QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE, ANTE OMNIA OPUS EST, UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM

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venerdì 14 dicembre 2012

Rorate Coeli desuper




Il ritornello è tratto dal libro di Isaia (45,8): "Stillate, cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia."
Cliccando qui sotto troverete il video che accompagna nel canto per essere imparato....
http://www.gloria.tv/?media=371630


Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.
Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.

1 Ne irascáris Dómine,
ne ultra memíneris iniquitátis:
ecce cívitas Sáncti fácta est desérta:
Síon desérta fácta est:
Jerúsalem desoláta est:
dómus sanctificatiónis túæ et glóriæ túæ,
ubi laudavérunt te pátres nóstri.

* Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.
Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.

2 Peccávimus, et fácti súmus tamquam immúndus nos,
et cecídimus quasi fólium univérsi:
et iniquitátes nóstræ quasi véntus abstulérunt nos:
abscondísti faciem túam a nóbis,
et allisísti nos in mánu iniquitátis nóstræ.

* Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.
Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.

3 Víde Dómine afflictiónem pópuli túi,
et mítte quem missúrus es:
emítte Agnum dominatórem térræ,
de Pétra desérti ad móntem fíliæ Síon:
ut áuferat ípse júgum captivitátis nóstræ.

* Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.
Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.

4 Consolámini, consolámini, pópule méus:
cito véniet sálus túa:
quare mæróre consúmeris,
quia innovávit te dólor?
Salvábo te, nóli timére,
égo enim sum Dóminus Déus túus,
Sánctus Israël, Redémptor túus.

* Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.
Roráte caéli désuper,
et núbes plúant jústum.

**************************
 Traduzione italiana

Stillate , o cieli, dall'alto,
E dalle nubi piova la giustizia.

Non adirarti, o Signore, non ricordarti più
dell'iniquità:
Ecco che la città del Santuario è divenuta deserta:
Sion è divenuta deserta: Gerusalemme è desolata:
La casa della tua santificazione e della tua gloria,
Dove i nostri padri Ti lodarono.

Stillate , o cieli, dall'alto,
E dalle nubi piova la giustizia.

Peccammo, e siamo divenuti come gli immondi,
E siamo caduti tutti come foglie:
E le nostre iniquità ci hanno dispersi come il vento:
Hai nascosto a noi la tua faccia,
E ci hai schiacciati per mano delle nostre iniquità.

Stillate , o cieli, dall'alto,
E dalle nubi piova la giustizia.

Guarda, o Signore, l'afflizione del tuo popolo,
E manda Colui che sei per mandare:
Manda l'Agnello dominatore della terra,
Dalla pietra del deserto al monte della figlia di Sion:
Affinché Egli tolga il giogo della nostra schiavitú.

Stillate , o cieli, dall'alto,
E dalle nubi piova la giustizia.

Consolati, consolati, o popolo mio:
Presto verrà la tua salvezza:
Perché ti consumi nella mestizia, mentre il dolore ti ha rinnovato?
Ti salverò, non temere,
Perché io sono il Signore Dio tuo,
il Santo d'Israele, il tuo Redentore

Stillate , o cieli, dall'alto,
E dalle nubi piova la giustizia.

venerdì 23 novembre 2012

Gloriamoci del Nostro Re




Predica del 28 ottobre 2012 di padre Konrad Festa di Cristo Re

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
    Essendo anche oggi la Festa patronale di questa chiesa, comincio con una parola su San Simone e San Giuda Taddeo. Sono gli apostoli e discepoli del Signore: il primo è San Simone Zelotes, il secondo è il cugino del Signore e che ha scritto l'Epistola cattolica di San Giuda. San Simone è l'apostolo di Mesopotamia, San Giuda Taddeo è l'apostolo dell'Egitto. Dopo i duri lavori in questi Paesi si sono incontrati in Persia dove hanno convertito innumerevoli pagani alla fede cattolica e hanno illustrato il Santissimo Nome di Gesù Cristo + con la loro dottrina, con i loro miracoli, e poi con il loro glorioso martirio.

