre Celeste.

3. La visione di tutte le sofferenze dei Martiri, dei Confessori, Pastori e Santi che accoglieva in Se per guadagnare ai Suoi Servi fedeli la grazia, la forza e la consolazione per poter subirle per Dio.

4. La visione della dannazione di molti uomini che malgrado tutte le Sue sofferenze si sarebbero persi l'anima, in gran numero, a causa della loro negligenza, indifferenza ed ingratitudine verso di Lui.

5. La visione della afflizione della Sua Beatissima Madre, soprattutto quando stava ai piedi della Croce poiché il dolore del Figlio trafiggerà come una spada l'Anima della Madre, e tornarono poi ad affliggere la propria anima con ancor maggior intensità, Egli soffrendo nel sommo grado di vedere affliggersi la Sua Madre a causa di Lui.

San Leone Magno afferma che "la Passione del Signore si prolunga sino alla fine dei secoli". 
Gli fa eco il filosofo Pascal nella sua meditazione sull'agonia del Signore: "Cristo - scrive - sarà in agonia fino alla fine del mondo. Durante questo tempo non bisogna dormire: Io pensavo a te nella Mia Agonia, quelle gocce di Sangue le ho versate per te. Vuoi costarmi sempre Sangue della mia umanità senza che tu versi neanche una lacrima? Io ti sono più amico del tale e di tal altro, perché ho fatto per te più di loro, ed essi non soffrirebbero mai quel che ho sofferto da te, non morirebbero mai per te nel tempo della tua infedeltà e delle tue crudeltà come ho fatto Io, e sono pronto a fare nei miei eletti e nel Santissimo Sacramento dell'Altare".

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.




domenica 25 marzo 2012

L'arrivo a Venezia del nuovo Patriarca mons. Francesco Moraglia






Questa mattina, dopo la Santa Messa "in Terzo" a San Simeon, con il nostro Padre Konrad siamo andati a ricevere anche noi il nuovo Patriarca Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Francesco Moraglia.
Un vero giubilo, una festa e tanta gioia, complice certamente anche il bellissimo sole che ha contribuito a dare luce e ad illuminare l'evento....
Ci piace donarvi queste prime foto e nella seconda, sullo sfondo, il nuovo Patriarca con la nostra amata Chiesa di San Simeon piccolo, se vogliamo anche un'altra primizia, la sua prima gondola....

Al nostro Patriarca un caloroso e filiale Benevenuto, con la preghiera e con la gioia nel cuore... e l'aspettiamo a San Simeon...

Con affetto i parrocchiani di Padre Konrad


giovedì 15 marzo 2012

La blasfemia




Predica del 29 Gennaio 2012 di padre Konrad  

La blasfemia

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
La natura precisa della blasfemia recente a Milano (riferito allo spettacolo che è stato dato sul Volto di Cristo) non ci interessa perché, la conoscenza del male, è degradante, e come dice il Libro della Sapienza "non è la saggezza".
Cosa è la blasfemia? La blasfemia è la contumelia contro Dio, può essere o eretica, o non eretica.
Un esempio della blasfemia eretica è la dottrina di Calvino "che Dio sia la causa del peccato", la blasfemia non eretica può essere o la semplice derisione o l'imprecazione. Un esempio della derisione è la parola dei giudei al Signore di "scendere dalla Croce se fosse il Figlio di Dio", un esempio dell'imprecazione è la parola che Dio morisse. Se l'imprecazione è deliberata, comprende l'odio verso Dio che è il peccato il più grande in assoluto. 

La blasfemia è un peccato contro la Religione e la Carità. Se è deliberato, è un peccato mortale.

La Religione è la virtù di rendere a Dio ciò che Gli è dovuto, cioè l'adorazione, la lode, il ringraziamento e la petizione; la Carità è la virtù, come sappiamo bene, di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, e con tutte le nostre forze.
La blasfemia può essere considerata assieme all'ateismo e al peccato in genere. Mentre l'ateismo è la negazione di Dio, la blasfemia è la contumelia contro Dio; mentre il peccato è una offesa indiretta verso Dio, la blasfemia è una offesa diretta contro Dio. La blasfemia, l'ateismo e il peccato in genere costituiscono una ribellione superba contro Dio, una ribellione che cresce sempre e che si manifesta nell'epoca moderna sempre più chiaramente. Il Salmista dice: "la superbia di chi ti odiano cresce sempre - superbia eorum qui te oderunt crescit semper".