   Ora ci soffermiamo sulla Festa di Cristo Re.
   Talvolta, qualcuno chiamerà la Chiesa "trionfalista", come se fosse una società mediocre, puramente umana, centrata su un mero uomo, una società che non abbia niente su cui gloriarsi: come se dovesse prendere un posto modesto vicino alle altre religioni e modestamente tacere.
   La realtà, però, carissimi amici, è ben diversa. La Chiesa è una società perfetta, animata dallo stesso Spirito Santo, il Santificatore; infallibile, tutta pura, l'immacolata Sposa di Cristo; e Cristo è Dio, l'unico Dio, il Figlio dell'uomo, come dice San Giovanni evangelista nell'Apocalisse: "... con occhi fiammeggianti come fuoco, la voce simile al fragore di grandi acque che nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio, il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Egli mi disse: - Non temere, io sono l'Alfa e l'Omega e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi" (Ap.1, 11-18).
   Nostro Signore Gesù Cristo + è Re dell'Universo, Pantocrator, sia da Dio sia da uomo in virtù dell'unione ipostatica tra la Sua divinità e la Sua umanità; è anche Re di tutti gli uomini in virtù della Sua passione e morte in Croce, tramite la quale ci ha redenti.

   La Santa Chiesa Cattolica non si vergogna, dunque, di Lui, Ché altrimenti si vergognerà di lei davanti a Suo Padre e ai Suoi Angeli (cfr Mc.8, 38); bensì esulta, soprattutto oggi sulla Festa di Cristo Re quando ricorda il Suo trionfo su Satana, sul peccato e sulla morte. Esulta per Lui ed esulta per se stessa perché sa con certezza assoluta che seguendo il Suo Re sul campo di battaglia di questo mondo, trionferà anche lei.

   Quaggiù facciamo parte della Chiesa militante, militante "contro i Principati e le Potestà come abbiamo visto la settimana scorsa, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti", e "ci gloriamo di combattere sotto il Vessillo di Cristo", nelle parole dell'ultima Preghiera di questa Santa Messa, per poter regnare con Lui dopo, come Chiesa trionfante in Cielo, per sempre.

   La parola "trionfalista" è una parola, carissimi amici, moderna, inventata da menti moderne per presentare come falso e male ciò che è vero e bene. La Chiesa ha sempre visto la nostra vita terrena come una lotta dura contro i nemici della nostra salvezza: il mondo, la carne, il diavolo, in collaborazione con Nostro Signore Gesù Cristo + il cui Nome sia sempre adorato, per poi partecipare con Lui alla Sua gloriosa vittoria. Questa è la visione della Chiesa, la visione che è da accettare da noi come pienamente cattolica.
   Gloriamoci dunque di combattere sotto i Vessilli di questo Re vestito di una Corona e di una Porpora ancor più gloriosa di quella di tutti i re che hanno mai vissuto su questa terra, essendo gli strumenti dell'opera del Suo divino amore.

   Gloriamoci del Nostro Re per cui saremo onorati di versare la nostra vita, come Lui ha versato la Sua per noi fino all'ultima goccia, e come l'hanno fatto i Suoi gloriosi Martiri San Simone e San Giuda Taddeo. Gloriamoci di seguirLo in questa vita non con l'arroganza e la superbia, bensì nella profondissima umiltà, portando la nostra croce dietro a Lui, consapevoli solo della Sua infinita Maestà e della nostra iniquità che l'ha messo in Croce. E seguendoLo così nell'umiltà, rinnegandoci e portando la nostra croce, vinceremo nella battaglia contro i nostri nemici, e trionferemo e regneremo poi con Lui per sempre nella gloria della Patria Celeste.
                     Amen.
                     In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

Sia lodato Gesù Cristo +



sabato 10 novembre 2012

nuove omelie di Padre Konrad : L'anno della fede.

Carissimi lettori.

E' ora disponibile sul sito : http://venezia.fssp.it/pages/intro.php il ciclo di omelie di Padre Konrad dedicato all'anno della fede.

ringraziamo di cuore LD Caterina per il prezioso lavoro svolto.

giovedì 1 novembre 2012

Media Vita in morte sumus



Media vita in morte sumus
Quem quærimus adjutorem nisi te, Domine?
Qui pro peccatis nostris juste irasceris
Sancte Deus, Sancte fortis, Sancte et misericors Salvator,
Amaræ morti ne tradas nos.

In Te speraverunt Patres nostri,

speraverunt et liberasti eos.
Sancte Deus, Sancte fortis, Sancte et misericors Salvator,
Amaræ morti ne tradas nos.

Ad Te clamaverunt Patres nostri,

clamaverunt et non sunt confusi.
Sancte Deus, Sancte fortis, Sancte et misericors Salvator,
Amaræ morti ne tradas nos.

Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto:

Sancte Deus, Sancte fortis, Sancte et misericors Salvator,
Amaræ morti ne tradas nos.


**************
traduzione

Il mezzo alla vita siamo nella morte
Da chi dobbiamo cercare soccorso se non da Te, o Signore?
Che per i nostri peccati, giustamente sei contrariato.
Santo Dio, Santo Forte, o Santo e misericordioso Salvatore,
Non ci dare una morte amara.

In Te i nostri Padri hanno sperato,
e sperando li hai liberati.
Santo Dio, Santo Forte, o Santo e misericordioso Salvatore,
Non ci dare una morte amara.

A Te hanno invocato, i nostri Padri
invocarono, e non rimasero delusi.
Santo Dio, Santo Forte, o Santo e misericordioso Salvatore,
Non ci dare una morte amara.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo:
Santo Dio, Santo Forte, o Santo e misericordioso Salvatore,
Non ci dare una morte amara.



************* 




- Canto Preghiera Karaoke Media Vita in morte sumus

Cari amici,
dopo avervi offerto la Catechesi del Papa sulla Commemorazione dei Defunti,
http://www.gloria.tv/?media=211479


e il canto Preghiera in formato Karaoke della Sequenza per i Defunti, il famoso Dies Irae
http://www.gloria.tv/?media=211801


 
vi offriamo ora un altro canto commovente che ci invita ad avere attenzione sulla nostra sorte e a ricordarci dei nostri amati Defunti, delle Anime del Purgatorio.

Media Vita in morte sumus
http://www.gloria.tv/?media=354265



giovedì 18 ottobre 2012

Il Catechismo S.Pio X compie 100 anni

I cento anni del Catechismo di san Pio X

sanpiox

Il 18 ottobre del 1912 il santo Papa approvò la nuova edizione del Catechismo della dottrina cattolica, prescritta a tutta la provincia ecclesiastica di Roma

di Giuseppe Adernò

ROMA, giovedì, 18 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Sono trascorsi cento anni dalla pubblicazione del primo catechismo che porta il nome di San Pio X, formidabile impresa editoriale, straordinario sussidio contro l’ignoranza religiosa, strumento di educazione e di dottrina che ha accompagnato per i sentieri della fede intere generazioni , attuale anche oggi, in riposta al sempre dilagante relativismo che spadroneggia in ogni dove, lasciando mano libera al “fai da te” anche nei confronti della religione.

Era il 18 ottobre del 1912 quando il santo Papa Pio X (1813-1914) approvò la nuova edizione del Catechismo della dottrina cattolica, prescritta a tutta la provincia ecclesiastica di Roma, scrivendo: «Fin dai primordi del nostro Pontificato rivolgemmo la massima cura all’istruzione religiosa del popolo cristiano e in particolare dei fanciulli, persuasi che gran parte dei mali che affliggono la Chiesa provengono dall’ignoranza della sua dottrina e delle sue leggi».

In un’intervista al settimanale “30 Giorni” nel 2003, l’allora cardinale Ratzinger, oggi Benedetto XVI ha dichiarato che: «La fede come tale è sempre identica. Quindi anche il Catechismo di san Pio X conserva sempre il suo valore. (…) questo non esclude che ci possano essere persone o gruppi di persone che si sentano più a loro agio col Catechismo di san Pio X. che può essere considerato una perfetta sintesi della dottrina cattolica che il Santo Padre Pio X fece realizzare, rielaborando un testo che egli, aveva già scritto, quando era Vescovo di Mantova.

Da catechista e da giovane parroco aveva ben compreso la ragione e l’importanza dell’insegnamento della dottrina: la prima pietra per edificare la dimora cristiana di ciascuna anima. Se la dimora non ha fondamenta la Fede diventa puro sentimento religioso e le scelte di vita sono spesso slegate dai principi della Chiesa, operando senza regole e senza punti fermi di riferimento.