La blasfemia in riparazione di cui questa Santa Messa viene celebrata è precisamente una ribellione contro Iddio Uomo, Nostro Signore Gesù Cristo + di cui il Nome sia sempre adorato. Di questa ribellione in genere parla il Salmo 2 "perché congiurano le genti e perché i popoli hanno meditato cose inani? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia: spezziamo le loro catene ( dicono ), gettiamo via i loro legami". 

Ora, due caratteristiche particolari di questa ribellione sono la sua inanità e la sua impietà. La ribellione è inane, come viene espresso nel Salmo, perché è una ribellione contro l'Essere stesso, sempiterno, Onnipotente, somma di ogni perfezione, vestito di infinità Maestà e Gloria, una ribellione da un essere limitato e finito che esiste solo in quanto partecipa all'esistenza di Dio, e che è buono solo in quanto partecipa alla Sua bontà. Tutto ciò che è nell'essere umano è mancanza: mancanza di essere, mancanza di bene: questo è proprio a lui. L'essere umano è una creatura di un'ora destinata a morire, polvere alla polvere, di cui il fiore appassisce, e la gloria, la bellezza, la forza passano, si sciolgono e periscono. "Perché dunque si insuperbisce la polvere?" chiede l'Ecclesiastico (cfr Siracide 10,9).
La ribellione è empia perché è contro il nostro Padre Celeste che occorre amare con l'amore di pietà: Egli che ci ha creati, che ci conserva in esistenza, che ci ha resi figli adottivi col dono gratuito della Grazia; è empio perché è contro il nostro Fratello e Redentore Gesù Cristo + che ha preso su Se stesso tutti i nostri peccati e li ha espiati tramite la Sua Passione e Morte in una certa infinità di sofferenza.
Ma Dio non è solo l'amore e la misericordia stessa, bensì anche la santità e la giustizia, e non sarebbe la santità né la giustizia se non vendicasse le offese commesse contro di Lui. "Colui che abita nei cieli riderà su di loro" leggiamo nello stesso Salmo 2. 
Ci sarà dunque una punizione per questa ribellione sui ribelli: una punizione temporale o eterno, secondo la gravità del peccato e secondo il loro pentimento. Ma secondo la gravità del peccato, soprattutto coloro che sono direttamente contro Dio, ci può essere anche un castigo degli innocenti, per esempio tramite i disastri naturali o guerre, come la Madonna di Fatima ha chiaramente constatato.

 Per evitare questo ultimo pericolo bisogna riparare. La Santa Messa  è già una riparazione, ma invito tutti, carissimi fedeli, e me come primo, di fare anche la propria riparazione, che può essere uno sforzo di combattere un determinato peccato o vizio abituale del nostro carattere, o un impegno più serio per la Preghiera o la conversione.
Il Signore è molto offeso, ma sarà consolato da un amore più grande, più fervente da parte dei suoi amici.
Amen.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +


giovedì 1 marzo 2012

La virtù del Digiuno

Santi Comandamenti


Quanto segue è tratto per me e per voi, Amici, da: Filotea Mariana, una raccolta di saggi, aneddoti, preghiere e devozione della tradizione e si chiama: "Un segreto di felicità" di padre Francesco M. Avidano S.M. - Nona Edizione - Torino - con Imprimatur 1962



I pasti e la Madonna

La santa Schiavitù ti aiuterà a nobilitare e santificare anche questa azione in sè così materiale. Quante anime pie, infatti, e anche religiose, che hanno saputo rinunciare a tutto, sono poi state invece schiave della gola!
Ascolta cosa devi fare: impara a mangiare da uomo, da cristiano, da schiavo di Maria.