Nella nota introduttiva del “catechismo minimo” si legge inoltre che “i genitori e i padroni (datori di lavoro) sono obbligati a procurare che i loro figli o dipendenti imparino la Dottrina cristiana e se trascurano tale obbligo si rendono colpevoli davanti a Dio”

Il senso di obbligo ed il connesso “rendersi colpevoli davanti a Dio” manifesta chiaramente la ferma volontà nel portare avanti un progetto di educazione cristiana che non doveva escludere nessuno e che per i poveri e gli operai costituiva la prima occasione di incontro con la fede e con la formazione religiosa, capace di dare senso e risposta alla propria vita

L’imponente lavoro venne realizzato con l’ausilio di una Commissione per assicurare, con espressioni linguistiche appropriate, la facilità di comprensione, nonostante la profonda consistenza dei concetti espressi. Il metodo adottato fu quello della formulazione di singole domande brevi con relative risposte incisive ed essenziali
Nel 1930 fu elaborata inoltre un’edizione ridotta, indirizzata ai bambini e ai ragazzi che conteneva un numero inferiore di domande e risposte che nei corsi di catechismo venivano fatte imparare proprio a memoria con l’obiettivo che rimanesse impressa la dottrina, senza dubbi o confusioni di sorta. Questa architettura sintetica, chiara ed immediata, ha prodotto eccellenti risultati nelle generazioni di italiani che a questa scuola si sono formati.

Dopo il Concilio Vaticano II, il Catechismo di san Pio X cadde generalmente in disuso e a partire dagli anni Settanta fu progressivamente abbandonato. (veramente fu abusivamente vietato....nota mia)

Il Catechismo di san Pio X potrà avere anche in futuro degli amici “si legge nell’articolo del cardinale Ratzinger (2003) e nell’Anno della fede che celebra il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticani II e il ventennale del Catechismo della Chiesa cattolica non si può dimenticare il primo centenario del Catechismo di San Pio X, libro “mastro” e guida del catechista che, come scriveva il beato Giacomo Alberione, fondatore della Compagnia di San Paolo, dovrebbe possedere le seguenti abilità e competenze: “essere pio, istruito, esemplare; conoscere bene ciò che deve insegnare e possedere delle qualità nel il modo d’insegnare; saper organizzare la sua classe e le classi di catechismo, luogo di studio e di apprendimento, ma soprattutto deve amare le anime e non risparmiare nulla per esse (…) operando così un grande bene tra la gioventù e gli adulti, nonostante tutte le accresciute difficoltà di oggi, che sono realmente tante e gravi».

“Per i suoi effetti benefici sui bambini e su tutti i cattolici, il valore storico e culturale del Catechismo di San Pio X non è quantificabile e come tutti i capolavori che la Chiesa dona ai suoi figli, non conosce né crepe, né stagioni, ha scritto Cristina Siccardi, ed in questo Anno della fede ritorna di grande attualità il messaggio del Catechismo di San Pio X per meglio comprendere la fede in Dio che è “l’Essere perfettissimo, creatore del cielo e della terra” e per vivere secondo Dio dobbiamo “credere le verità rivelate da Lui e osservare i suoi comandamenti, con l’aiuto della sua grazia che si ottiene mediante i sacramenti e l’orazione”

Sono queste le formule di risposta alle domande guida del Catechismo e sono sempre attuali in ogni tempo, essenziali, sintetiche e vere.
A tutti noi il compito di ripassarle, esercitando la memoria e per le nuove generazioni occorrerà forse una nuova metodologia telematica ed elettronica per far apprendere tali principi basilari. Ben vengano i nuovi metodi e gli strumenti tecnologici, purché resti sempre salda la “dottrina”.
 
 

sabato 6 ottobre 2012

Anno della Fede con Maria Santissima

Cari fratelli e sorelle,
anche questa piccola "oasi" nel grande oceano di internet, si sta preparando per vivere degnamente questo Anno propizio e di grazia che la santa Chiesa, per mezzo dell'adorabile Divin Maestro e Sposo, nostro Signore Gesù Cristo + ci ha offerto.