1. Da Uomo: impara innanzi tutto questo, mangiare per vivere e non vivere per mangiare. Gli animali vivono per mangiare, eppure se essi sono addomesticati imparano a rispettare le regole che tu, uomo, dai loro, a maggior ragione comportati come uno che ha delle regole.
E poi pensa qual dolorosa necessità dover interrompere la preghiera, il lavoro, per pensare a mangiare e poi per digerire... Assoggetati perciò ad essa come ad una umiliante necessità "per vivere devo mangiare", ma non essere di quelli che fanno del cibo il pensiero dominante della vita e non sanno parlare d'altro che di ciò che hanno mangiato e di quel che mangeranno qualche ora più tardi; non essere di quelli che non s'accontentano mai di nulla a tavola e che se non soddisfano il gusto sono capaci di mandarsi storta la giornata. Tu mangia da uomo saggio, che se la salute te lo permette certamente, apprezza tutto ciò che ti sarà offerto in cibo, impara a mangiar ciò che ti fa bene ma forse non ti piace nel gusto, sii gioioso se qualche volta il pasto è poco saporito. Non riempirti lo stomaco fino alla sazietà, così mangiano gli animali, ma loro sono giustificati, eppure se li addomestichi s'accontentano di ciò che il padrone gli dà, impara anche poco alla volta le piccole rinuncie fino a soddisfare, piuttosto, il piacere di qualche digiuno.

2. Da Cristiano: il primo condimento dei tuoi pasti sia la preghiera e la mortificazione, il fioretto. Se hai più tempo aggiungi alla preghiera del pasto anche un'Ave Maria, e glieLa offrirai pensando a Lei mentre era in fuga in Egitto, quasi partoriente, non aveva molto di che mangiare. Anche durante il pasto non smettere di nutrire l'anima, se ti è possibile, ascolta qualche passo della Scrittura, in famiglia qualcuno a turno, durante il desco, può leggere qualche brano ispirato scritto dai Santi, oppure dal Trattato della Vera Devozione a Maria, o dal Segreto di Maria, o dalle Glorie di Maria, perchè "non di solo pane vive l'uomo", pensa a quanti sono senza pane e ciò che tu mangi è dono di Dio.
Questi consigli ci sono dati dall'Apostolo Paolo, quando dice:  1Corinzi 10, 31 Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun'altra cosa, fate tutte le cose per la gloria di Dio.
Non dimenticare le pene che si scontano in Purgatorio per i peccati di gola! E ti sia di giovamento pensare alle eterne ricompense con cui Dio rimunerà anche la più piccola mortificazione che avrai fatto per amor Suo.
Quando Gesù mangiava pensava anche all'Ultima Cena, pensava a quel pane e a quel vino  che avrebbe trasformato nel Suo Corpo e nel Suo Sangue, sacrificato per la nostra salvezza, così il vero Cristiano, anche a tavola, non pensa a se stesso, ma piuttosto pensa agli altri, mentre mangia può pensare a cosa fare magari per un vicino di casa in difficoltà, o per qualche fedele della parrocchia in difficoltà, o per andare a trovare un malato, vedi come anche mangiando si può pianificare il proprio apostolato.
Infine, se sei invitato a qualche pranzo importante, non metterti in mostra, cerca sempre l'ultimo posto, non ostentare, ed anche qui, senza offendere il padrone di casa,  nascondi le tue mortificazioni.