Il nostro caro Padre Konrad sta preparando per l'occasione una serie di catechesi che saranno offerte in un apposito spazio di cui vi daremo poi riferimento.

Nell'attesa invitiamo tutti a raccogliere la Consacrazione a Maria che tanti Santi ci hanno insegnato, così come lo stesso Sommo Pontefice ha fatto il 4 ottobre scorso, recandosi a Loreto, per affidare alla Vergine Santissima, l'Anno della Fede e il Sinodo oramai prossimi.

PAROLE DEL SANTO PADRE ALLA RECITA DELL'ANGELUS
Santa Messa apertura Sinodo Nuova Evangelizzazione per la professione della Fede Cattolica
7.10.2012


Cari fratelli e sorelle,

ci rivolgiamo ora in preghiera a Maria Santissima, che oggi veneriamo quale Regina del Santo Rosario. In questo momento, nel Santuario di Pompei, viene elevata la tradizionale «Supplica», a cui si uniscono innumerevoli persone nel mondo intero.
Mentre anche noi ci associamo spiritualmente a tale corale invocazione, vorrei proporre a tutti di valorizzare la preghiera del Rosario nel prossimo Anno della fede.

Con il Rosario, infatti, ci lasciamo guidare da Maria, modello di fede, nella meditazione dei misteri di Cristo, e giorno dopo giorno siamo aiutati ad assimilare il Vangelo, così che dia forma a tutta la nostra vita. Pertanto, nella scia dei miei Predecessori, in particolare del Beato Giovanni Paolo II che dieci anni fa ci diede la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, invito a pregare il Rosario personalmente, in famiglia e in comunità, ponendoci alla scuola di Maria, che ci conduce a Cristo, centro vivo della nostra fede.
 


 


Coloro che più di tutti hanno capito, amato e venerato il Rosario come «dono di Maria» sono stati i Santi.
Nel corso di questi otto secoli, essi hanno amato il Rosario con amore di vera predilezione, collocandolo al posto d'onore accanto al Tabernacolo e al Crocifisso, accanto al Messale e al Breviario.


Troviamo il S. Rosario sul tavolo di lavoro di Dottori della Chiesa come S. Lorenzo da Brindisi, S. Pietro Canisio, S. Roberto Bellarmino, S. Teresa di Gesù, S. Francesco di Sales, S. Alfonso M. de' Liguori.
 Lo troviamo fra le mani di apostoli ardenti come S. Carlo Borromeo, S. Filippo Neri, S. Francesco Saverio, S. Luigi Grignion de Montfort, e tanti altri; lo troviamo al collo di Fondatori come S. Ignazio di Loyola e S. Camillo de Lellis; di Sacerdoti come il S. Curato d'Ars e S. Giuseppe Cafasso; di Suore come S. Margherita, S. Bernardetta, S. Maria Bertilla; di giovani come S. Stanislao Kostka, San Giovanni Berchmans e S. Gabriele dell'Addolorata.
Da S. Domenico a S. Maria Goretti, da S. Caterina a S. Massimiliano M. Kolbe, ai Servi di Dio Giacomino Gaglione, P. Pio da Pietrelcina, Don Dolindo Ruotolo, è stata una gloriosa teoria di eletti che hanno fatto della corona benedetta un'arma di conquista, una scala di ascensioni, una ghirlanda d'amore, una catena di meriti, una collana di grazie per sé e per gli altri.

Se vogliamo amare il Rosario nel modo più puro e più gradito alla Madonna, dobbiamo andare alla scuola dei Santi, che sono i figli prediletti della Madonna. Essi hanno amato tanto il Rosario ed essi ci assicurano, con S. Teresina, che «non c'è preghiera più gradita a Dio del Rosario».

( da IL SANTO ROSARIO E I SANTI  di P. Stefano M. Manelli Fondatore dei Frati dell'Immacolata di san Padre Kolbe)
Casa Mariana Madonna del Buon Consiglio  - 83040 Frigento (AV) 

giovedì 13 settembre 2012

Esaltazione della Croce e Maria Addolorata


Dalla Liturgia delle Ore, per la Festa della Esaltazione della Croce, Preghiamo e facciamo RUMINATIO, ossia meditazione...

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant'Andrea di Creta, vescovo
(Disc. 10 sull'Esaltazione della santa croce; PG 97, 1018-1019. 1022-1023).

La croce è gloria ed esaltazione di Cristo

Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.

Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell'albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l'inferno non sarebbe stato spogliato.

È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l'universo.

La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e subito lo glorificherà » (Gv 13,31-32).
E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12,28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: «Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.

Responsorio   
R. Croce gloriosa, dai tuoi rami pendeva il prezzo della nostra libertà; * per mezzo tuo il mondo è redento con il sangue del Signore.
V. Salve, croce, consacrata dal corpo di Cristo; le sue membra su di te risplendono come gemme;
R. per mezzo tuo il mondo è redento con il sangue del Signore.


Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, * tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim * incessábili voce proclámant:

Sanctus, * Sanctus, * Sanctus * Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuæ.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.

Te per orbem terrárum * sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.

Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Fílius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, * non horruísti Vírginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, * aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.

Te ergo quæsumus, tuis fámulis súbveni, * quos pretióso sánguine redemísti.
Aetérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.
Salvum fac pópulum tuum, Dómine, * et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum.
Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, * et in sæculum sæculi.

Dignáre, Dómine, die isto * sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, * quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: * non confúndar in ætérnum








Il santo Padre Benedetto XVI, ha ricordato in questi anni  la festa dell’Esaltazione della Santa Croce e il giorno seguente la Madonna Addolorata con queste parole:

“Cari amici, domani celebreremo la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, e il giorno seguente la Madonna Addolorata.La Vergine Maria, che credette alla Parola del Signore, non perse la sua fede in Dio quando vide il suo Figlio respinto, oltraggiato e messo in croce. Rimase piuttosto accanto a Gesù, soffrendo e pregando, fino alla fine. E vide l’alba radiosa della sua Risurrezione. Impariamo da Lei a testimoniare la nostra fede con una vita di umile servizio, pronti a pagare di persona per rimanere fedeli al Vangelo della carità e della verità, certi che nulla va perso di quanto facciamo”. (Angelus 14.9.2009)
Una ricorrenza, ha detto il Papa all’Angelus, che ci spinge a “testimoniare la nostra fede con una vita di umile servizio, pronti a pagare di persona per rimanere fedeli al Vangelo della carità e della verità”.

Ripercorriamo alcuni insegnamenti di Benedetto XVI sulla centralità della Croce nella vita di ogni cristiano:

“Il segno della Croce è in qualche modo la sintesi della nostra fede perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che, nel mondo, c’è un amore più forte della morte”
 “Per essere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso!”, esortava Sant’Agostino.
La Chiesa, afferma il Pontefice, ci invita “ad elevare con fierezza questa Croce gloriosa affinché il mondo possa vedere fin dove è arrivato l’amore del Crocifisso per gli uomini”, il segno della Croce è “il gesto fondamentale della preghiera del cristiano”:
 “Segnare se stessi con il segno della Croce è pronunciare un sì visibile e pubblico a Colui che è morto per noi e che è risorto, al Dio che nell’umiltà e debolezza del suo amore è l’Onnipotente, più forte di tutta la potenza e l’intelligenza del mondo” (Angelus, 11 settembre 2005).

“Quale mirabile cosa è mai il possedere la Croce! Chi la possiede, possiede un tesoro”, affermava Sant’Andrea di Creta. Eppure, per il mondo la Croce è scandalo, un patibolo infamante. Ma, spiega il Papa, i cristiani “non esaltano una qualsiasi croce, ma quella Croce che Gesù ha santificato con il suo sacrificio, frutto e testimonianza di un immenso amore”:
 “Cristo sulla Croce ha versato tutto il suo sangue per liberare l'umanità dalla schiavitù del peccato e della morte. Perciò, da segno di maledizione, la Croce è stata trasformata in segno di benedizione, da simbolo di morte in simbolo per eccellenza dell'Amore che vince l'odio e la violenza e genera la vita immortale” (Angelus, 17 settembre 2006).