3. Da Schiavo di Maria: pensa subito e spesso a come è divinamente bello immaginare la Vergine Santa mentre serve Gesù a tavola, mentre porge il piatto al Suo Casto Sposo san Giuseppe, dopo una giornata di lavoro. Immagina come Gesù, seduto a tavola, mangiasse con loro. Stai pur certo che la Madonna non pensava al cibo in sè, ma guardava il Suo adorabile Gesù, e sempre pensava a quel Mistero che aveva davanti: tutto Dio ed anche tutto Uomo, Suo Figlio, e pensava di certo come avrebbe potuto servirLo al meglio nel mentre che cresceva.
Che bello e che dono poter mangiare sempre alla presenza della Divina Famiglia. Maria dava i bocconi più prelibati a Gesù Bambino, così i Santi hanno imparato a fare altrettanto con i poveri, dando il meglio che avevano a loro, spesso si astenevano da qualche ghiotto boccone che offrivano alla Madonna perchè in qualche modo Ella potesse far giungere quella rinuncia a qualche povero.
Maria era tutta protesa all'ascolto di Gesù, sappi anche tu introdurre delle buone conversazioni a tavola, e se sei un religioso, sfrutta la lettura di tavola, è importante non perdersi nelle chiacchiere peccaminose, specialmente quelle vanitose, quelle in cui ci si autogratifica di se stessi.

4. Impara a vedere in chi ti serve la Vergine Santissima e ti sarà più facile:

a. mangiare con umiltà: io che sono il servo, vengo servito! Ho davvero guadagnato questo cibo? Sappi riconoscere la Provvidenza e di spesso: Oh! come la Madonna Santa tratta bene i suoi servi!

b. con la santa mortificazione: come potrei lamentarmi di tal simile Provvidenza sulla mia tavola? E questa non è fantasia! La Madonna vuole davvero che tu accetti, in nome Suo, tutto ciò che ti portano, senza lamentarti, ma ringraziando sempre il Signore prima, durante e dopo il pasto.

c. con fedeltà e devozione, cioè: sempre come se stessi alla presenza di Dio, ricordando di avere sempre accanto a te il tuo Angelo Custode. Usa la fedeltà specialmente nei giorni di digiuno prescritti dalla santa Chiesa, giungi ad un santo digiuno di devozione specialmente il Venerdì e al Sabato dedicato alla Madonna, ricordandoti che alle ore 15,00 del Venerdì Gesù moriva sulla Croce per te. Questo pensiero ti aiuterà a mantenerti fedele nella mortificazione e nel digiunare.

Se all'inizio dell'impresa ti riuscirà difficile mantenerti fedele, non scoraggiarti, aiutati con la Confessione, con la santa Eucaristia, con il Rosario, non smettere mai di impegnarti e alla fine vedrai che i risultati arriveranno, e tu guadegnerai immensi benifici e tanto giovamento. Pensa sempre che più ti impegnerai a favore dei peccatori, dei poveri, di chi è lontano dalla Chiesa, per la loro conversione, e più tu riciverai benefici.
La Madre Matilde del SS. Sacramento, Abbadessa del Monastero, aveva stabilito che fosse portata, ogni giorno, la miglior porzione ai piedi della Santissima Vergine, e così che venisse distribuita ai poveri che andavo a bussare in quell'ora.


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sabato 18 febbraio 2012

Avviso Sacro, MESSA DELLE CENERI

si avvisa che Mercoledì 22 Febbraio,  la Santa messa verrà cantata alle ore 17 nella chiesa di san Simon Piccolo.

martedì 31 gennaio 2012

Messaggio del nuovo Patriarca

Francesco Moraglia è il nuovo Patriarca di Venezia

Mons. Francesco Moraglia è il nuovo Patriarca di Venezia. L'annuncio è stato dato questa mattina, a Venezia, La Spezia e in Città del Vaticano. Queste le prime parole del nuovo Patriarca:

«A S. E. il Cardinale Marco Cè, Patriarca Emerito, A S. E. Mons. Beniamino Pizziol, Amministratore Apostolico, a tutti i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate, fedeli laici, a tutti gli uomini e le donne, dimoranti nel territorio diocesano.



Carissimi amici, fin dal primo momento in cui sono stato informato che il Santo Padre mi aveva destinato alla sede patriarcale di Venezia, ho provato un forte sentimento di trepidazione, ma anche una grande fiducia nel Signore; di tale stato d’animo desidero, in primo luogo, farvi parte. Tutti, infatti, - pastore e fedeli - siamo coinvolti nella scelta di Benedetto XVI. Il servizio nel difficile compito della presidenza ecclesiale richiede doti tali di prudenza, di saggezza, di cuore e d’intelletto che nessuno può pensare di possedere; per questo mi rivolgo a Voi chiedendo, fin d’ora, preghiera e aiuto.
Per la Chiesa che è a Venezia e il suo nuovo pastore inizia un tempo in cui ciascuno - per la sua parte - è chiamato ad affidarsi, con più libertà e più fede al Signore e al Suo piano provvidenziale che va sempre oltre quanto gli uomini possono immaginare; è il tempo in cui ciascuno, facendo meno conto su di sé, é chiamato ad aprirsi maggiormente, nella sua vita, al senso della paternità di Dio. E’ il tempo - se vogliamo - della comunione a priori, in cui, pastore e fedeli sono invitati, nella fede, a innalzare lo sguardo all’unico Maestro e Signore.

Sono mandato a voi - nella successione apostolica - come vostro Vescovo; non conto su particolari doti e doni personali, non vengo a voi con ricchezza di scienza e intelligenza ma col desiderio e il fermo proposito d’essere il primo servitore della nostra Chiesa che è in Venezia. Faccio mie le parole dell’apostolo Paolo che, nella seconda lettera ai Corinzi, scrive: «non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi» (2 Cor 1, 24). Il Vescovo, infatti, non è chiamato, innanzitutto, a portare qualcosa di suo, ma qualcosa che va oltre le sue personali capacità e risorse; in altre parole, la pienezza del sacerdozio di Cristo che - sul piano ministeriale - costituisce la Chiesa.
Sono conscio d’essere mandato a una Chiesa viva, ben presente sul territorio, a una Chiesa che sa esprimere con una fede capace di farsi cultura ma, soprattutto, a una Chiesa che ha una lunga storia scandita dalla santità, anche ordinaria, di molti suoi figli e figlie; una santità confermata, anche recentemente, dalle figure di alcuni suoi grandi pastori come Giuseppe Melchiorre Sarto - San Pio X -, Angelo Giuseppe Roncalli - Beato Giovanni XXIII -, Albino Luciani - Servo di Dio Giovanni Paolo I -. Una Chiesa che, nei suoi membri, può contare su molteplici risorse per dire, oggi, la bellezza di Gesù risorto, il vivente. E tale testimonianza, nella così detta società “liquida” - in cui le situazioni mutano prima di consolidarsi in abitudini e procedure -, è oltremodo urgente.

Il Vescovo è chiamato a servire nella presidenza e, proprio per non venir meno in tale compito sa che, come prima cosa, deve amare la sua Chiesa, perché solo chi ama vede bene ed è in grado di cogliere tutto nella logica del Vangelo. Vengo col desiderio di ascoltare, per capire e conoscere quanto lo Spirito vuol dire a questa Chiesa, nella logica sinodale del comune cammino delle diocesi del Triveneto verso Aquileia 2. Si tratta di molteplici strade e di un comune percorso guardando, con occhi nuovi, alle realtà ecclesiali e socio-culturali, per una nuova evangelizzazione, in dialogo con le culture del tempo, avendo come meta il bene comune. Tale convenire delle Chiese del Nordest s’inserisce nel più ampio orizzonte degli orientamenti pastorali della Chiesa che è in Italia; così a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, il più grande evento ecclesiale che ha segnato il XX secolo, siamo invitati a rinnovarci personalmente e comunitariamente in una fede capace di farsi cultura.
Il momento che stiamo vivendo deve caratterizzarsi per la comunione che nasce dalla fede nell’unico Signore; siamo chiamati a “narrare” - come Maria nel Magnificat - le grandi cose che Dio opera in noi.
Da quando sono stato messo a conoscenza della decisione del Santo Padre ho voluto idealmente aprire il mio cuore a tutta la città, all’intera diocesi, a ogni uomo e donna che il Signore mi vorrà fare incontrare nel servizio episcopale in mezzo a voi. Tutti porto nella preghiera e a tutti chiedo la carità della preghiera; in modo particolare la chiedo ai piccoli, ai malati, agli anziani, ai bambini, a coloro che Gesù, nel Vangelo, ci dice contano di più agli occhi del Padre celeste. Chiedo d’essere accolto come un fratello che, per un disegno della Provvidenza, è mandato a voi come padre, pur venendo da una regione lontana dalla vostra che ormai, però, avverto già come a me carissima.