Benedetto XVI sottolinea inoltre il legame indissolubile tra la celebrazione eucaristica e il mistero della Croce, binomio ribadito nell’Esortazione post-sinodale “Sacramentum Caritatis”:
“L’Eucaristia è mistero di morte e di gloria come la Croce, che non è un incidente di percorso, ma il passaggio attraverso cui Cristo è entrato nella sua gloria (cfr Lc 24,26) e ha riconciliato l’umanità intera, sconfiggendo ogni inimicizia”. (Angelus, 11 settembre 2005)

“Maria, presente sul Calvario presso la Croce – sottolinea Benedetto XVI – è ugualmente presente, con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre celebrazioni eucaristiche”. Per questo, nessuno meglio di Maria può “insegnarci a comprendere e vivere con fede e amore la Santa Messa”:
 “Quando riceviamo la santa Comunione anche noi, come Maria e a lei uniti, ci stringiamo al legno, che Gesù col suo amore ha trasformato in strumento di salvezza, e pronunciamo il nostro 'Amen', il nostro 'sì' all’Amore crocifisso e risorto”. (Angelus, 11 settembre 2005)

Ecco perché alla Festa dell’Esaltazione della Santa Croce è strettamente legata la memoria liturgica della Madonna Addolorata che si celebra il giorno dopo. “Il suo dolore forma un tutt’uno con quello del Figlio”, ma - afferma il Papa -, è “un dolore pieno di fede e di amore”. Sul Calvario, infatti, la Vergine partecipa alla potenza salvifica del dolore di Cristo, “congiungendo il suo ‘fiat’, il suo ‘sì’ a quello del Figlio”:
 “Spiritualmente uniti alla Madonna Addolorata, rinnoviamo anche noi il nostro ‘sì’ al Dio che ha scelto la via della Croce per salvarci. Si tratta di un grande mistero che è ancora in atto, fino alla fine del mondo, e che chiede anche la nostra collaborazione. Ci aiuti Maria a prendere ogni giorno la nostra croce e a seguire fedelmente Gesù sulla via dell'obbedienza, del sacrificio e dell'amore”. (Angelus, 17 settembre 2006)


Seconda Lettura dalla Liturgia delle Ore Festa della Beata Vergine Addolorata

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate (Disc. nella domenica fra l'ottava dell'Assunzione 14-15; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 273-274)

La Madre di Gesù stava presso la croce

Il martirio della Vergine viene celebrato tanto nella profezia di Simeone, quanto nella storia stessa della passione del Signore. Egli è posto, dice del bambino Gesù il santo vegliardo, quale segno di contraddizione, e una spada, dice poi rivolgendosi a Maria, trapasserà la tua stessa anima (cfr. Lc 2,34-35)

Una spada ha trapassato veramente la tua anima, o santa Madre nostra! Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l'anima della Madre. Certamente dopo che il tuo Gesù, che era di tutti, ma specialmente tuo, era spirato, la lancia crudele non poté arrivare alla sua anima.

Quando, infatti, non rispettando neppure la sua morte, gli aprì il costato, ormai non poteva più recare alcun danno al Figlio tuo. Ma a te sì. A te trapassò l'anima. L'anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell'intensità, le sofferenze fisiche del martirio.

Non fu forse per te più che una spada quella parola che davvero trapassò l'anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto infatti: «Donna, ecco il tuo figlio» (Gv 19,26). Quale scambio! Ti viene dato Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del maestro, il figlio di Zebedeo al posto del Figlio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero. Come l'ascolto di queste parole non avrebbe trapassato la tua anima tanto sensibile, quando il solo ricordo riesce a spezzare anche i nostri cuori, che pure sono di pietra e di ferro?

Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria è stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d'aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa è stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei suoi umili devoti.

Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza è il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Figlio, più che del dolore del Figlio stesso di Maria? Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l'amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l'amore, al quale dopo quello di Cristo nessun altro amore si può paragonare.

Responsorio Cfr. Lc 23, 33; Gv 19, 25; Lc 2, 35
R. Quando giunsero sull'altura del Calvario, lo crocifissero. * Presso la croce di Gesù stava sua madre.
V. La spada del dolore trafisse la sua anima.
R. Presso la croce di Gesù stava sua madre.

Orazione
O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla croce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa' che la tua santa Chiesa, associata con lei alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.