A quanti, nelle differenti vocazioni e stati di vita, concorrono a formare il volto della Chiesa di Dio che è in Venezia, domando aiuto, collaborazione e assunzione di corresponsabilità; il Vescovo, infatti, che è garante dell’unità della Chiesa particolare - nella comunione col Vescovo di Roma - da solo non può fare nulla. Infine chiedo la collaborazione dei confratelli, insigniti del sacerdozio di secondo grado, che costituiscono il reale prolungamento del sacerdozio del Vescovo. Fra essi, in primis, mi rivolgo ai parroci, poi a quanti, a diverso titolo, esercitano il ministero nell’ambito della cultura - ricerca e insegnamento - e ai confratelli che, oggi, in un contesto sociale sempre più a rischio povertà, si misurano, quotidianamente, con tutte le tipologie dei bisogni dell’uomo. Conto anche sui diaconi e sul loro prezioso ministero: il servizio della carità che, sempre, nasce dall’altare e ad esso, sempre, ritorna. Ai consacrati e consacrate chiedo che, nella fedeltà al loro carisma specifico, esprimano il volto sinfonico della Chiesa, ne promuovano la crescita compiendone i lineamenti, in vista di una testimonianza pienamente evangelica, incarnata nell’oggi. Ai fedeli laici e alle aggregazioni laicali dico la mia fiducia e stima, guardo a loro come a una vera ricchezza per un’inculturazione della fede nel contesto di una vera e sana laicità, con particolare attenzione e promozione della realtà della famiglia, nella prospettiva del bene comune.

Nell’alveo e secondo la logica di una sana laicità guardo con attenzione allo Studium Generale Marcianum, polo pedagogico e accademico, strumento di formazione e di ricerca, affinché la nostra Chiesa sia in grado d’elaborare una proposta educativa radicata nell’impareggiabile e unica tradizione storica e civile di Venezia e, insieme, in dialogo costante con tutte le culture e gli uomini.
Ai carissimi giovani, con i quali sarebbe - fin d’ora - mio desiderio intrattenermi a lungo, mi limito a dire: voglio incontrarvi al più presto! Un pensiero di vicinanza amica e fraterna va a quanti appartengono alle differenti confessioni cristiane, alla comunità ebraica, ai credenti di altre religioni presenti nel territorio della diocesi. Infine il mio saluto rispettoso va agli uomini e alle donne non credenti, soprattutto a coloro che sono “in ricerca”, auspicando, per quanto possibile, un comune impegno per l’uomo; in una cultura sempre più individualista, profondamente segnata della tecno-scienza, appare discriminante la questione antropologica, vero “caso serio” per il presente e il futuro della nostra società.

Non posso chiudere questo saluto senza un ricordo del mio predecessore, il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, del Cardinale Marco Cè, Patriarca Emerito; un grazie riconoscente e particolarissimo all’Amministratore Apostolico, Monsignor Beniamino Pizziol per quanto sta facendo, con grande generosità, a servizio della Chiesa che è a Venezia. Agli eccellentissimi Vescovi della sede metropolitana patriarcale e agli eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta dico - nell’attesa d’incontrarli di persona - il mio intenso, fraterno affetto collegiale.
Al Sindaco, al Presidente della Provincia, al Presidente della Regione e a tutte le cariche istituzionali rivolgo il mio deferente saluto e assicuro impegno per una collaborazione leale, nella distinzione dei ruoli.
L’intercessione di San Marco Evangelista, del Proto Patriarca San Lorenzo Giustiniani, soprattutto la materna intercessione della Vergine Nicopeia ci ottengano, da Dio, la grazia di rispondere a quanto Egli si attende da ciascuno di noi.
In attesa d’incontrarVi, tutti benedico con affetto.


Tratto da GENTE VENETA, n.5/2012